mercoledì 13 febbraio 2013

Balilah, ovvero di Gerusalemme, melting pot culinario



Sono tornata a partecipare allo Starbooks. Con grande gioia, perché questo lavoro critico sui libri mi piace molto, e mi piace molto il modo di lavorare del gruppo, rilassato ma serio: si fa quel che si può, ma quel che si fa si cerca, nei limiti umani ovviamente, di farlo bene.

E questo libro mi è piaciuto subito moltissimo. A partire dalla copertina. E poi le foto, ma soprattutto il tema. La cucina ebraica. Ebraica? La shakshuka sarebbe ebraica? Ma non era il piatto di cui mi parla sempre il mio babbo, di quando ci si trasferì per due anni in Tunisia? E i falafel? O i falafel non erano un cibo tipicamente mediorientale, arabo mi verrebbe voglia di dire. L'harissa poi, la salsa tipica algerina hot che più hot non si può.
O non si era detto che il libro parlava di cucina ebraica? Ecco, si, si era detto. Ma ci s'era sbagliati.
Il libro parla della cucina di Gerusalemme. Che è una città ebraica, ma anche araba, e anche molte altre cose.
E infatti il libro è scritto a quattro mani, da Ottolenghi, ebreo di origini italo-tedesche, e Tamimi, palestinese.
Ottolenghi e Tamimi sono entrambi chef, e lavorano insieme. Parecchio bene, si direbbe dal libro.
Che ci narra di una città meravigliosa, piena di odori, sapori e colori, un vero melting pot culinario.
C'è un capitolo del libro, dal titolo eloquente: "Finally, a comment about ownership".
Lo cito paro paro:
"In the part of the world we are dealing with everybody wants do own everything. Existence feels so uncertain and so fragile that people fight fiercely and with great passion to hold on to things: land, culture, religious symbols, food - everything is in danger of being snatched away or of disappearing. The result is fiery arguments about ownership, about provenance, about who and what came first. 
As we have seen through our investigations, and will become blatantly apparent to anyone reading and cooking from this book, these arguments are futile."

Tutto questo per dire che lo spirito del libro mi piace molto. Ma, trattandosi di un libro di cucina, vorrebbe dire poco, se le ricette non fossero interessanti. Invece lo sono, e molto.
La prima cosa che ho provato è un piatto semplicissimo, la balilah. Ceci. Semplicissimi ceci. Che, conditi con limone, cipolla e cumino, diventano una squisitezza, alla quale si sono dovuti arrendere anche mio marito e mia figlia, solitamente molto diffidenti nei confronti degli esperimenti che porto in tavola.
Nel libro viene definito uno dei tipici street food palestinesi (leggendo a giro ho scoperto che si tratta di un piatto originariamente libanese), ma nella parte ultra-ortodossa della città si vende, per strada, un piatto, detto arbes, identico alla balilah, tranne che per la sostituzione del cumino con il pepe. Tanto per ribadire il concetto espresso all'inizio. Che fra l'altro era un'idea che mi era già venuta leggendo la Bibbia della "Cucina del Medio Oriente e del Nord Africa" della Roden, che lo ha scritto prendendo le ricette dai suoi amici e parenti, ebrei, sparsi in tutto il mondo.

Le altre ragazzacce dello Starbooks questa settimana vi ammanniscono altre meraviglie, eccole:
- Alessandra e Daniela di Menu Turistico: Pollo con cipolle caramellate e riso al cardamomo
- Laroby di Le chat egoisteSaffron rice with barberries,pistachio& mixed erbs
- Mapi di La Apple Pie di Mary Pie: Quaglie brasate con albicocche secche e ribes
- L'Araba di Arabafelice in cucina!: Ghraybeh
- Vissi di cucina Vissi d'arte e di cucina: Spice cookie
- Ale di Ale only kitchen: Falafel

- Patty di Andante con gusto: Semolina, coconut and marmelade cake
- Ema di Arricciaspiccia: basmati & wild rice with chickpeas, currants & herbs

Ed ora veniamo alla nostra semplicissima ma super-gustosa ricetta.




