mercoledì 20 maggio 2015

Di tormenti adolescenziali, principesse e un signor pancarrè allo yogurt

Pancarré allo yogurt gluten free
 

Mia figlia ha quasi quattordici anni, fa la terza media, ed è nel pieno della pre-adolescenza.
Fra le cose che più mi sconcertano, e con le quali faccio più fatica a confrontarmi, ci sono le dinamiche fra ragazzine, che peraltro ci affliggono da quando era alle elementari. Quindi forse la pre-adolescenza c'entra il giusto, anche se con il crescere le relazioni diventano più complesse, nel bene e nel male.
Queste problematiche c'erano sicuramente anche ai miei tempi, ma me le ricordo solo in parte, forse ho rimosso. Adesso, da mamma che osserva e non può intervenire più di tanto per proteggere/aiutare/consigliare la propria ragazza è tosta.
Eppure so che quello che possiamo fare è solo ascoltare con pazienza, aiutandoli a tirare fuori eventuali rospi e sofferenze, e sperando che abbiano una sufficiente autostima e coraggio per affrontare quello che le aspetta.
Perché le relazioni nel gruppo delle pari sono spesso veramente crudeli, e ripetono degli schemi pessimi.
I malefici gruppetti. Che ci sono sempre. Se sei dentro, devi sottostare a regole ferree, mentre se sei fuori...Mannaggia quanto si soffre, soprattutto a quell'età, a starne fuori!
Ma anche starci dentro è piuttosto impegnativo, perché ci sono ruoli, mansioni, compiti da rispettare. Un po' kafkianamente, se vogliamo. 

Quasi sempre in un gruppo c'è una principessa, una capa, quella che da il là a tutto. È lei che decide se sei dentro o sei fuori. È lei che decide come ci si deve vestire (beh... non esageriamo, quello lo decidono le multinazionali della moda...), se le tue scarpe sono fighissime o orrende, se -peggio ancora!- lo è il tuo taglio di capelli. È lei che decide chi viene invitata alle feste e ai ritrovi del gruppo, e quali sono i simboli, le parole d'ordine, la musica da ascoltare. È lei che lancia i mantra, i tormentoni. Nell'era dei social, è lei che tutte omaggiano su Instagram, su WhatsApp, su Facebook.
Non dev'essere semplice fare la principessa. Devi imporre la tua volontà, essere autorevole (sull'autorevolezza, un post a breve). Avere sempre qualcosa di nuovo da dire. Tendenzialmente devi essere cattiva, perché una principessa esiste nella misura in cui esclude qualcuno dal gruppo. Quello è il suo potere massimo, che deve avere il coraggio di esercitare, altrimenti il gruppo non esisterebbe. I gruppi accoglienti sono un'eccezione rarissima, esistono quasi esclusivamente gruppi escludenti.

E poi, come in Eva contro Eva, c'è sempre qualcuna che ambisce a prendere il tuo posto.
Solitamente è la migliore amica della principessa, il luogotenente più fidato. Quella che esegue gli ordini senza fiatare. Anche i più sgradevoli, come fare fuori (metaforicamente, si intende) quelle colpevoli di insubordinazione. O anche solo di aver alzato un po' la testa. O semplicemente quella che deve essere sostituita. 
Tutte adulano la principessa, ma in fondo tutte la odiano, perché vorrebbero prendere il suo posto e non sopportano dover sottostare ai suoi voleri. In primis il luogotenente, che invece tutte odiano in modo più esplicito, perché non c'è bisogno di adularla, ed è solo e semplicemente temuta.
Poi ci sono le gregarie, la massa del gruppo, le yes-girls. Che devono solo adeguarsi, ma almeno non hanno troppe responsabilità, vivono di luce riflessa. Essere gregarie non dà troppe soddisfazioni e mantiene in uno stato di tensione: non si sa mai chi sarà la prossima ad essere esclusa, da un momento all'altro potresti essere tu.

