venerdì 18 luglio 2014

Rotolo alle fragole senza glutine per festeggiare la zia Sandra

rotolo alle fragole
Oggi siamo in trasferta.

Andiamo a vedere la laurea della zia Sandra.

La zia Sandra è una donna meravigliosa.
Intanto è bellissima, uno splendore di quarantenne (più o meno).

E poi è di quelle zie simpatiche, che ci sanno fare con i bambini, che fanno mille cose, spiritose, dolce e disponibili, che accolgono me, la cognata, come una sorella.

La zia Sandra è la zia Sandra. 

Negli ultimi anni si è fatta un paiolo tanto, e prima si è presa la maturità con il serale, e nel mentre lavorava, lei, mica stava a girarsi i pollici.

Poi ci ha preso gusto, e ha fatto pure l'università. Oggi si laurea, e va festeggiata.

E dato che è golosa, le dedichiamo questo rotolo, che è facile facile, ma buonissimo.
È perfetto per il pranzo della domenica, vi farà fare una splendida figura. Con poco sforzo.

Si, magari è un po' smargiasso, con tutta quella panna e quelle fragole così colorate e invitanti, ma mica ci si laurea tutti i giorni... Ci vuole qualcosa di esagerato!

Ne approfitto per ricordarvi il concorso organizzato  da Gluten Free Travel & Living, della cui redazione sono onorata di far parte, insieme a Pasta Garofalo.

Seconda stella a destra - Gluten Free Travel and Living

Un contest in cui potete raccontarci le emozioni che vi suscitano i vostri luoghi del cuore.
Lo potete fare con una foto, con un video, con un'immagine.
Non è un contest da foodblogger, non si cucina.
Siamo d'estate, fa caldo, si viaggia, ci si laurea...

Per saperne di più, su Gluten Free Travel & Living.
 
Ed  ora, questa goduriosa ricetta per festeggiare la zia Sandra!


rotolo alle fragole


Rotolo alle fragole
Ingredienti
Per il biscuit
  • 100 g di mix per dolci lievitati (70 g di farina finissima di riso, 15 g di fecola di patate, 15 g di amido di tapioca) (¶)
  • 80 g di zucchero semolato 
  • 20 g di miele di acacia
  • 4 uova
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • burro per la placca
  • farina di riso per la placca (¶)
Per la farcia
  • 250 g di fragole
  • 250 g di panna da montare
  • 50 g di zucchero a velo (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo(¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o presentare la scritta SENZA GLUTINE sulla confezione.

Preparazione
Preparate il biscuit
Rivestite una placca per dolci con un foglio di carta forno imburrato e spolverato con farina di riso.
Separate i tuorli dagli albumi.
Montate i tuorli con lo zucchero, il miele e mezzo cucchiaino di succo di limone, finché “scrivono”, e gli albumi a neve ben ferma, aggiungendo sempre mezzo cucchiaino di succo di limone.
Incorporate la meringa alla montata di tuorli e zucchero, una cucchiaiata alla volta, mescolando delicatamente dal basso in alto, e unite per ultimo il mix per dolci lievitati setacciati, anche questo mescolando delicatamente dal basso in alto.

Aiutandovi con una spatola versate il composto sulla placca, cercando di renderlo di spessore più uniforme possibile.

Fate cuocere a metà altezza nel forno preriscaldato a 180° C per 12 minuti.
 
E ora farcitelo! 
Quando il biscuit è pronto, sfornatelo sopra un canovaccio umido strizzato molto bene e arrotolatelo immediatamente con la sua carta forno, lasciandolo così un quarto d'ora, quindi stendetelo di nuovo, staccate delicatamente la carta forno, e arrotolatelo di nuovo nel canovaccio rimettendo la carta forno finché non si è completamente raffreddato.
Quando il rotolo è completamente raffreddato montate la panna a neve ben ferma unendo all'ultimo lo zucchero a velo.
Mondate le fragole e asciugatele tamponando con carta da cucina. Tenetene da parte alcune intere per la decorazione finale mentre le altre le tagliate a metà.
Srotolate il biscuit, spalmateci la panna montata (tranne mezza tazza che terrete per la finitura del dolce), e sopra sistemate ordinatamente le mezze fragole.
Arrotolatelo di nuovo in un canovaccio pulito e asciutto e tenetelo in frigo fino al momento di servire.
Per servirlo, tolto il canovaccio, sistematelo su un piatto da portata, mettete la panna rimasta in un sac à poche e decorate il rotolo con la panna e le fragole.
Va servito tagliato a fette di circa 1 cm di spessore.


Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day

una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living.


I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living 


giovedì 17 luglio 2014

Insalata da Tiffany: perché #questoepiubello


Siamo al secondo. Dei libri dell'MTChallenge intendo. Ed è più bello del primo, anche se sembra impossibile.
In pieno stile Belle Epoque, con tutta l'ironica eleganza che solo una vera signora come la Van Pelt può tirare fuori


con dei favolosi disegni della Mai, è un libro che vi lascerà a bocca aperta.



Aprono il volume 41 ricette di "insalate da Tiffany", ossia le insalate pensate non come contorni o piatti veloci, ma come vere e proprie protagoniste delle nostre tavole, secondo la moda inaugurata da Escoffier &Co al tempo della nascita dell'alta ristorazione. 
Seguono poi 53 "pezzi facili", vale a dire insalate nel senso più classico del termine. 
Le prime sono tutte ambientate nella Belle Epoque, con pezzi d'epoca originali e preziosissimi, le seconde hanno una grafica assolutamente contemporanea, con le strepitosas illustrazionas espanolas della Mai. 
In mezzo, ci sono tutti i condimenti immaginabili: emusioni stabili e instabili, aceti, olii, sali aromatizzati, citronette, vinaigrette, maionesi e tutto quanto serve per condire l'insalata in modo da renderla originale e sempre diversa.  
Insomma, tutto un gòdere, tanto per changer, col solito stile unico e inimitabile, che ogni volta diventa più unico, un metro avanti a tutto il resto. 
... Perché Mme La Président, quando fa le cose, ci lascia sempre di stucco. 

A questo punto posso dirvi una cosa sola: accatatevillo!

Insalata da Tiffany
A cura di Alessandra Gennaro
Sagep editori
Collana: I libri dell'mtc
Fotografie: Paolo Picciotto
Illustrazioni: Mai Esteve
Impaginazione: Barbara Ottonello
Editor: Fabrizio Fazzari
Prezzo 18 euro


Per inciso, anche questa volta c'è pure una mia ricetta, la Presque une salad niçoise, oltre a tantissime altre ben più valide.
Se non ci credete guardate l'indice, a pag.24 :-)


Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri, un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

lunedì 14 luglio 2014

Madeleine senza glutine e #secondastellaadestra

Pane bianco comune con farina Dallagiovanna

Il sole si stacca dall'orizzonte e famiglia.
 
Ci vuole un bel coraggio a pubblicare una foto come questa, dove sfoggio una silhouette non proprio filiforme.

Eppure questa foto la amo.
Siamo noi quattro.
(Grazie alla zia Sandra per essere venuta con noi l'estate scorsa, altrimenti non avremmo nessuna foto tutti insieme delle nostre albe)

Da parecchi anni ormai un giorno d'estate io, mio marito e i bambini, che presto dovrò abituarmi a chiamare i ragazzi, andiamo a vedere l'alba.

Andiamo sempre nello stesso posto, e aspettiamo che sorga il sole.
Ormai abbiamo imparato che si può prendersela comoda, che dalle prime luci dell'alba al fatidico momento in cui quella strisciolina rossa fa capolino dietro l'orizzonte ci vuole un sacco di tempo. Il primo anno non ci passava più... E aspetta... E aspetta... Adesso siamo diventati più esperti :-)

È una cosa nata per caso, quando i bambini-che-devo-imparare-a-chiamare-ragazzi erano ancora piccoli, ci venne questa folle idea, ci è piaciuta e la rifacciamo tutte le estati.

È un modo per dirci tante cose che spesso in una famiglia non ci si dicono, presi come siamo dai mille impegni quotidiani. E ci diremo sempre meno, con i bambini che diventano ragazzi e sempre più assumono quel mood malmostoso che caratterizza la permanenza in famiglia degli adolescenti.

Io spero che ci andremo ancora per molti anni, a vedere l'alba tutti insieme.

Con questa foto partecipo, fuori concorso, al concorso Seconda stella a destra di Gluten Free Travel & Living.

Per saperne di più

Seconda stella a destra - Gluten Free Travel and Living

Ma una ricetta, c'è o non c'è in questo post?

Certo che c'è, non poteva che esserci QUESTA ricetta.

Anche ae il posto della foto non è Balbec né tantomeno Combray.

