martedì 19 giugno 2012

Scaloppine ai peperoni e balsamico per l'MTC del solleone


Siamo già a giugno. La scuola è finita, gli scrutini pure. Solo pochi impegni scolastici, e poi... se ne riparla a settembre (in realtà quest'anno le cose non andranno proprio così, ho un sacco di impegni che mi terranno sui libri tutta l'estate, ma è un'eccezione).
Si, lo so, è quasi vergognoso parlarne, di queste lunghissime vacanze degli insegnanti. 
Me lo ricordo bene invece, quando facevo l'altro lavoro, cosa voleva dire avere tre risicatissime settimane di vacanza. E per fortuna che i pargoli erano ancora piccoli, e potevo rimpinguarle con il santo, santissimo congedo parentale. Era a stipendio zero, ma tanto finisce fra centri estivi e baby-sitter, si deve tirare fuori una tale quantità di soldi, che il congedo a stipendio zero è quasi un guadagno.
Solo che il congedo mica è ad libitum, sono sei mesi. Un po' te lo giochi dopo la maternità obbligatoria, che tornare a lavorare quando il pargolo ha solo tre mesi, soprattutto se allatti, non è proprio cosa, e poi te lo centellini.
Io almeno facevo così, me lo centellinavo, anno dopo anno, ogni giugno a fare i conti della serva, "Prendo tre settimane di congedo... No, ne prendo quattro, e chi se ne frega... Si, ma poi l'anno prossimo, e quello dopo, e quello dopo ancora... Via, meglio prenderne tre... L'anno prossimo saranno più grandi, diventerà più semplice, magari la nonna se li tiene una settimana al mare" Fare quella benedetta domanda era un parto veramente difficile. E vogliamo parlare della prole che, piccolissima, si trovava a passare anche buona parte dei mesi estivi, dopo il lungo inverno, in situazioni instituzionalizzate?
Certo, si cercava di scegliere i posti che più ci ispiravano, certo potevano giocare con altri bambini, ma erano sempre regole, orari di risveglio antelucani, impegni fissi. Troppo.
Adesso è bellissimo :-)
Certo, mi ci vuole una settimana ad abituarmi ad averli tutto il giorno intorno, settimana nella quale non risparmio urli e partacce al centesimo paio di ciabatte abbandonate in cucina, l'altro giorno anche un apparecchio ortodontico sul bordo del bidet!
Però vederli sbracati tutto il giorno, senza sveglia, nè obblighi, è impagabile. Ci mettono ore, ad approntarsi il gioco con cui consumeranno tutta la giornata, che sia lo spettacolo di magia o la messa in scena stile horror per quando tornerà il babbo. Non hanno (quasi) bisogno di me, se non in momenti critici.
Lo so, presto arriverà la noia, ma per ora se la godono, eccome se se la godono.
E questo tempo senza lacci né lacciuoli lo considero un regalo preziosissimo.
Chi mi conosce sa che non è che l'insegnante sia proprio la mia vocazione, e tutti gli anni faccio parecchia fatica a barcamenarmi fra classi che non riesco a tenere, programmi che non riesco a finire e frustrazioni che non riesco a trattenere, ma quando si avvicina la fine di giugno, tutto cambia colore, e le quotazioni di questo lavoro salgono vertiginosamente.
Come recitava una bellissima vignetta:
Three reasons to be a teacher: june, july and august
Insomma, in onore di quest'estate che per me sarà più faticosa di altre ma che per i bambini sarà una lunga, svaccata e meritatata vacanza, vi propongo queste scaloppine ai peperoni, con cui partecipo alla sfida dell'MTC di giugno.
La ricetta è stata proposta da Elisa, e mi è piaciuta subito. Le scaloppine sono la carne per elezione di questa famiglia. Per i bambini, scaloppine e purè è il piatto preferito, la loro madeleine di quando saranno adulti.
Se la giocano quasi alla pari con le milanesi, ma le scaloppine alla fine sono meglio, con quel sughetto da mescolare con il purè e da tocciare alla fine direttamente dalla padella, con litigata d'ordinanza.

Ho evitato le ricette standard (limone, vino bianco, marsala) perché mi sembravano troppo scontate.

Ho scelto questa versione super-estiva, con i peperoni e l'aceto balsamico, perché l'abbinamento fra pollo, aceto balsamico e peperoni è davvero vincente, e perché, lo confesso, mi piaceva tirarmela a scrivere concassè di peperoni :P (che poi non lo so mica se il termine è giusto!)