Infine ci sono quelle che sono fuori. Essere fuori è brutto, perché nella maggior parte dei casi chi è fuori vive il perenne e perennemente insoddisfatto desiderio di essere ammessa nel cenacolo. Spesso ne è stata espulsa, quindi la ferita brucia moltissimo.
Quasi tutte passano attraverso questa condizione, una volta ogni tanto. È doloroso, ma formativo, quasi un rito iniziatico.
È l'essere fuori che fa loro scoprire che ce la possono fare anche con le loro gambe, che sono grandi abbastanza per non dipendere dal gruppo.

Il gruppo è come il bozzolo delle farfalle, alla fine se ne deve uscire per diventare adulte.

Ci sono anche delle ragazzine outsider. Nel campionario che mi passa daventi nelle aule scolastiche ne vedo qualcuna. Sono quelle  fuori dal coro, quelle che sono come sono e non come gli altri vogliono che loro siano, come diceva Bob Marley. Non è per niente facile essere delle outsider ma è sicuramente la condizione che sul lungo periodo dà la maggior sicurezza di sé: navigano nel mare aperto delle relazioni fra adolescenti con coraggio e facendosi rispettare, spesso sono sole, ma quasi sempre da una posizione di forza, perché tutte ne percepiscono l'autonomia e il coraggio.

Cosa fare concretamente per aiutare le ragazze che si affacciano al mondo?

Non essere interventiste, non parlare male delle amiche, soprattutto non essere giudicanti.
Nei confronti loro, delle amiche, di tutte.
È della loro vita che si parla, ed è questa la prima volta che se la devono giocare davvero in prima persona. Bisogna lasciarle vivere la loro vita, per quanto doloroso possa essere per noi. 
Però possiamo sostenerle. Far sentire la nostra vicinanza, far loro capire che se anche se la devono giocare da sole è una commedia che anche noi abbiamo recitato ai nostri tempi, e dalle quali siamo uscite, magari con parecchie ferite, ma vive. Ascoltarle tutte le volte che manifestano il bisogno di parlarci, ma senza imporre loro la nostra presenza. Vigilare perché alle volte queste dinamiche degenerano a tal punto che un intervento adulto diventa necessario.
Anch'io a dire il vero non ho bene le idee chiare di quello che posso fare per aiutare mia figlia.

Essendo un'età molto fluida, spesso passano da un ruolo un altro sostanzialmente in virtù dell'essere cresciute.
E se Dio vuole queste dinamiche finiscono, per la maggior parte dei casi, con l'adolescenza.

Aspettare che il bruco diventi farfalla è l'unica vera cosa da fare.
Con pazienza ed amore.
Mordendosi le labbra, talvolta.
Facendo sentire che ci siamo, sempre, ma senza farlo pesare.

Se proprio non ce la fate a stare zitte, e sopportare quello che vedete scorrere davanti ai vostri occhi, trovatevi un'attività rilassante. Panificare è un'attività molto efficace, in tal senso. E se vostra figlia è celiaca, è un'attività che garantirà a entrambe un pane di ottima qualità.

Non avete idea di quanto pane stia producendo in questi mesi...

Questo pancarré ad esempio è frutto di innumerevoli sperimentazioni. È tanto che l'avevo adocchiato sul blog di Anice & Cannella, e mi immaginavo che la presenza dello yogurt avrebbe aiutato l'impasto senza glutine, come accade quasi sempre per gli ingredienti acidi, che sono a mio avviso una mano santa. Però questo non ne voleva proprio sapere di venire come volevo io.
Provando e riprovando, che era il motto dell'Accademia del Cimento ed è il mio motto di panificatrice sglutinata, alla fine venne. Complice il giusto quantitativo di liquidi, la scelta della farina, e anche quella dello stampo. E complice anche la mia testa dura.
Ottimo per la colazione, ottimo per fare sandwich, perfetto per il pain perdu dovesse mai avanzare. 


