sabato 18 dicembre 2010

Beni di lusso

Caro Babbo Natale,
questo è stato un anno difficile per la nostra famiglia, abbiamo temuto per mesi che mio marito perdesse il lavoro.
E così i suoi colleghi, tutti uniti nel terrore di quello che sarebbe potuto accadere.
L'angoscia era tanta, anche perché mio marito, e i suoi colleghi, non sono nemmeno dipendenti, ma splendide partite IVA, quindi non ci vuole molto a cacciare una persona, che si trova così la porta sbattuta in faccia nel tempo di dire "Amen" e senza nemmeno uno straccio di ammortizzatori sociali.

Sei stato molto generoso, caro Babbo Natale, con i regali di Natale quest'anno.
Alla fine il lavoro mio marito non l'ha perso, ma l'hanno perso la sua più cara amica, nonché compagna di lavoro da quasi dieci anni, e un altro collega.
Due storie normali, una donna senza marito che adesso deve far tornare i conti a fine mese senza stipendio, e un padre con due figli e una moglie da mantenere.
Poi ci sono gli altri colleghi cacciati, o meglio disdettati, come si dice in gergo, in tutto una quindicina in tutta Italia. Anche loro vite normali, scaravoltate da un tornado che non si vede ma distrugge l'esistenza delle persone.

Niente di significativo, nell'economia del mondo. Niente da prime pagine dei giornali. Cosa sono quindici persone?
Per i dirigenti dell'azienda anzi è solo una splendida notizia, e festeggeranno come sempre il Capodanno con salmone caviale e champagne della miglior marca, godendosi il premio ottenuto per essere riusciti a ridurre i costi ed aver realizzato una perfetta riorganizzazione aziendale.

Cosa conteranno nel bilancio della sua azienda, che fattura centinaia di milioni di euro ogni anno, i pochi spiccioli risparmiati con questa mattanza?
Perché di mattanza si tratta, quando mandi a casa 15 persone, mettendole sul bordo di un baratro, dove cadranno inesorabilmente se non riescono a ritrovare un lavoro in tempi molto rapidi.
Mutui da pagare, bambini da nutrire, pannolini da comprare, cibo, gas, magari una madre malata che ha bisogno di medicine.

Ma chissenefrega!

È il mercato, cari miei, ed ovviamente questo è il migliore dei mondi possibili.

All'amica di mio marito ho regalato una scatola di cioccolatini, fatti con amore in questa settimana, per non pensare a quello che forse stava per accadere a noi e che non è invece accaduto a noi, ma a chi ci stava molto vicino. Mi vergogno quasi, di averglieli dati, perché l'unica cosa di cui lei ha bisogno urgentemente è un lavoro, e non il cioccolato, il pane e non le rose, si sarebbe detto anni fa, ma secondo me, proprio in un momento come questo, ci vuole ogni tanto anche qualche rosa.

Scrivo qui questa storia privata, perché è anche politica, un orribile segno dei tempi.
Nessuno ne parlerà, e ho voluto parlarne io.
Il lavoro, un bene di lusso in questo sfavillante ventunesimo secolo.

Per inciso, sotto la mannaia della disdetta, mio marito e gli altri colleghi miracolati non faranno nemmeno un'ora di sciopero, perché tanto non sono dipendenti, ed anzi si faranno un mazzo tanto, cercando di dimostrare ai capi quanto sono bravi, efficienti, gran lavoratori.
In attesa della prossima mattanza.

Rochers
I cioccolatini si chiamano rochers, e sono a base di mandorle tostate.
Sono (erano) molto buoni, la ricetta l'ho copiata pari pari qui, dal Nanni.

Rochers
Ingredienti
  • 200 g cioccolato fondente (ho usato un 70% di cacao) (¶)
  • 200 g di mandorle sgusciate e pelate
  • 50 g di zucchero
  • 100 g di acqua
  • 40 g di zucchero a velo (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione
Tagliate a filetti (leggi bastoncini) le mandorle una ad una per il verso della lunghezza (io addirittura le avevo con la buccia, e ho pure dovuto pelarle gettandole in acqua bollente per qualche minuto).