Per quanto riguarda l'aceto balsamico, ho la fortuna di avere parenti modenesi, proprio nella zona di produzione, e quindi conservo gelosamente delle microscopiche boccettine di aceto balsamico vero (credo sia il DOP) denso come melassa, nero e profumatissimo.
Quando voglio concedermi un lusso per fare le scaloppine uso proprio questo aceto, ma devo confessare che tengo anche in casa sempre una bottiglia di aceto balsamico di Modena IGP, che effettivamente ha poco a che fare con l'altro, ma se ne può trovare di più che commestibile e adatto alla cucina di tutti i giorni. Ovviamente non bisogna prendere il primo che mi capita a tiro ma si deve scegliere.
Altrettanto ovviamente, se si usa quello vero, se ne deve usare meno. 




Scaloppine di pollo all'aceto balsamico con concassé di peperoni rossi

Ingredienti
(Per 4 persone)
  • 8 fettine di petto di pollo, tagliate il più possibile sottili
  • farina di riso (¶)
  • 2 peperoni rossi
  • aceto balsamico
  • basilico
  • burro 
  • olio EVO
  • brodo vegetale hand-made (io lo faccio con le classiche verdure, carota, sedano, cipolla, zucchina, falda di peperone + mazzetto di prezzemolo e poi lo surgelo a cubetti, per averlo sempre a disposizione per ogni evenienza)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
 
Preparazione
Mondare i peperoni e tagliarli a falde. Grigliarli  e, quando saranno ben bruciacchiati, metterli in un sacchetto di carta, farli intiepidire e quindi togliere loro la buccia. Tagliarli a dadini molto piccoli e metterli a marinare con un paio di cucchiai di olio EVO, un cucchiaio di aceto balsamico, sale e qualche foglia grossolanamente tagliuzzata di basilico.

Nel frattempo preparare la carne: infarinare con la farina di riso le fettine di petto di pollo, che dovranno essere sottili (se non lo fossero, si possono tagliare a metà o eventualmente battere con il batticarne, con delicatezza perché il pollo tende a sfibrarsi).
Mettere in una padella (io anti-aderente, nella mia esperienza il fondo di cottura si forma lo stesso) una grossa noce di burro, accendere il fornello a fuoco vivo e quando il burro schiuma mettere giù le fettine, facendole ben rosolare da entrambe le parti. Quando sono rosolate, versare sulle scaloppe l'aceto balsamico, girarle da entrambe le parti, affinché si insaporiscano bene, quindi metterle da parte  in un piatto coperto.
Allungare il sughetto con qualche cucchiaio di brodo vegetale, per sciogliere ben bene il bruciaticcio rimasto nella padella, (questa roba detta in termini tecnici suonerebbe più o meno "deglassare il fondo di cottura con qualche cucchiaio di brodo vegetale" ma se lo dico io non risulto credibile) quindi versare nella padella i dadini di peperone con la loro marinata, e saltarli a fuoco vivo.
Rimettere le scaloppine di pollo nella padella pochi secondi, aggiustare di sale e servire subito.


Con questa ricetta partecipo alla sfida di giugno dell' MTC di Menu Turistico.
La ricetta originale di Elisa di Sapori di Elisa
MTC di Giugno  2012

25 commenti:

  1. Non vale!!!
    Dalle mie parti la scuola non è ancora finita, e ad Agosto dobbiamo tornare a lavorare :-(
    Buon riposo, allora, e speriamo che i pargoli non si annoino troppo...

    La ricetta mi piace proprio, molto estiva!

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  2. che bel piatto, non ho mai abbinato aceto balsamico e peperoni ma devo provare!!!
    ciao :-)

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  3. @stefania per ora i pargoli non si annoiano per niente. poi in realtà l'estate sarà molto varia, fortunatamente abbiamo le nonne sparse per mari e monti :-)
    la ricetta è stata un'ispirazione del momento, e, devo dire, è piaciuta a tutti, a parte ovviamente il piccolo rompino che non mangia nulla

    @alessandra gennaro vai al lavoro? ;-)

    @memole grazie!

    @acquolina guarda, te lo consiglio, è un accostamento veramente felice!

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  4. Ma che bel sughettino puccioso vedo ;-)

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  5. grande Gaia! mi sei piaciuta!! la ricetta è da ultraslurp. buon meritato riposo e buone vacanze a tutti :-DD

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  6. I peperoni fanno estate, eccome se la fanno! Buono! Il tempo lungo dell'estate esiste, eccome se esiste. E quegli insegnanti che sostengono di non avere vacanze mi fanno sempre sorridere. E poi il tempo serve sempre, per studiare, riflettere su come è andato l'anno, rettificare, prepararsi al prossimo, preparare cose, pensare, portarsi avanti. Tutte cose che questo mestiere richiede. E che per essere fatte vogliono appunto il tempo lungo. Che serve a prendere le misure del pensiero! (Ci vediamo giovedì, giusto?)