Pancarré allo yogurt gluten free

Pancarrè allo yogurt
(da una ricetta glutinosa di Anice & Cannella)

Ingredienti
(per uno stampo 25 X 11 cm)


Per il lievitino
  • 100 g di latte tiepido
  • 80 gr di farina per dolci lievitati Dallagiovanna
  • 1 cucchiaino di miele
  • 8 g di lievito di birra fresco
Per l'impasto finale
  • 320 g di farina per dolci lievitati Dallagiovanna
  • 30 g di burro ammorbidito
  • 200 g di yogurt
  • 100 g di acqua tipieda
  • 10 gr di zucchero
  • 10 g di glucosio
  • 8 gr di sale

Procedimento
Ore 8:00
In una ciotola preparate un lievitino con gli ingredienti indicati e fatelo lievitare per circa 1 ora e mezza o fino al raddoppio. (In estate 1 ora, o poco più, è sufficiente)

Ore 9:30
Quando il lievitino ha quasi raggiunto il doppio del volume, mescolate lo yogurt con l'acqua calda in modo da ottenere un liquido tiepido, mettete nell'impastatrice la farina setacciata, il miscuglio di acqua e yogurt, lo zucchero e il glucosio. Lavorate con la frusta a foglia a media velocità, quindi unite il lievitino un cucchiaio alla volta, con l'impastatrice sempre in funzione. Per ultimo amalgamate il burro ammorbidito a pezzetti e il sale, in due volte. Dovrete ottenere un impasto abbastanza appiccicoso.

Ore 10:00
Trasferite l'impasto in una ciotola unta d'olio di semi, e fatelo lievitare fino al raddoppio (ci vorranno tre ore) nel forno con la sola lucina accesa.

Ore 13:00
Rovesciare l'impasto sulla spianatoia spolverata di farina di riso e mais, sgonfiatelo e date un paio di pieghe, e fatelo riposare venti minuti.

Ore 13:30
Formate ora un cordone lungo e piegatelo su se stesso, arrotolandolo a treccione. Posizionate il treccione così ottenute in uno stampo da plumcake da 25 cm, imburrato e infarinato con farina di riso.
Lasciare lievitare circa 1 ora, quindi pennellate con un poco di latte.

pancarré allo yogurt
Ore 14:30
Infornate in forno caldo a 200° sul ripiano più basso per i primi 20 minuti, coprite poi con carta forno la superficie che si sarà già dorata e proseguite la cottura a 180/190° per altri 20 minuti.
Sfornate il pancarrè lasciatelo riposare dieci minuti voltato su un fianco quindi sformatelo e fatelo raffreddare sempre rivoltato su un fianco e scoperto: risulterà molto morbido. 
Giratelo delicatamente un paio di volte mentre raffredda, in modo da farlo asciugare uniformemente.
Quando sarà a temperatura ambiente mettetelo in un sacchetto di plastica. 
Rimane abbastanza soffice anche i giorni successivi data la grande morbidezza ma per la stessa ragione è a rischio muffa, per cui se non pensate di consumarlo entro due o tre giorni, meglio tagliarlo a fette e surgelarle. Ottimo per la colazione e per fare sandwich.

La ricetta è una delle tante ricette che potrete trovare sul mio nuovo libro Il pane gluten free.


Il pane gluten free
Pubblicato da Giunti Editore

13 commenti:

  1. Che ansia questa cosa della crescita. La mia num 1 ha 6 anni, a settembre andrà a scuola e già ora mi ritrovo a pensare a come sarà a 13-14 anni. le notizie di cronaca certo non aiutano. Chiuderle in convento come auspicherebbe mio marito non funziona, vero? :(

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  2. Ma tu vedi nelle logiche delle ragazzine cose diverse da quelle che succedono tra le grandi?......mmmm mi sa che in quel senso non si cresce mai...

    Meglio farci un pane burro e marmellata...

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  3. Ti è venuto perfetto, bravissima!

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  4. intanto per cominciare...ma stai parlando di quattordicenni o delle vips dei vari gruppi FB che ci sono in giro che hanno 20 anni di più? no...te lo chiedo perché hai generato confusione in me! e ti ho detto tutto!!! hai detto cose di una tale verità che non c'è altro da aggiungere. In casa ho un maschio di 21 anni....io per natura propendevo (sottolineo l'imperfetto) per le femminucce, ma da qualche anno a questa parte, vedendo il mondo bastardo in cui viviamo, sono felice di non avere una 21enne, non ce l'avrei fatta, io a morsi me la trancerei la lingua, non sono così paziente come te e hai tutta la mia stima e ammirazione! il tuo post è bellissimo, ma scusa se te lo dico, il tuo pancarrè è da Oscar!! Prima di leggere la farina usata me lo sono un pò immaginato che marca fosse ;-) inutile dirti che te lo copio! bacioni grandi!