Fare uno sciroppo sciogliendo lo zucchero nell'acqua, portare all'ebollizione e mantenerla per 5' circa. Spengere e lasciar raffreddare.
Bagnare i filetti con lo sciroppo e passarli poi nello zucchero a velo.

Disporli sparsi su una placca coperta di carta forno e mettere in forno a 170° circa, sorvegliando la cottura per pochi minuti. Appena cominciano a dorare girarli con una spatola cercando di cuocerli uniformemente sopra e sotto.
Togliere dal forno e lasciar raffreddare.

Sciogliere il cioccolato e temperarlo, nel frattempo intiepidire appena i filetti di mandorle e mescolarli al cioccolato girando bene con una spatola finché sono tutti coperti.

Raccogliere il composto a cucchiaiate e fare dei piccoli mucchietti su un foglio di carta forno aiutandosi anche con un dito.
Lasciar solidificare e staccare poi delicatamente dalla carta forno.

Conservati al fresco e lontano dall'umidità si mantengono croccanti a lungo. Se non vengono prima mangiati.

Sul temperaggio leggete il precisissimo e dettagliatassimo post del solito Nanni.

41 commenti:

  1. ...ed è solo l'inizio Gaia cara...

    RispondiElimina
  2. Meravigliosi i tuoi cioccolatini, amara la tua storia che purtroppo è storia di molti... saranno in troppi quest'anno a vivere un Natale pieno di incertezze e preoccupazioni, e senza voler fare politica né retorica, mi chiedo chi tra i nostri governanti sia veramente cosciente di che cosa significhi.
    Un abbraccio

    Anna

    RispondiElimina
  3. @Vale si, lo penso anch'io Vale...

    Quando sono nata io girava il motto Ce n'est qu'en debut... ma non si rendevano conto del senso vero di questa frase...

    @Anna io penso che invece sarebbe il momento di farla, un po' di politica.
    sono anni che diciamo di non volerla fare, e il risultato è anche questo. perché c'è chi invece continua a farla, pro domo sua.

    RispondiElimina
  4. ... mannaggia Gaia... che sensazione di impotenza, quale rabbia... io credo che te lo possa immaginare...
    ... è almeno dal lontano 94 che predico... ho litigato con tutti... (faremo la fine degli inglesi con la Tatcher dicevo... ) poi due anni fa ho mollato per stanchezza... ma ricomincio a dare evidenti e pesanti segni di insofferenza...

    RispondiElimina
  5. @felix peggio peggio degli inglesi con la Thatcher.

    perché di fatto non è questione di riduzione di costi, ma di mera affermazione di potere.
    alla fine, in un'azienda come quella di mio marito, veramente i conti non li metti a posto mandando via una manciata di persone...

    l'insofferenza dovrebbe tornare, a gran voce. è troppo tempo che, parlo almeno per me, non faccio nulla e preparo cioccolatini.

    RispondiElimina
  6. Sì hai ragione è molto peggio...
    Solo che io mi sento impotente Gaia... ho dato più fiato che potevo, ma due anni fa ho fatto il tonfo, amareggiata, disillusa... non ti nego che probabilmente vivo ancora in stato di choc, perché non riesco a crederci... per me è l'impossibile divenuto realtà (non so se riesci a comprendermi)
    Dimmi tu che cosa possiamo fare? Il fatto di parlarne non è poca cosa...

    RispondiElimina
  7. Gaia, anche noi quest'anno abbiamo da ringraziare Dio per il dono del lavoro che ancora ci fa... tanti colleghi miei sono disoccupati e i liberi professionisti, quelli come mio marito, lavorano sempre meno e quindi sempre meno anche chi lavora con loro e per loro... Le cose non si rimettono a posto licenziando persone, ma siccome i pochi potenti che potrebbero mettere a posto le cose, non vogliono farlo, perché così ci guadagnano, gli altri, i molti, devono fare la fame... ma sembra che se ne accorgano in pochi... persino chi ne subisce le conseguenze sembra non accorgersene... e l'indiferrenza è la cosa peggiore nella quale possiamo ritrovarci, perché così non lottiamo per avere di più, che poi è solo quello che ci spetta... spesso pago le conseguenze di quello che dico, che faccio e che professo e nessuno ne trae guadagno, anche perché spesso sono lasciata sola...
    Che fare?
    P.s. I cioccolatini saranno stati pure poca cosa, ma il gesto è stato una grande cosa, sicuramente arci apprezzata dalla ex (ahinoi) collega di tuo marito...
    Baci