Balilah
Tratto da "Jerusalem" di Sami Tamimi e Yotam Ottolenghi
Ingredienti
  • 200 g di ceci secchi
  • 1 cucchiaio di bicarbonato di soda
  • 60 g di prezzemolo a foglia piatta (Petroselinum crispum neapolitanum, il nostro normale prezzemolo, diverso dal Petroselinum crispum crispum, quello che in Francia chiamano persil arabe)
  • 2 cipollotti freschi
  • 1 cucchiaio grosso limone
  • 3 cucchiai di olio d'oliva (io di più)
  • 2 cucchiai di cumino in polvere (io in semi)
  • sale e pepe macinato a mulinello 
Preparazione
Il giorno prima mettere a bagno i ceci in abbondante acqua, in cui si sia sciolto il bicarbonato. Lasciarli a bagno tutta la notte (io di più). 
Scolare i ceci e trasferirli in una pentola, coprire con abbondante acqua, far prendere il bollore e quindi abbassare il fuoco e far cuocere a fuoco basso per un'ora/un'ora e mezza (anche due, dico io).

Nel frattempo, mondare e tritare  il prezzemolo e i cipollotti, e metterli in una larga ciotola. 
Pelare al vivo il limone, eliminando tutte le parti bianche, e tagliarlo grossolanamente a pezzi. Versare i pezzi di limone e il succo che è colato nella ciotola insieme a prezzemolo e cipollotti. 

Quando i ceci sono cotti, morbidi ma ancora interi, scolarli dall'acqua di cottura e versarli nella ciotola ancora bollenti. Aggiungere l'olio EVO, il cumino, 3/4 di cucchiaio di sale e una generosa spolverata di pepe. 
Mescolare bene, attendere che i ceci si siano raffreddati fino a  diventare tiepidi, aggiustare di sale e servire.
 

27 commenti:

  1. Questo piatto di ceci semplice con pochi ingredienti ma buoni mi sembra davvero buono e salutare! Un bacione :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è salutare, e la combinazione dei sapori, come spesso accade nei piatti della tradizione, torna così bene che non smetteresti mai di mangiarlo.
      comunque i legumi, in particolare i ceci, con il limone sono un'idea geniale, l'agrume conferisce ai legumi quella leggerezza che mancava, e ne esalta il sapore.
      insomma, semplice ma perfetto

      Elimina
  2. Dopo la tua testimonianza e quella dell'Araba, temo di essermi innamorata del libro.
    un bacio e grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ne sono contenta, perché davvero mi piace. un sacco di belle ricette, di belle foto, ma anche una bella lettura

      Elimina
  3. I ceci penso di averli fatti in tutti i modi possibili e immaginabili ma questo proprio mi manca. Proverò sicuramente perchè non mi riesco ad immaginare la bontà di questo piatto così semplice ma profumato. Sono già entusiasta di questo libro!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. come diceva il maestro manzi, non è mai troppo tardi per impararne una nuova! :-)

      Elimina
  4. delle mille prospettive da cui si poteva iniziare a parlare di Jerusalem, abbiammo scelto la stessa.
    Credo che voglia dire qualcosa :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. in effetti... :-)
      comunque che ottolenghi sia di un'intelligenza fuori dal comune viene fuori chiaramente dalle pagine del libro, e dall'approccio alla cucina.
      è come hai detto tu. una levità gioioa che non farebbe mai smettere di cucinare.

      Elimina
  5. sempre bravissima... e Ottolenghi è una garanzia ;)

    RispondiElimina
  6. Una ricetta che, nella sua grande semplicità, racchiude davvero un mondo.
    Bellissima, e bravissima tu, come sempre! Grazie :-)

    RispondiElimina
  7. Sono appena stata a Gerusalemme, domani cucino riso e hummus vari, adoro i ceci e voglio questo libro!!!
    Uscirà in italiano? Oppure devo leggerlo con il vocabolario accanto... ma forse ne vale la pena!
    Grazie!
    Laura

    RispondiElimina
  8. Figurati la cucina siciliana....

    RispondiElimina
  9. Amo i Ceci in insalata!!!!
    Buoni buonissimi!!!