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  7. Eccomi: Eccerto che ero al lavoro, dopo che per 17 anni ho goduto di due mesi di ferie (ho sempre insegnato alle superiori e c'era sempre la maturità- addirittura nei primi tempi si viaggiava anche :-))) quindi, fino a metà luglio abbondante ero impegnata e poi col I settembre si riprendeva)

    Ma al di là di questo, l'argomento che più mi sta a cuore sono i salti mortali delle mamme che lavorano, per poter gestire la loro famiglia con serenità. Siamo indietro anni luce, rispetto a certe società più civili delle nostre e se mai ho avuto una fortuna nella mia vita è stata quella di essere stata assunta dove lavoro adesso dopo che avevo già partorito. Ho dovuto fingere che mia figlia non esistesse, ma avevo comunque il vantaggio della flessibilità degli orari che mi ha permesso di barcamenarmi su entrambi i fronti. Ma senza nonni non so come avrei fatto- e soprattutto non so se mi sarei concessa una maternità, di fronte all'aut aut che impone la carriera. il che alle mie orecchie suona sempre come un abuso che viene perpetrato a noi donne, che paghiamo lo scotto di una lotta per la parità che non ha mai tenuto conto in modo adeguato della maternità: siamo le "donne con le palle"- mentre in realtà, se siamo donne, è perchè abbiamo ben altri attributi: e sarebbero stati qeusti a dover essere messi sulla bilancia. E così oggi soffro, a vedere amiche costrette ad andare a lavorare solo per manteenre il posto, perchè lo stipendio finisce tutto nelle casse dell'asilo nido privato o della baby sitter. E sogno nursery aziendali e spazi gioco e spazi compiti, a costi ragionevoli e magari anche sostenuti dalla ditta. Poi mmi sveglio- e penso che meno male che c'è LMTChallenge, che mi distrae un po' da certe idee...
    Scaloppine grandiose, che trasudano il solito amore per tutto quello che fai
    Buona serata
    ale

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  8. Eccomi! :D Bellissima versione: mi piace la panatura nella farina di riso e la deglassatura con l'aceto balsamico, elemento che ritorna nella marinatura dei peperoni. Brava! ^_^

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  9. @emanuela pucciosissime, in effetti!

    @sonia si, erano buone, infatti le abbiamo rifatte pure il giorno dopo :-)

    @povna si, ci vediamo domani, ma ci sei anche tu quindi?

    @alessandra io non so sinceramente come ho fatto per quegli otto anni che ho lavorato nel privato, quelle otto che poi diventan dieci ore al begiorno. non lo so. e non so come abbiano fatto e facciano le mie colleghe di allora, e tutti i genitori che si trovano a condividere. che poi dovrebbe essere un problema anche dei padri. tutto quello che dici è giusto, con una grande chiosa. che se fosse un problema anche dei padri, le cose andrebbero un po' diversamente. io credo che la grossa differenza rispetto ad altri più civili paesi sia soprattutto anche questa, la mancata condivisione degli impegni quotidiani da parte dell'altro genitore.
    e grazie per le scaloppine, non so se ci fosse amore, ma gusto di sicuro :-)

    @elisa ritornava abbastanza felicemente, in effetti :-)
    la panatura con la farina di riso qui è un obbligo, e ti assicuro che è una delle (tante) cose che mi ha fatto scoprire la celiachia, dalle quali non tornerei indietro: la farina di riso è perfetta per infarinare, non è appiccicosa, si attacca quel giusto che ci deve stare, e dà sempre un risultato piacevolmente croccante.

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  10. Ovvio! Invitata, o convocata, personalmente dalla PresidentA (l'ho detto che ci sono cose che, semplicemente, al di là di come accadono non possono accadere!).

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    1. sei troppo buffa! :-))))
      e grazie per oggi, anche qui

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  11. Ricordo perfettamente "i miei" salti mortali fatti quando i miei figli erano piccoli.
    La mattina, prima di andare a lavorare, non sapevo mai se uno dei due o tutti e due era malati e se era il caso ero io a rimane a casa anche perchè mia madre faceva la nonna per telefono e quindi su quel fronte è stata veramente dura...
    Ora faccio la nonna a tempo pieno e mi godo e seguo la mia nipotina per tutto il giorno ed è un vero piacere..
    Ahhh dimenticavo le tue scaloppine ..un piatto con il sole dentro!!!