    RispondiElimina
  8. Grazie Gaia per riportarci coi piedi per terra e grazie perchè mi fai sentire molto fortunata col mio lavoro e quello di mio marito. Grazie, perchè storie amare come questa, ci ricordano che dobbiamo apprezzare quello che abbiamo e non lamentarsi di quello che non possiamo avere...
    Un saluto
    Claudia

    RispondiElimina
  9. Gaia, mi dispiace tantissimo per i vostri amici e te lo dico con un nodo alla gola perchè so che cosa vuol dire. Il 9 marzo 2009 sono andata a lavorare come al solito il 10 marzo sono stata licenziata in tronco (assieme alla mia collega) senza preavviso, senza una parola dì conforto e mentre ero in malattia! ho promesso a mio marito che non avrei pianto e non mi sarei abbattuta ma oggi a quasi due anni ho solo il blog a distrarmi....e a casa mia non entra nemmeno uno stipendio :-)) ma finchè c'è la salute....mi consolo con i tuoi magnifici Rocher e mando un abbraccio fortissimo a te, alla tua famiglia e ai vostri amici. :X :X

    RispondiElimina
  10. Sono passati tanti anni ma l'attesa di sapere se si è riconfermati o meno è una cosa che non si dimentica, così come l'amarezza del sollievo quando tocca comunque a qualcun'altro :-(
    Un forte abbraccio a te, a tuo marito e agli amici con l'augurio che questa brutta lotteria non si ripeta. Kat

    RispondiElimina
  11. Mi dispiace per le persone che hanno perso il lavoro.

    Scrivi ricette e le avvolgi di storie vere, come quelle cosette che ti danno nei ristoranti cinesi, come si chiamano? Anche questo è un modo di fare politica, credo...

    RispondiElimina
  12. cara Gaia, non passa giorno che non senta qualcuno che conosce qualcuno che ha perso il lavoro...una catena infinita. Passerà questo momento? Sarà come un dopoguerra? Perchè quel che sta succedendo mi sembra una cosa un po' così...vediamo a chi tocca, chi sarà il prossimo. L'unica cosa che riscontro di NUOVO e positivo in questo momento storico è la solidarietà, di cui purtroppo ci ricordiamo però solo quando prendiamo delle bastonate. Il mondo, i nostri atteggiamenti, la nostra consapevolezza credo debbano proprio cambiare. Un abbraccio sentito, Benedetta

    RispondiElimina
  13. Quando dico che non voglio fare politica intendo solo che non voglio dare la colpa alla destra o alla sinistra... purtroppo stiamo pagando gli errori di mezzo secolo di malgoverno e della formazione di buchi neri che mi sembrano sempre più incolmabili, e non so se un governo di altra tendenza sarebbe in grado di porre rimedio. Quello che so per certo è che chi ha un'enorme quantità di soldi (e chi in questo momento detiene il potere ce l'ha) non può capire DAVVERO le necessità di chi fatica ad arrivare a fine mese, di chi deve crescere i propri figli senza poter contare su entrate consistenti, su chi deve rinunciare all'indispensabile per potersi permettere l'indispensabile..... ho dentro rabbia, dispiacere, un magone immenso per chi si ritrova nella situazione dei colleghi di tuo marito, e come tanti mi sento impotente e piena di rabbia, per chi come dici tu ora si sente contento di aver risolto (??) i problemi dell'azienda mandando a casa una manciata di persone, o chi lascia che tre persone facciano il lavoro di otto, tanto mica tocca a loro, no? Io lavoro nella sanità, ho un lavoro che per ora è sicuro, ma non per questo sono contenta, i pazienti non sono seguiti come dovrebbero perché l'azienda è in crisi nera e l'unica cosa su cui si può risparmiare è il personale. Così non si sostituisce chi è in gravidanza, in pensione, in malattia, non si assume, e se si protesta ci si sente dire che dobbiamo anche ringraziare perché un lavoro almeno ce lo abbiamo. Sono stanca di stare zitta e di vedere ingiustizie e soprattutto divari enormi tra le categorie.Perdona lo sfogo, sono INCAZZATA, ho due figlie che probabilmente non troveranno lavoro dopo gli studi e non potranno permettersi di farsi una famiglia. Come può capire certe cose chi ha quaranta case e passa alla ex moglie 300 mila euro al mese???????