Forse non è una ricetta molto estiva, ma visto il clima di questi giorni ci può stare eccome.


madeleine

Madeleine senza glutine  
(da una ricetta di Lenôtre rivisitata)
Ingredienti
(Per 16 madeleine)
    • 100 g di mix per dolci lievitati (70 g di farina di riso, 15 g di fecola di patate, 15 g di amido tapioca) (¶)
    • 90 g di zucchero
    • 70 g di burro
    • 10 g di miele di acacia
    • 2 uova
    • la scorza di mezzo limone non trattato
    • una stecca di vaniglia
    • 4 g di lievito per dolci (¶)
    • 1 pizzico di sale
    • burro per gli stampini
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

    Procedimento
    Sciogliete il burro nel microonde a bassa potenza e fatelo raffreddare, mescolandolo, finché diventa della consistenza “a pomata”.
    Setacciare il mix per dolci lievitati con il lievito.
    Montate con le fruste elettriche le uova con lo zucchero e il miele finché non raddoppiano di volume e non diventano una massa gonfia e spumosa.
    Unite il mix per dolci lievitati e il lievito, setacciandoli di nuovo, mescolando delicatamente dall'alto in basso con una spatola, per non smontare la montata di uova e zucchero.
    Incorporate per ultimi il burro pomata, la scorza di limone grattata e i semini della stecca di vaniglia.
    Mettete l'impasto in frigorifero per almeno due ore.
    Questo è un passaggio indispensabile per ottenere la gobbetta tipica delle madeleine: sarà proprio lo chock termico fra l'impasto freddo e il forno caldissimo in cui verranno cotte a far lievitare velocemente l'impasto sviluppandolo in altezza. 

    Preriscaldate il forno a 230 °C.
    Versate l'impasto freddo negli appositi stampini da madeleine che avrete precedentemente spennellato di burro fuso (se usate quelli di silicone non è indispensabile imburrarli) e infornatele a metà altezza.
    Dopo quattro minuti abbassate il forno a 190 °C e cuocetele ancora per 6 minuti.

    Toglietele dal forno e dagli stampini e fatele raffreddare su una gratella per dolci.
    Vanno mangiate ancora leggermente tiepide, ovviamente con il té, comunque sono buone anche una volta completamente raffreddate.

    venerdì 11 luglio 2014

    Cocadas, ovvero biscotti al cocco naturalmente senza glutine


    Due anni fa avevo pubblicato i coconut macaroons, ricetta che avevo visto da Manu e dall'Araba: sono in realtà un classico della pasticceria anglosassone, e vengono fatti ovunque, dall'Australia agli Stati Uniti.
    La traduzione di macaroons è semplicemente amaretti, in effetti il procedimento è lo stesso degli amaretti, solo che al posto della farina di mandorle c'è il cocco.

    Poi, sfogliando il mio vecchio quaderno di ricette, quello cartaceo che sarebbe bene riprendessi in mano più spesso, è pieno di cose interessanti molte delle quali ancora da rifare in versione senza glutine (ma mi sto mettendo avanti, eccome se mi sto mettendo avanti!) trovo dei "biscotti al cocco della Checca". Ah! Saranno gli stessi. Sì e no. Gli ingredienti, e pure le dosi coincidono, ma il procedimento è un po' diverso.
    Mi incuriosisco, cerco, mi documento.
    Vien fuori che questo metodo è quello adottato in Sud America, dove questi biscottini, e mi sembra giusto, visto l'ingrediente, vanno per la maggiore. Cocadas, si chiamano.
    In pratica sempre di albume, zucchero e cocco si tratta, però prima di tutto si usa il cocco grattugiato fresco e non quello essiccato, e sicuramente il sapore e il profumo ci guadagnano parecchio, e poi zucchero e albumi vengono parzialmente montati a caldo. Una specie di meringa svizzera ma senza arriva in fondo.
    Una meringa svizzera interrupta (si lo so, è un po' volgarotta, ma qui non ci legge nessuno, siamo tutti maggiorenni)...

    Proviamo a farli. Anzi, sai i' cche? Li provo tutti e due, così facciamo un confronto.

    Le cocadas hanno vinto. Sono più chewy, somigliano un po' alla pavlova, e in fondo ci sta. In effetti in alcune ricette ho trovato pure un paio di cucchiaini di amido di mais, ma qui non ce li ho messi.