    Un buon appetito

    Chiara

    RispondiElimina
  10. bello gaia averti tra noi!!! "jerusalem" ci ha affascinate tutte ...ehm..anche Yotam però ci ha affascinate!!! vero??? :-))) bacissimiiiiiiiiii

    RispondiElimina
  11. gaiaaaaaa, meno male che sei tornata allo starbooks!!!
    i ceci mi piacciono anche così, al naturale, figuriamoci questi...
    bellissima la tua presentazione del libro
    un abbraccio

    RispondiElimina
  12. ogni tanto ritornano.... uhhhhhhhhhh ceci!!!!
    gaia carissima, vien voglia di infilarci la forchetta e farne scorpacciata :)

    RispondiElimina
  13. Bentornata cara Gaia, ci sei mancata!!!
    Ehm... sui ceci in insalata sorvolo... non amo i legumi :-( Lo so che ho cucinato anch'io i ceci, ma nei falafel assumono una veste che mi fa impazzire. Prima o poi ce la farò a mangiarli anche così ;-)
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  14. Cara Gaia, un ritardo immorale, ma in questo periodo mi va così, sono uno straccio.
    Io ho un amore viscerale per i ceci. Lo dimostrano le mille ricette che ho sul blog a base di questo legume. E la mia prossima scelta della Starbooks è anche lei una con solo ceci, come la tua. Ma non resisto. Mi piacciono da matti, anche solo lessi con un filo d'olio e nella versione di Yotam, nelle decine di versioni, questo piccolo seme rotondo viene valorizzato al massimo.
    Sono troppo felice che tu sia di nuovo nel gruppo. Un bacio gigante! Pat

    RispondiElimina
  15. Mai mangiato i ceci con il limone... Devo rimediare! Quanto mi piace questo libro!

    RispondiElimina
  16. Antonella Landi16 febbraio 2013 08:11

    Pezzo delizioso, bravissima Gaia.
    Avevo letto del duo artistico-gastronomico sull'inserto domenicale del Sole 24 Ore: sono anche una felice coppia innamorata, dimotrazione del fatto che il sodalizio professionale può funzionare anche quando ci si mette di mezzo l'amore.

    RispondiElimina
  17. Adoro la cucina mediorientale... a cominciare da quella greca! Quindi sono particolarmente felice di questa scelta di ricette.
    En passant noto che questo è il solo blog in cui si riesca a definire il libro come un libro sulla cucina di Gerusalemme, non necessariamente "ebraica", e a non definire il suo secondo autore come "musulmano", ma come "palestinese", due termini non necessariamente equivalenti. Certo che un po' di precisione e forse anche di onestà non guasterebbero a volte per favorire la comprensione, aldilà delle appartenenze.

    RispondiElimina
  18. Ciao Gaia,
    mi è piaciuta molto l'analisi che hai fatto della cucina di Gerusalemme. E' una cucina che mi piace tanto e che conosco anche bene pur non essendo mai stata in Israele. Fantastica!
    Hai scritto un post davvero bello e leggerlo è stato un piacere.
    Grazie e a presto!

    RispondiElimina
  19. Ciao Gaia,
    mi è piaciuta molto l'analisi che hai fatto della cucina di Gerusalemme. E' una cucina che mi piace tanto e che conosco anche bene pur non essendo mai stata in Israele. Fantastica!
    Hai scritto un post davvero bello e leggerlo è stato un piacere.
    Grazie e a presto!

    RispondiElimina
  20. Vai a questo link: ho una sorpresina per te!!! http://chiarainfimoland.blogspot.it/2013/02/il-mio-secondo-premio.html?spref=fb

    RispondiElimina
  21. Un'altra ricetta deliziosa e invitante da un libro che rappresenta davvero il tentativo di unire popoli e culture diverse attraverso la sua ricca e profumata cucina!
    Una cucina che rispecchia in pieno la ricchezza del Popolo che l'ha creata e che ogni giorno la reinventa, con gli stessi profumi ma con risultati mai uguali... e che tu hai interpretato perfettamente, nei sapori e nello spirito!
    Sono veramente felice del tuo rientro Gaia, non sai quanto! :-D

    RispondiElimina

linkwithin

Related Posts with Thumbnails