    RispondiElimina
  14. buongiorno.
    la tazza davanti e l'ultimo minuto per andare al lavoro.
    chi ha 40 case e una moglie rifatta potrebbe capire benissimo se non fosse troppo impegnato a salvarsi il posteriore e a spartire i brandelli nostri tra i suoi parlamentari corrompendo con i nostri soldi a destra e anche a manca.
    questi rocher li avrei accettati ma mi avrebbero fatto piangere.
    perchè ancora esistono belle persone.
    vado a lavorare anche io come anna, 5 pensionamenti in un anno, 3 malattie gravi e in reparto non siamo 500 ma 20 e come risultato 12 turni settimanali.

    RispondiElimina
  15. Mi dispiace per i vostri amici... è vero, sono le leggi del mercato... che tristezza.. In compenso questi dolci sono ottimi e io ho pubblicato qualcosa di simile sul mio blog ;))) bacioni e buona domenica

    RispondiElimina
  16. Cara Gaia,
    prima di tutto grazie per aver condiviso questo amaro frammento della vita della tua famiglia. Posso capire il disagio che avete provato nel conciliare il momentaneo sollievo per le vostre sorti e la tristezza per quelle - meno fortunate - dei vostri amici.
    Io penso che una delle conseguenze più nefaste di questa atmosfera di imbarbarimento e terrore legata alla precarietà del lavoro sia proprio il rischio di dimenticare la solidarietà nei confronti di chi si ritrova con la testa tagliata da un momento all'altro.
    Il tuo gesto delicato e affettuoso non avrà cambiato la situazione della vostra amica, ma l'avrà fatta sentire meno isolata, meno sperduta e sicura di poter contare sul sostegno di persone fidate e vicine.
    È già tantissimo, Gaia cara.
    Un abbraccio affettuoso da una papera assai commossa

    RispondiElimina
  17. Cara Gaia, capisco e comprendo perchè mio marito ha passato la stessa identica situazione negli ultimi 6 mesi. Era già stato preallertato per la cassa integrazione quando ha trovato un altro lavoro.
    Sono momenti di ansia e di puro terrore, perchè purtroppo senza uno stipendio non si vive, e non intendo non si vive bene, non si vive e basta.
    Ora è anche lui una "partita iva" senza alcun tipo di garanzia, ma almeno sorride e torna a casa dal lavoro soddisfatto e motivato.
    E' uno schifo perchè da un contratto a tempo indeterminato, con tutte le garanzie che comporta tutto sembra così facilmente distruttibile, ma in fondo è la nostra Italia, quella che continua a proteggere le aziende e non i lavoratori.
    Quanto sono incazzata, permettimelo!

    RispondiElimina
  18. ...che tristezza, davvero. Posso esser contento per voi, perché vi conosco, ma quando si leggono certe notizie anche su gente che non si conosce, si rimane sempre con l'amaro in bocca.

    RispondiElimina
  19. mi dispiace davvero per loro! Mi dispiace per tutti noi (nessuno escluso) che stiamo o ci ritroveremo in questa situazione!
    Cmq non vergognarti hai soloc ercato di far sorrirede per un minuto la tua amica! E' un gesto ammirevole. Hai fatto una cosa bellissima tu conn il tuo poco da dare. Si dovrebbero vergognare coloro che hanno toloto invece ciò che faceva stare bene lei e l'altro collega: "il lavoro", la felicità e la vita! Tutto legato...

    RispondiElimina
  20. Cara Gaia, non ci sono parole, da aggiungere a quelle che tu hai già detto, e che sono quelle giuste, né di meno, né di più. Perché ci sono dei momenti - e ora è uno di quelli - in cui bisogna parlare (poco) per informare e agire (molto) per cambiare. La frase della fantasia al potere, che tu ricordi, continuava così: "continuons le combat". Io ci sono. Fino alla fine.