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    1. mi fa piacere che tu sia così contenta di fare la nonna, per i bambini è un dono immenso avere una nonna affettuosa e amorosa a disposizione, una ricchezza che si terranno sempre dentro

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  12. Non so in che scuola tu lavori, perché io sono in vacanza solo da sabato scorso e solo perché quest'anno non faccio gli esami... A luglio si rientra per gli esami di riparazione (e anche qui, io non faccio i corsi, quindi niente luglio lavorativo, ma anche niente piccola, piccolissima gratifica) e il primo settembre tutti a scuola... A conti fatti sono le ferie che hanno tutti solo che noi siamo obbligati a prenderle in luglio e agosto... E comunque solo grazie al fatto che non ho esami sono stata a Milano per due giorni, altrimenti non sarei nemmeno potuta andare e sai che peccato?
    Le scaloppine mi piacciono e avevo pensato di farne una versione simile, ma col l'aceto nostro che ho scovato l'anno scorso e che è buonissimo... Quindi ti copierò!

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    1. semplificavo, so bene che chi fa la maturità lavora fino a metà luglio, so che chi fa i corsi di recupero lavora anche lui fino a metà luglio (ma sono volontari e, almeno da noi, si viene pagati). noi invece gli esami di riparazione li facciamo a sttembre.
      insomma, lo so bene che lo schema "tre mesi di vacanza" è un'esagerazione, però non sono d'accordo che siano le ferie che hanno tutti. l'ho toccato con mano quando facevo l'altro lavoro: vivevo d'inverno di baby-sitter, e d'estate di centri estivi.
      poi ci sono le dolenti note, si guadagna poco, è un lavoro "usurante", il riconoscimento sociale è nullo, e gli impegni sono sicuramente molti di più di quelli che si vedono.
      però il tempo in cui sei costretto a stare sul luogo di lavoro è minore. io personalmente se avessi continuato a fare l'altro lavoro avrei dovuto avere una baby-sitter tutti i giorni, almeno 2 ore al giorno (e i miei figli hanno sempre fatto il tempo pieno) e col cavolo che avrei aperto un blog di cucina.
      certo io insegno nel biennio di un istituto tecnico. forse se insegnassi al triennio le cose sarebbero diverse.

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    2. No. Non lo sarebbero. O meglio sì, ma non nel senso di negare che abbiamo una gestione del tempo (estivo, ma anche no) costruito su base volontaria e non oraria. Negarlo è semplicemente ridicolo. Oppure significa non aver mai provato altro (o non volersi mettere nei panni di altro). Poi è ovvio che il rovescio della medaglia è che, essendo su base volontaria (questo il senso, illuminato, del concetto di funzione docente) e non oraria, prevede che quelle ore 'a casa' non siano considerate libere ma da dedicare alla scuola in maniera intelligente. E qui sappiamo tutti che arrivano le dolenti note, perché in realtà chi va a scuola la mattina si sente 'libero' di pomeriggio, sbuffa se ci deve tornare o semplicemente non pensa che in pomeriggio, fino a una certa ora *deve* pensare al suo lavoro, e quindi non lo fa. O quando lo deve fare si lamenta (vorrei sapere, tanto per dire, quanti insegnanti sono davvero consapevoli del fatto che il cosiddetto giorno libero è prassi, non diritto). E' quello che dicevo nel mio primo commento: il tempo lungo dell'estate è necessario per rettificare prospettive, assumere un senso di giusta distanza dal lavoro fatto, e dunque rivederlo a mente lucida, pensare alle cose nuove da fare il prossimo anno, studiare, anticipare, provare. Non per farsi i cazzi propri. Ed è in questa prospettiva che credo che noi insegnanti dovremmo avere la tranquilla consapevolezza, come tu scrivi, di dire che sì, sono più vacanze (non ferie - ah, l'etimologia, questa sconosciuta). E non aggiungere le solite trite glosse "ma in realtà è perché non le possiamo prendere durante l'anno" - come se il resto dei lavoratori passasse l'inverno a correre su e giù per le Maldive - "ma in realtà noi lavoriamo anche d'estate" - perché come la giri e come la tiri le vacanze sono comunque di più. E invece dovremmo avere il coraggio che l'insegnamento ha bisogno di essere pagato in tempo, che è un modo di retribuire, e che questo tempo serve a diventare insegnanti migliori (ne avevo parlato da me l'anno scorso: http://nemoinslumberland.wordpress.com/2011/06/16/tempo/). Fu una grande utopia, quella della funzione docente del T.U. del 1994. E fu purtroppo una utopia fallita. Perché troppi, molti (l'ordine degli aggettivi sostantivati è voluto) ne hanno fatto strame. E dunque non stupisce che nelle società anglosassoni, protestanti e dunque tradizionalmente pessimiste sulla natura umana, non esista. E gli insegnanti debbano essere in servizio a scuola dalle 9 alle 5, orario in classe o meno. Io sono oramai da tempo favorevole a questo. Per necessità. E penso che questo fallimento sia il segno più grande della profonda mancanza di salute intrinseca (oserei dire morale prima ancora di altro) del nostro italiano sistema educativo. (Scusa la lunghezza, ma, lo sai, l'argomento mi sta a cuore e ci rifletto da tanto, oramai - se pensi sia troppo OT non pubblicarlo, non mi offendo! :-) ).