    Se si osserva la foto... La foto! Mi ha fatto ingrullire, ne avrò fatte quarante, tutte sfuocate! Tutti bianchi e brignoccolosi l'autofocus andava nei pazzi, e in manuale, che una volta mi veniva così bene, adesso che sono miope ma oramai anche presbite, e non ho ancora imparato ad usare gli occhiali multifocali, vado nei pazzi io.
    Insomma, se osservata la foto la vedete, malgrado lo sfocamento, la differenza. I cocadas sono più lucidi e omogenei dei coconut macaroons.

    Che poi alla fine era una cosa che mi è presa così, che sono buoni tutti e due.

    E poi si avvicina la finale del mondiale, almeno un dolcetto sud-americano lo vorrete su questo blog, o no?

    E domani sera per chi tifiamo? Forza Argentina! 




    Cocadas
    Ingredienti
    (per una ventina di biscottini)
    • 80 g di cocco grattugiato fresco (io cocco rapé, purtroppo) (¶)
    • 70 g di zucchero semolato 
    • 1 albume
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo(¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
    Preparazione
    Preriscaldate il forno a 160 ° C. 
    In un pentolino mescolate lo zucchero con l'albume e mettetelo sul fuoco a bagnomaria, sempre mescolando con una frustina; mescola che ti rimescola, a un certo punto vi troverete davanti un composto morbido e bianco, è la meringa che comincia a montare.
    E allora così, sul più bello, togliete dal fuoco.

    Ma che storia è questa?!?!?!
    Ci si stava divertendo?!?
     No, è che io ho fretta, voglio provare a farle, queste cocadas...

    Insomma, buttateci dentro il cocco grattugiato, mescolate e aiutandovi con due cucchiaini fate dei mucchietti su una placca per dolci rivestita con carta forno, infornate e fate cuocere per una ventina di minuti: devono diventare dorati solo il bordo e le punte, il resto dovrà restare bianco candido.

    Togliete dal forno, aspettate che raffreddino un po', e poi metteteli su una gratella per dolci a raffreddare.

    Suggerisco di farne doppia dose, perché uno tira l'altro.

    Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day 

    una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living.


    I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

    venerdì 27 giugno 2014

    Curry piada senza glutine

    babà

    Piada. Buonissima piada.
    Cibo di strada meraviglioso, sono davvero grata a Tiziana che mi abbia dato la possibilità di farla, perché per qualche oscura ragione non l'avevo ancora fatta. Avevo fatto pani magici, piadine azime, famolo strano, ma la traditional meravigliosa piadina, ancora no. E piadina sia!

    La ricetta di Tiziana è proprio una bella ricetta, ma questo mese, presa fra scrutini e figli a casa che rompono dalla mattina la sera (no, la mistica della maternità non abita da queste parti, soprattutto ultimamente) ho avuto una serie di disavventure. Il primo impasto sono riuscita a farlo andare a male, lievita oggi lievita domani, alla fine dopo 72 ore si era un po' stufato di stare lì e aveva prodotto degli inquietanti pallini grigiognoli.
    Per quanto riguarda il secondo, lo confesso, ha lievitato meno delle 48 ore previste, solo 24, perché mi sono resa conto che o facevo così o non avrei fatto in tempo a partecipare. Spero vada bene lo stesso.
    Poi c'è la questione farine. Io tengo i mix di farine senza glutine in una serie di barattoli, in quello giallo c'è quello per la frolla e la brisé, in quello rosso quello per i dolci lievitati, in quello bianco quello per il pane e la pizza. Sono miscele di farine o naturali o dietoterapeutiche, che faccio via via e conservo per non dovermeli preparare ogni volta. Beh.... Ieri vado a preparare l'impasto per la piada e senza starci tanto a pensare prendo il mix per frolle e brisé. In effetti la consistenza non era esattamente quella che mi aspettavo, ma sono andata a diritto, visto che ero in ritardo e sarei dovuta uscira già da mezz'ora.
    Quando oggi vado a riprenderlo, mi sembra sempre un po' strano, e poi ripenso ai gesti di ieri, e soprattutto ai barattoli che ho aperto... Ero disperata, già pronta a gettare la spugna, poi mi sono detto che tanto valeva provare. E bene feci! Queste piadine sono venute splendide, morbidissime, flessibili... Avevo sì aggiunto un po' di farina per pane integrale, magari è stata quella a fare il miracolo, ma mai avrei pensato che con un mix per frolla sarebbe venuto un lievitato così buono e morbido.