    RispondiElimina
  21. Carissima Gaia,
    non so se essere sollevata o arrabbiata. Da una parte sono felice che tuo marito non abbia perso il posto, ma penso a tutte le povere persone, che lavorano da anni, con dedizione ed impegno, che si vedono strappar via tutto quello per cui hanno lottato. Vacillare tutte le loro certezze. Perdere la sicurezza nel futuro.

    Sono gelata, e non solo per la temperatura esterna.

    Mi lamento sempre della condizione dei giovani che saranno precari fino a 35 anni e non potranno mai permettersi di avere bambini, sposarsi, avere una casa tutta loro... forse non ho mai riflettuto a come potrebbe essere perdere una cosa che hai già conquistato, e credo sia peggio.

    Mi dispiace tantissimo.

    Per fortuna che esiste il cioccolato.

    Un abbraccio grandissimo,
    Barbara

    RispondiElimina
  22. cara Gaia purtroppo di queste storie oggigiorno se ne sentono tante e nessuno se ne meraviglia più, pensano solo che fortuna che non è capitato a me! e intanto il nostro governo fa finta che va tutto bene... in che mani siamo finiti!

    RispondiElimina
  23. @felix bisogna non perdere la speranza, e la pazienza di parlare, secondo me

    @fantasie anch'io mi trovo spesso a pensare che per fortuna un lavoro ce l'abbiamo ancora, ma quando faccio questo pensiero mi arrabbio anche, perché il lavoro dovrebbe essere un diritto, non un colpo di culo (mi si scusi il francesismo)

    ci sarebbe pure scritto nella costituzione, che l'italia è una repubblica fondata sul lavoro, accidenti!

    @claudia non sono io a far tornare le persone con i piedi per terra. fosse per me mi piacerebbe che restassimo tutti nel mondo della gioia e della fantasia

    @sonia non è facile risponderti. dev'essere durissima. si capisce da come lo racconti, dal ricordo della data ad esempio.
    eppure sai essere così lieve, e a leggere il tuo blog si respira una gran serenità.
    ti ho conosciuta grande pasticcera, ti scopro gran donna, sonia.

    @scribacchini kat ti ringrazio per la solidarietà, che ho sentito molto calda. grazie davvero

    @LGO un modo molto comodo. a volte mi sento come maria antonietta e le sue brioche...

    @apranzoconbea dici che ci sia solidarietà? non lo so. il mondo però secondo me non cambierà solo con la solidarietà, purtroppo...

    @anna capisco benissimo la tua incazzatura, e credo che in questo momento l'incazzatura sia più che sana. ci mantiene vigili. e vedo anche quello che succede nei servizi, io insegno e ho sotto gli occhi ogni giorno il disastro...

    @enza i rocher sono stati accettati in una valle di lacrime, infatti, mia, di mio marito e della sua collega. viviamo in un momento storico in cui è sbagliato stare dalla parte delle persone normali. è tremendo ma è così

    @giulia pignatelli non sono le leggi del mercato. sono le leggi delle persone che fanno il mercato. è una sottile ma fondamentale differenza, per me

    @duck hai usato la parola giusta: imbarbarimento, inteso come cambiamento, in peggio, della cultura di un'epoca. questo stiamo vivendo. e il peggio deve ancora venire...
    grazie della commozione... pensavo che fosse importante condividere, perché mai come in questi casi il privato è politico

    @alem non sai quanto comprenda quello che dici. anche mio marito, molti anni fa, lasciò la (in)sicurezza di un lavoro sicuro per le incertezze del lavoro autonomo.
    anch'io sono incazzata, non sai quanto. la cosa tragica è che si difendono gli interessi non delle aziende tutte, ma di quelle peggiori, quelle che frodano il fisco, non pagano tasse e contributi, che sono insomma cattivi cittadini e imprenditori.
    e magari gli imprendotori onesti non riescono a farcela...

    @zio piero ti ringrazio per la solidarietà. io soo giorni che ho l'amaro in bocca, malgrado i quintali di cioccolatini

    @federica il lavoro, la felicità, la vita, tutto legato. quant'è vero...