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    3. non era OT e l'ho pubblicato. una cosa però la devo dire. parlando con amici colleghi in altre più titolate scuole (leggi licei) e anche leggendo in rete i vari blog di docenti, mi rendo conto che il carico di lavoro a casa, lasciando perdere l'estate, di un insegnante di liceo, è decisamente maggiore di quello nostro.
      eppure, nell'ottica di "ad ognuno secondo i suoi bisogni" dovrebbe essere uguale, o magari maggiore.
      per non parlare dei professionali, dove alla fine non ti viene chiesto granché, se non di evitare che tirino fuori i coltelli in classe (e in effetti non è richiesta da poco, almeno per quella che è la mia piccola esperienza).
      insomma, secondo me è la solita scuola di classe, quella che cura i sani e lascia morire gli ammalati, per dirla con don milani, perché tutto dipende dalle esigenze, e dalle aspettative, che verso la scuola nutrono alunni ma soprattutto le famiglie.
      e il figlio del notaio più famoso della città, o dell'assessore, o del primario o del barone alla fine avrà una scuola più attenta ai suoi bisogni del figlio del manovale immigrato, e questa è una cosa triste.

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    4. D'accordissimo sulla tristezza del classismo implicito, lo sai. E ci si dovrebbe lavorare tantissimo, ripartendo da qui. Sul lavoro a casa, non so. Io conosco - fuori dalla nostra scuola - quasi solo colleghi che lavorano alle medie e/o ai licei. E devo dire che quelli che lavorano (ho anche conoscenti e amici che lavorano poco, ci mancherebbe!) non lavorano più di me (anzi). E io so di avere un sacco di tempo libero, pur dedicando, mi sembra, al mio dovere una parte giusta di ore. Cosa per cui ho iniziato a pensare che dipende anche molto a) dalla percezione del "tanto"; b) da quanto noi stessi siamo capaci piano piano di velocizzarci su certe cose (con velocizzarci non intendo tirare via, sia chiaro!).

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    5. ps. forse perché per noi di italiano, mi viene in mente, vale davvero il contrario (la prima prova dell'esame di stato è uguale per tutti, in fondo. E dunque noi dobbiamo lavorare tanto tanto, nei professionali e nei tecnici, sui fondamentali!).

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  13. Io invece già non li sopporto più in giro tutto il giorno per casa a litigare di continuo e in pace solo se guardano la TV. E se consideri che la TV si può guardare 1 ora al giorno pensa che meraviglia le rimanenti!!!
    Fra un po' ripartono pure i nonni :(((
    Le tue scaloppine sono meravigliose e ancor più quei semplici, stupendissimi peperoni :)

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  14. Io che non ho voluto fare l'insegnante perché temevo che sarei stata troppo stro... poco comprensiva con i ragazzi, adesso me ne sono pentita perché mi sono resa conto che sarei stata esigente, ma giusta. Ora che mi hai ricordato i 3 mesi di ferie vorrei suicidarmi... ma è molto meglio tuffarmi in queste meravigliose, saporite e profumate scaloppine! Come dire, mangio per dimenticare. :-)))
    Un abbraccio!!!

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  15. @anna lisa in realtà i miei oscillano da giornate che sembrano magiche, ad altre in cui non fanno altro che litigare. e il caldo non aiuta... e poi c'è l'effetto adattamento: si devono adattare alla nuova situazione vacanziera. una volta trovare l'aire, si va dritti fino a settembre, no?

    @mapi secondo me, per quel pochissimo che ti conosco, proprio a pelle, saresti stata una perfetta insegnante. comunque come ci ricorda sopra stefania i tre mesi non sono in realtà tre mesi, sono due e quando c'è l'esame di stato diventano poco più di uno, quindi una cosa umana :-)

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