    Per quanto riguarda il ripieno, all'inizio non mi veniva l'ispirazione, poi, complice lo Starbooks di questo mese, complice il piada-mundial, sono stata illuminata sulla via di Goa. Il ripieno doveva essere un curry!
    E mi è venuto in mente Simon, un amico perso di vista tantissimi anni fa, che era un tipico esempio di quella borghesia anglo-indiana di seconda o terza generazione. Padre indiano, madre inglese, cucinava divinamente. Da lui ho imparato a fare le patate arrosto, da lui ho scoperto cosa fossero gli yorkshire pudding e quando fossero buoni, da lui ho mangiato una cosa molto simile a quella che vi propongo oggi, ovvero una pita ripiena di piccantissimo curry accompagnato da pomodori, cipolle e cetrioli, per attenuarne il piccante ovviamente. Semplicissimo, e divino.
    Io oggi ci ho aggiunto anche qualche fetta di mango, che ci sta davvero bene. e questo è la mia proposta per l'MTC di giugno.
    Che mi ha fatto capire che i miei figli non sono più bambini. Perché gli piace un sacco il curry, e se è piccantino, ancora di più, perché sono diventati un po' curiosi (oddio, la grande lo era già, era il piccolo a non volerne sapere, delle sperimentazioni gastrofighette della sua mamma), perché mangiano cipolla cruda senza protestare, e anzi ne vogliono ancora.

    Curry piada

    babà

    Ingredienti
    (per sei persone)
    Per le piadine
    • 150 g di farina per pane Nutrifree Fibra +  (¶)
    • 150 g di farina di riso finissima (¶)
    • 100 g di strutto
    • 80 g di amido di tapioca (¶)
    • 75 g di amido di mais (¶)
    • 45 g di fecola di patate (¶)
    • 150 g di latte parzialmente scremato
    • 150 g di acqua 
    • 15 g di lievito istantaneo per torte salate (¶)
    • 10 g di sale
    • 5 g di xanthano  (¶)
    • 1 pizzico di bicarbonato di sodio 
    Per gli straccetti di pollo al curry
    • 800 g di petto di pollo a fettine
    • 400 g di yogurth bianco naturale
    • 2 cipolle
    • 4 cm di zenzero fresco
    • 2 spicchi d'aglio 
    • 3 peperoncini piccanti freschi 
    • 5 capsule di cardamomo 
    • 5 chiodi di garofano 
    • 1 stecca di cannella di 3 cm 
    • 1 cucchiaino di semi di coriandolo 
    • 2 cucchiai di curcuma
    • brodo vegetale
    • olio extra-vergine di oliva
    Per la finitura 
    • 1 cipolla di Tropea
    • pomodori insalatari
    • un cetriolo 
    • un mango
    • 2 tuorli
    • 2 cucchiai colmi di zucchero
    • 2 cucchiai colmi di amido di mais (¶)
    • 1 limone

    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE, oppure il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

    Procedimento
    Preparare le piadine 
    Fate ammorbidire fuori dal frigorifero lo strutto per mezz'ora prima di usarlo.
    Nella ciotola della planetaria setacciate le farine, il lievito, il bicarbonato lo xanthano. Accendete l'impastatrice (gancio K) a bassa velocità e versate a filo il latte mescolato con l'acqua calda (in modo tale da ottenere un liquido tiepido). Quando si è ottenuto un composto già un po' omogeneo, unite lo strutto in tre mandate, sempre con l'impastatrice in azione.
    Lavorate per qualche minuto, poi cambiate il gancio e impastate per cinque/dieci minuti.
    Mettete in una ciotola e fate riposare 48 ore (io 24) sul ripiano più alto del frigo. D'inverno si può anche lasciare fuori.
    Riprendetela il giorno successivo, se in frigo tenetela fuori dal frigo un paio d'ore, quindi fate 6-7 palline e fatele riposare mezz'ora. Stendetele con il mattarello ad un'altezza di 3/4 mm. Nel frattempo scaldate l'apposito testo per piadine (io una normalissima padella anti-aderente) e cuocetele pochi minuti per parte, mettendole via via impilate su un piatto per mantenerle al caldo.