    @'povna io faccio pochissimo, lo sai cosa penso. bisognerebbe fare molto di più

    @barbara ma tu fai bene ad essere arrabbiata per le condizioni dei giovani precari che non riescono a costruirsi un futuro. perché senza i giovani non si va da nessuna parte.
    è un sistema che stritola, e non ci fa vivere bene. è così, ma nessuno di noi fa, nella sostanza, niente per cambiare le cose.

    @gio il problema è che non è una questione di governo, secondo me, ma di cultura di un'epoca. di ideologia dominante, comune a chi governa e alla maggior parte di chi è all'opposizione.
    tempi duri!

    RispondiElimina
  24. E' una storia triste. Il lavoro si pensava fosse un diritto, oltre ad un dovere, ma in molte parti del mondo non e' mai stato cosi'. Forse perche' io sono abituata a muovermi, a ri-inventarmi di continuo, ho fatto l'immigrata e pure la fame ma ho imparato ad essere flessibile, mai dipendente psicologicamente dal mercato. La lotta contro le multinazionali, il capitalismo e tutte le sue conseguenze non le ho mai volute abbandonare, ma per colpa dell'ignavia generale mi son trovata piu' di una volta da sola. La maggioranza in Italia parla ancora chiaro: ognuno per se'! La mia fortuna e' non aver mai creduto ai padroni, e se questo vuol dire essere di sinistra allora io lo sono in modo estremo. Per Natale io vorrei un po' di solidarieta' e serieta'. Il mondo cambia e bisogna essere preparati a mettere in discussione l'economia mondiale che e' basata sul mercato del capitale, e non sulla gente.


    Per quanto riguarda la ricetta dei calissons, Si' Gaia, niente cottura, anche se io ho 'cotto' i canditi in un po' d'acqua per farli piu' teneri e sciropposi.

    E poi le mandorle, le ho sbollentate per pelarle.

    Niente glutine :-)

    Buone feste anche a te, alla tua famiglia e alla tua amica, e auguri per un anno migliore, con un governo diverso, e con persone che sappiano in partenza che, a meno che tu non sia un politico in Italia, il 'posto' e' morto.

    RispondiElimina
  25. Spesso mi lamento che la mia pensione voli via e si disperda in mille rivoli..pagamenti a non finire, bollette e via dicendo ma quella almeno c'è tutti mesi per fortuna .
    E spesso mi chiedo con angoscia e partecipazione a chi questa entrata non ce l'ha più....come farà ad affrontare il futuro in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo ora...
    Una mia amica (insegna storia dell'arte e quindi almeno il suo stipendio è sicuro) è entrata in depressione perchè il marito (libero professionista ) da luglio non lavora più....
    Mi chiedo come farò a farle gli auguri per un Natale sereno....
    Spesso però come testimonia il tuo scritto le situazioni sono veramente più disperate......
    Un piccolo commento ai tuoi cioccolatini.
    Al di là della loro bontà innegabile il tuo regalo è stato un gesto d'affetto sicuramente molto gradito
    Buon Natale cara amica!!!!

    RispondiElimina
  26. Capisco benissimo la situazione visto che purtroppo l'ho vissuta anch'io. Perdere il lavoro (a 50 anni) è una cosa che ti distrugge il morale.
    E' molto difficile riprendersi e ripartire in un modo o nell'altro. Purtroppo ormai le aziende italiane per ridurre i costi, riducono il personale oppure spostano le produzione altrove con lo stesso risultato sui dipendenti italiani.
    Non è possibile che non ci sia nessuno che non pensi al fatto che in questo modo ci saranno paesi che per un periodo di tempo aumenteranno le loro opportunità lavorative, ma al contempo ce ne sono altri che le perdono e che non offrono soluzioni. E' una cosa che mi sconvolge.
    Ma purtroppo la colpa è nostra, siamo noi che li eleggiamo, e che acconsentiamo che succedano queste cose. Non ci posso pensare. Tornando ai cioccolatini, mi spieghi come fai a sfilettare le mandorle senza distruggerle? Grazie e ti auguro delle feste serene.