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  5. Sono capitata x caso in questo blog meraviglioso.Arrovellandomi tutti i giorni x sfamare 3 bocche fameliche , di cui 2 celiache ( marito e figlio di quasi 17 anni), il trovare idee nuove e gustose mi rallegra...e allora .... GRAZIE Lorenza

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  6. Finiscono????? No, non finiscono, almeno non finiscono per quelle che rimangono eternamente adolescenti che vogliono fare le principesse a vita e le altre le gregarie per sempre. Escludenti? Sì, escludenti al massimo, e assolutiste su ciò che bene e ciò che è male, anche se spesso ciò che è male (nella realtà) diventa ciò che è bene...
    In ogni caso, io mi ricordo quando ero piccola, e avevo il ruolo, senza peraltro volerlo, di principessa, ma forse proprio perché non ho mai esercitato esclusioni (se non autoesclusioni, come da grande) il mio era un bel gruppo. Avevo la consapevolezza di essere diversa e di essere e voler essere fuori da ogni logica... spesso anche adesso è così... non dico che non sia doloroso, a volte si ha proprio bisogno di appartenere, ma sono felice di essere così e che lo sia anche mio figlio, il pargolo n. 3.
    Il pancarrè è meraviglioso, devo trovare la farina...

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  7. Grazie x le tue ricette! Com marito e figlio grande celiaci in casa, ogni giorno è' una sfida per le loro bocche fameliche!!.. Una domanda: posso adattare questa ricetta per farne un panettone salato con l'apposito stampo?..grazie ciao Lorenza

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  8. ciao. una domanda tecnica...visto che dici che la buona riuscita è stata dovuta al mix di tutto compreso lo stampo....x stampo da 25x11 intendi 11 di altezza o larghezza? xkè io non ne trovi alti...grazie delle tue fantastiche ricette ! Libro preso ovviamente :-)

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    1. 25 X 11 sono gli stampi standard da plumcake, 11 è la larghezza.

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  9. ... Giuro che questo post mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Ho rivissuto quello che ho sofferto due volte.... la mia adolescenza, e quella della mia figlia più grande. Le escluse. Io ne ho sofferto in silenzio diventando involontariamente quella che chiami una outsider. Mia figlia piangendo tutte le sue lacrime senza che io potessi né volessi intervenire... senza sapere se facevo bene a starmene fuori con la mia paura di intercedere negativamente sulla sua vita, o se invece avrei dovuto fare qualcosa che andasse al di là dell'abbracciarla e consolarla dicendole che lei valeva molto di più di quelle presuntuose principesse. Ma che dolore vederla soffrire. E quante incertezze... mi sono riletta punto per punto nelle tue parole, sia dal punto di vista dell'adolescente che non ho dimenticato, sia da quello della mamma di figlia adolescente, che non sa che pesci prendere.
    Che dire... per fortuna passa. Per fortuna crescono, maturano, ridono di ciò che erano. Sempre che come dici tu la cosa non degeneri. Per fortuna a noi non è successo.
    Auguri Gaia... il tuo pancarré è bellissimo, le tue spiegazioni chiarissime, il tuo cuore addolorato però mi colpisce molto di più.

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    1. Siamo, o siamo state, tutte nella stessa barca. Adesso noi stiamo per passare a un'altra fase, inizio superiori, mi aspetto il peggio ma anche il meglio, crescere è un lavoro duro... Per loro soprattutto... ma anche per noi, che entriamo in sintonia con le loro sofferenze.
      Le tue parole mi sollevano...
      un abbraccio grande!

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    2. Quando tutto passa, sembra tanto meno grande... spero venga presto quel momento, per te e per lei. Un abbraccio a te <3

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