    babà

    Preparare gli straccetti di pollo al curry
    Tritate nel macina-spezie i semini delle capsule di cardamomo, i semi di coriandolo, i chiodi di garofano e la cannella, e fate tostare la polvere così ottenuta per un paio di minuti in una padella anti-aderente senza nient'altro, per far sprigionare gli aromi.
    Nel frattempo tagliate le fettine di pollo a straccetti, e lasciatele insaporire mescolandoci un cucchiaio di curcuma e i peperoncini tritati (senza semi) per almeno un quarto d'ora.
    Tritate la cipolla, gli spicchi d'aglio sbucciati e lo zenzero. In un wok mettete qualche cucchiaio di olio, versateci le spezie, fate insaporire l'olio per un paio di minuti quindi unite la miscela di cipolle, aglio, zenzero e peperoncino. Cuocete per qualche minuto sempre mescolando.
    Unite gli straccetti di pollo e fate insaporire, sempre mescolando, bene il tutto, in modo che il pollo cominci a rosolare un po'.
    Quando sono rosolati unite lo yogurth, mescolate bene e lasciate insaporire un paio di minuti, quindi unite il brodo vegetale e fate cuocere finché il pollo è ben cotto e il sughetto si è ritirato: trattandosi di un curry da mettere dentro le piadine, dovrà risultare piuttosto asciutto, assolutamente non brodoso.

    Comporre le curry piade
    Lavate i pomodori e il cetriolo, mondate la cipolla e tagliateli tutti a fette e metteteli in un colapasta a fare l'acqua.
    Con i pomodori fate una dadolata grossolana, tranne alcune fette che terrete da parte intere.

    Sbucciate il mango e tagliatelo a fette.

    In ciascuna piada mettete un po' di dadolata di pomodori, due fette di cetriolo, qualche anello di cipolla, due fette di pomodoro due fette di mango. Unite due cucchiai o più di straccetti di pollo, chiudete a tasca e... sbrodolatevi felicemente!

    Con questa ricetta partecipo alla sfida di giugno 2014 dell' MTC.
    La ricetta originale di Tiziana del blog L'ombelico di Venere


    Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day 
    una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living.


    I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

    venerdì 20 giugno 2014

    Buon compleanno babbo, e génoise al cioccolato con ganache all'arancia

    genoise cioccolato arancia

    E così la settimana scorsa mio babbo ha compiuto ottant'anni.

    Ottant'anni non sono pochi, quando uno compie ottant'anni, comunque la rigiri, nessuno gli può più dire, anche seguendo le pessime storture giovanilistiche moderne, che è "GIOVANE".
    A ottant'anni sei vecchio, fuori di ogni possibile dubbio.

    Qui nessuno si può lamentare.
    Certo, ha una colonna dorsale così sghimbescia che sembra un convolvolo rampicante, piena di placche e chiodi.
    Ha pure problemi all'anca.
    Non ci sente tanto bene.
    Non si ricorda un sacco di cose, ma questo lo faceva anche a trent'anni: è rimasta negli annali quella volta che parlando con mia madre (sottolineo che sono figlia unica...) le disse "... Dai... Lei... Nostra figlia... Come si chiama?"
    Ha la pressione alta, e il colesterolo pure (per uno che mangia pane burro e acciughe per merenda da anni, molto burro ovviamente, è il minimo)

    Però sono tutte cazzate. Sostanzialmente sta bene.

    Rompe come sempre. Tendenzialmente urla. O si assenta. Urla perché non gli si permette di assentarsi come vorrebbe.

    Ha fatto l'architetto tutta la vita, poi quando è andato in pensione si è dato alla filosofia.
    Adesso va a tutte le conferenze che tengono in città, e ogni tanto ne tiene qualcuna pure lui.
    Su argomenti tostissimi, da Spinoza a dei filosofi indiani che manco so come si chiamano.
    Segue dei corsi all'università. 
    È anaffettivo, abbastanza egoista, se ho speso milioni da ennemila strizza-cervelli è sicuramente per colpa sua, però gli voglio bene.

    L'altro giorno l'abbiamo festeggiato, c'erano una serie di amici.
    Un pranzo di combattenti e reduci favoloso, fra quello che non ci sentiva, e quello che parlava dei nipotini, e la nonna sprint che sparava foto a raffica con l'iPad ultimo modello.
    Divertente.

    Gli ho fatto questa torta.

    Buon compleanno babbo!