    RispondiElimina
  27. Ciao c'è un Christmas giveaway … che ti aspetta! http://vesselinaivanova.altervista.org/blog/?p=911

    RispondiElimina
  28. Avrai capito dalla gran mole di commenti che questo è un destino che tocca tanti e tanti di noi. Mio marito è senza lavoro e a 42 anni è dura sentirsi già vecchio per il mercato. L'unica cosa che riesco a fare è non angosciarmi per il futuro lontano; viviamo giorno per giorno, il presente è l'unica certezza che abbiamo. Ci arrabattiamo. Pensandola così tiriamo da un anno e non so per quanto tempo ancora ci riusciremo :(.
    Solidarietà piena
    Scusa ma non riesco a fare nessun commento ai cioccolatini

    RispondiElimina
  29. Gaia, grazie per le belle parole, ma si va per inerzia più che altro e quindi di necessità virtù :-D
    ma godiamoci le feste natalizie e tutto il resto va in coda.
    Bacioni :X

    RispondiElimina
  30. Gaia, mi dispiace molto per i tuoi amici,hai fatto bene a raccontarci questa storia... i tuoi cioccolatini e quindi la tua vicinanza avranno fatto senz'altro bene alla tua amica.
    Un abbraccio Arianna

    RispondiElimina
  31. potrei dirti (e sai che lo penso) che non è vero che fai poco. potrei dirti (e sai che lo penso) che se tutti facessimo quel 'poco' sarebbe tanto e l'italia sarebbe un mondo diverso e migliore. potrei dirti (e sai che lo penso) che ognuno dà a seconda delle sue possibilità e delle sue vocazioni.
    invece ti cito un mio grande mito e classico (e pure tuo, se non sbaglio): "Se non puoi brillare come una lampadina, brilla come una candela" (L.M. Montgomery, Anne of Windy Willows)

    RispondiElimina
  32. Questo post va a toccare diverse corde del mio essere, primo perché ho più parenti ed amici che hanno perso il lavoro di quelli che ancora lo conservano, secondo perché hai eseguito egregiamente una mia ricetta e la cosa mi compensa in certa parte il malumore.
    Sono convinto che la tua amica ha apprezzato il tuo dono e sa che se fosse in tuo potere, faresti molto di più.
    Ciao!

    RispondiElimina
  33. Ma va TUTTO bene, invece. Non ti hanno ancora convinto?!?!
    un abbraccio

    RispondiElimina
  34. beh, il mondo cambia soprattutto con le azioni.meno con le parole. però solidarietà ce n'è di più, per forza. quando tu parli di un problema, adesso, sai che di gente con problemi ce n'è tanta e quindi si tende a confividere. vediamo se durerà.intendevo dire questo, adesso c'è più condivisione che in altri momenti, per forza di cose. poi vedremo. è la solidarietà e la condivisione che restano quando i problemi non ci sono più a far la differenza. buon lunedì!

    RispondiElimina
  35. Che rabbia dover accettare ancora queste cose... e quello che fa più rabbia è che anche quando ci si ribella, ci s'incazza, si fa qualcosa, si sciopera... il risultato rimane sempre lo stesso! O sono io che sto diventando pessimista?
    Naturalmente complimenti per i cioccolatini... quando il mondo mi fa innervosire cucinare mi rimette in pace... per un po'... un abbraccio
    Laura

    RispondiElimina
  36. sono davvero periodi difficili, noi abbiamo appena finito un anno di cassa integrazione e un'altro forse ce lo concederanno... ma siamo ne commercio e quindi siamo in deroga, soldi in meno, e niente di più..... e siamo ancora fortunati, ho visto piccoli imprenditori e artigiani con le lacrime agli occhi chiudere attività che da decenni sfamavano le loro famiglie... e tu con le dita incrociate dietro la schiena a dire... per fortuna non ci sono io... a volte basta un piccolo cioccolatino per addolcire l'amara tristezza della vita... grazie di cuore! baci Ely

    RispondiElimina
  37. Non mi ricordo chi l'avesse detto ma ricordo la frase: "puoi dirti veramente vicino a un altro essere umano soltanto se avete pianto insieme". O qualcosa del genere, il senso però è quello. Dopo aver pianto assieme, l'altro giorno quando è successo, ho capito dove finisce la "stupida" parola collega e dove inizia la parola "amica" o "amicizia". Persino solidarietà sembra diventare una parola superata: vivi e senti lo stesso dolore, la stessa disperazione. E non ti consola l'esserti "salvato".
    E' la prima volta che mi capita nella vita, vedere accanto a me una persona spazzata via così. Con una te-le-fo-na-ta!
    La rete è un buffo modo di stare insieme e di non esserlo mai. Allora dico almeno: portiamoci dentro la dignità, quella usiamola sempre. Sappiamo di essere precari (anche se siamo figure professionali in una multinazionale - non giovani analfabeti - e anche qui ci sarebbe tutto da dire!) ma la dignità non ci abbandoni.
    Grazie a tutti, anche da parte mia, per le belle parole.

    RispondiElimina
  38. hai fatto bene a parlarne... ci vorrebbero molte altre voci come la tua per denunciare la situazione attuale dell'occupazione italiana... l'altro giorno ero in filo al supermercato e un uomo si è avvicinato al signore subito dietro a me... il signore gli ha chiesto "come va?", "male" ha risposto l'uomo... "sono a casa da un anno" e si va avanti a stento!!!
    Purtroppo, rimango della mia convinzione che partire, lasciare l'Italia e trasferirsi all'estero come hanno fatto gli emigranti nel 50 sarebbe la cosa migliore... non tanto per noi, ma per dare un futuro migliore ai nostri figli!!
    Ti abbraccio e tieniamo duro
    Mara

    RispondiElimina
  39. Gaia, che dire? Ho già detto molto sull'essere precario in Italia, e mi si stringe il cuore ogni volta che sento le storie di noi precari. E' vero che ti senti in colpa se sei meno precario degli altri, è una guerra che ci sta distruggendo e la cecità di chi aumenta i suoi profitti per l'ennesima barca, l'ennesima auto extralusso, è sempre più cieca...il vero lusso è l'amore, l'amicizia, il piccolo gesto che tu hai fatto nei confronti dell'amica ed è un lusso che ti graffia l'anima, perchè ti sembra di aver fatto così poco...ma non è così.

    RispondiElimina
  40. Cara Gaia non posso che essere d'accordo con te e qui da noi è molto peggio, credimi. Solamente le misure che stanno attuando per risollevare le casse dello stato sono pura follia. E poi chi paga? I pensionati, gli operai..non certo i ricconi che hanno fatto la loro fortuna precedentemente! Mio marito è impiegato in una ditta che all'inizio dell'anno contava 32 persone ora sono rimasti in 3! Da settimane i trasporti sono paralizzati e metà dei negozi chiusi per fallimento. Potrei continuare ancora per molto..l'unica certezza che ho è che così non si può andare avanti. E la gentilezza fa sempre bene,a chi la fa e a chi la riceve, assieme ad una parola buona, un cioccolatino..Ti abbraccio e vi auguro un sereno Natale

    RispondiElimina
  41. Ciao Gaia,

    parto dai cioccolatini per dirti che hai fatto un gesto bellissimo. Quando sei in un periodo buio anche un piccolo gesto come quello dei cioccolatini è un raggio di sole che squarcia le nubi e riscalda il cuore. E se anche durasse per solo un attimo resterà comunque prezioso e apprezzato.

    Per quanto riguarda la situazione economica e del mondo del lavoro credo che non ci sia da aggiungere altro a quello che è stato detto prima di me. Credo che adesso dall'analisi si debba passare all'azione, con piccoli passi, cambiando prima di tutto noi stessi e le nostre abitudini di vita... Consiglio a tutti di leggere un libriccino di Francesco Gesualdi (scaricabile gratuitamente a questo indirizzo http://www.cnms.it/sites/default/files/altravia.pdf) e intitolato: "L'Altra Via - Dalla crescita al benvivere, programma per un'economia di sazietà."

    Io l'ho trovato illuminante... sia sul nostro presente che sul futuro che ci stanno propinando e su quello che invece andrebbe costruito dal basso!

    RispondiElimina

linkwithin

Related Posts with Thumbnails