    Génoise al cioccolato aromatizzata all'arancia
    Ingredienti
    Per la génoise
    • 80 g di farina di riso + quella per infarinare la tortiera (¶)
    • 30 g di fecola di patate (¶)
    • 20 g di farina di tapioca (¶)
    • 30 g di cacao amaro in polvere (¶)
    • 130 g di zucchero semolato
    • 20 g di miele millefiori
    • 4 uova intere
    • 40 g di burro + quello per imburrare la tortiera
    • sale
    Per la ganache montata all'arancia
    • 200 g di cioccolato al latte (¶)
    • 200 g di panna
    • 20 g di glucosio
    • la buccia grattata di un'arancia non trattata
    Per la glassa
    • 200 g di cioccolato fondente al 70%(¶)
    • 180 g di panna liquida
    • 30 g di glucosio
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

    Tempo di preparazione: 70 minuti

    Tempo di cottura: 35 minuti

    Preparazione
    Preparare la génoise
    Preparate un bagnomaria caldo ma non bollente, e montate a bagnomaria, con le fruste elettriche, le uova insieme allo zucchero e il miele fino ad ottenere una massa bianca e spumosa. Bisogna sbatterla per almeno un quarto d'ora, e solo quando “scrive” si può smettere di montare.
    Setacciate le farine, gli amidi e il cacao in polvere direttamente sul composto di uova e zucchero, che avrete tolto dal bagnomaria, amalgamandoli delicatamente con una spatola, dall'alto in basso, e per ultimo unite il burro fuso e fatto raffreddare, sempre mescolando delicatamente con la spatola, per non smontare. Versate l'impasto in una tortiera di 23 cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata con farina di riso, e infornate la génoise sull'ultimo ripiano del forno preriscaldato a 170° C. Deve cuocere per 35 minuti, e comunque fate la prova stecchino. Una volta tolta dal forno, la torta deve riposare 10 minuti, quindi va sformata e lasciata raffreddare su una gratella per dolci. Può essere utilizzata anche il giorno seguente, a patto di avvolgerla, una volta fredda, nella pellicola o nell'alluminio, per evitare che secchi.

    Preparare la ganache montata
    Scaldate la panna con il glucosio e la buccia d'arancia in un pentolino, e lasciate in infusione per una ventina di minuti, per dar tempo alla buccia di arancia di sprigionare tutto il suo aroma. Nel microonde a bassa potenza, oppure a bagnomaria, fate fondere il cioccolato tagliato a piccoli pezzi.
    Fate prendere l'ebollizione alla panna aromatizzata all'arancia.
    Unite il cioccolato fuso alla panna calda, mescolando con una spatola, quindi mettete il tutto su un bagnomaria freddo e montate la ganache con le fruste finché non diventa della consistenza di una panna montata.
    Mettetela in frigo, è pronta per essere usata.

    Preparare la glassa
    Tagliate il cioccolato a piccoli pezzi, e nel frattempo scaldate la panna insieme al glucosio, mescolando finché sono ben amalgamati.
    Unite il cioccolato alla panna, e mescolate velocemente con le fruste finché il cioccolato non si scioglie.
    Tenete da parte.

    Completare la torta
    Tagliate la torta ormai fredda a metà e versateci sopra la ganache montata, livellandola bene con l'apposito coltello (ma va bene anche una normalissima spatola). Ricomponetela, quindi mettetela su una gratella per dolci sopra una capiente ciotola. Spalmatela con la marmellata di arance amare, e infine versateci sopra la glassa (che dovrà calda ma non bollente, intorno ai 50°) senza toccarla.
    Lasciare la torta in frigo per almeno due ore prima di mangiarla.

     %%%%%%%%%%%%%

    Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (fri)Day, una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living, per condividere la buona cucina senza glutine con tutti, celiaci e non.

    Le regole oramai dovreste saperle, ma vi lascio il nostro banner perché è sempre meglio ripetere.

    I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

    Semplice, no?

    E allora, vi aspettiamo in tanti per il 100% Gluten Free (fri)Day! #GFFD

    venerdì 6 giugno 2014

    Quinoa, roveja e carciofi per il #GFFD

    quinoa con carciofi e roveja

    Oggi è finita la scuola!

    W la sQuola! 

    La scuola fatta soprattutto da insegnanti appassionati, animati da spirito di servizio, incuranti dell'orologio, sinceramente dediti all'educazione e alla formazione degli alunni.

    Ognuno con il suo stile, ché per fortuna non esiste un unico tipo di insegnante bravo, ne esistono tantissimi, il severo, il distaccato, l'empatico, lo spiritoso, l'ispirato, l'ironico, ma tutti accomunati da un tratto distintivo.
    Che ci tengono.

    Alla scuola come istituzione, ma soprattutto ai ragazzi.
    Proprio quelli lì che ci passano davanti anno per anno. Si ricordano i loro nomi, conoscono i loro punti di forza e i punti deboli, sanno, o cercano, di far loro trovare un motivo per studiare, andare avanti, impegnarsi. Sono i docenti "Non uno di meno", e per fortuna che esistono, e non sono minoranza.

    Poi però c'è il collegio.

    Il collegio dei docenti.

    La mia prima volta è stato un trauma, dal quale non mi sono più ripresa.

    Tutti quelli che hanno dei figli, dovrebbero assistere a un collegio dei docenti, una volta nella vita.

    Meglio se prima dei colloqui con gli insegnanti dei propri figli.

    Quando l'insegnante di italiano parte con le solite geremiadi sul fatto che la classe di vostro figlio, "è ingestibile", e "fanno troppa confusione", "chiacchierano sempre", "non ascoltano", e, soprattutto "NON SONO SCOLARIZZATI!" potreste tirare fuori dal cappello la registrazione audio dell'ultimo collegio, dove tutti -via, su, siamo generosi, quasi tutti- chiacchierano ininterrottamente dall'inizio alla fine, e la preside è costretta a richiamare i docenti più e più volte, finché va avanti incurante del rumore assordante, con l'unico obiettivo di arrivare il prima possibile alla fine.

    All'insegnante di inglese che di vostro figlio dice che "parla in continuazione", "manca di rispetto agli insegnanti" "è scorretto", potreste far vedere il video del collega che durante tutto il collegio, dall'inizio alla fine, senza soluzione di continuità, parla.
    Discorre dei cavoli propri, discetta delle classi ingestibili, si accalora perché gli alunni parlano sempre, ti racconta i propri problemi, si sdegna (a tono altissimo) per gli alunni maleducati, conciona contro il ministero.
    E intanto parla... parla... parla... e neppure a bassa voce!

    E poi ci sono quelli che intervengono a sproposito, senza il senso del tempo e dell'opportunità.
    Che uno si domanda come facciano ad insegnare, se quando aprono bocca ti vergogni per loro.

    La maggior parte è appassionato, ci crede, si spende anima e corpo, ma durante il collegio tutto questo passa inosservato, fagocitato dal brusio di un corpo docente che sembra davvero un unico, rumoreggiante corpo, querulo, corporativo, frivolo, maleducato, irrispettoso, accidioso, demotivato, e, diciamolo, per niente ma per niente scolarizzato.

    Io quasi quasi i collegi docenti li abolirei.

    Non so mica se ce la meritiamo davvero tutta questa democrazia.

    Quinoa con roveja e carciofi
    Ingredienti
    Per quattro persone
    • 125  g di quinoa bianca
    • 125  g di quinoa rossa
    • 1 cipolla rossa
    • 1 spicchio di aglio vestito
    • 4 carciofi
    • 150 g di roveja
    • 1 pezzetto di alga kombu
    • olio extra-vergine di oliva
    • timo
    • maggiorana
    • sale
    • succo di limone
    Piatto senza rischi di contaminazioni da glutine. Lo può fare e mangiare chiunque senza problemi.

    Procedimento
    La sera prima mettere a bagno la roveja.
    Il giorno seguente lessarla in abbondante acqua salata insieme a un pezzetto di alga kombu per circa un'ora.
    Quando è cotta, metterla da parte.
    Sciacquare la quinoa bianca e rossa, e farla bollire per 15 minuti in abbondante acqua salata.
    Scolare e mettere da parte.
    Mondare e tagliare a spicchi i carciofi, e metterli in acqua acidulata con un po' di succo di limone.
    Mondare e tagliare sottile la cipolla, e farla appassire in una padella con tre cucchiai di olio.
    Quando è appassita aggiungere lo spicchio d'aglio schiacciato ma non sbucciato e i carciofi.
    Farli rosolare a fuoco vivo finché sono cotti ma croccanti.

    Aggiungere la quinoa, la roveja, un altro cucchiaio d'olio, le foglie di due o tre rametti di timo e un cucchiaio di foglioline di maggiorana. Aggiustare di sale.
    Far cuocere qualche minuto sempre mescolando per armonizzare i sapori.

    Si può servire sia caldo che freddo

    NOTE
    • Roveja: la roveja è un legume antico, somiglia a un grosso pisello nero, di sapore è una via di mezzo fra ceci e lenticchie. Mantiene la cottura, non si rompe, è assolutamente da tenere in considerazione
    • Alga kombu: cuocendo i legumi insieme a un pezzetto di alga kombu si ammorbidiscono più facilmente. C'è chi la mangia. Io no.
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