venerdì 27 giugno 2014

Curry piada senza glutine

babà

Piada. Buonissima piada.
Cibo di strada meraviglioso, sono davvero grata a Tiziana che mi abbia dato la possibilità di farla, perché per qualche oscura ragione non l'avevo ancora fatta. Avevo fatto pani magici, piadine azime, famolo strano, ma la traditional meravigliosa piadina, ancora no. E piadina sia!

La ricetta di Tiziana è proprio una bella ricetta, ma questo mese, presa fra scrutini e figli a casa che rompono dalla mattina la sera (no, la mistica della maternità non abita da queste parti, soprattutto ultimamente) ho avuto una serie di disavventure. Il primo impasto sono riuscita a farlo andare a male, lievita oggi lievita domani, alla fine dopo 72 ore si era un po' stufato di stare lì e aveva prodotto degli inquietanti pallini grigiognoli.
Per quanto riguarda il secondo, lo confesso, ha lievitato meno delle 48 ore previste, solo 24, perché mi sono resa conto che o facevo così o non avrei fatto in tempo a partecipare. Spero vada bene lo stesso.
Poi c'è la questione farine. Io tengo i mix di farine senza glutine in una serie di barattoli, in quello giallo c'è quello per la frolla e la brisé, in quello rosso quello per i dolci lievitati, in quello bianco quello per il pane e la pizza. Sono miscele di farine o naturali o dietoterapeutiche, che faccio via via e conservo per non dovermeli preparare ogni volta. Beh.... Ieri vado a preparare l'impasto per la piada e senza starci tanto a pensare prendo il mix per frolle e brisé. In effetti la consistenza non era esattamente quella che mi aspettavo, ma sono andata a diritto, visto che ero in ritardo e sarei dovuta uscira già da mezz'ora.
Quando oggi vado a riprenderlo, mi sembra sempre un po' strano, e poi ripenso ai gesti di ieri, e soprattutto ai barattoli che ho aperto... Ero disperata, già pronta a gettare la spugna, poi mi sono detto che tanto valeva provare. E bene feci! Queste piadine sono venute splendide, morbidissime, flessibili... Avevo sì aggiunto un po' di farina per pane integrale, magari è stata quella a fare il miracolo, ma mai avrei pensato che con un mix per frolla sarebbe venuto un lievitato così buono e morbido.

Per quanto riguarda il ripieno, all'inizio non mi veniva l'ispirazione, poi, complice lo Starbooks di questo mese, complice il piada-mundial, sono stata illuminata sulla via di Goa. Il ripieno doveva essere un curry!
E mi è venuto in mente Simon, un amico perso di vista tantissimi anni fa, che era un tipico esempio di quella borghesia anglo-indiana di seconda o terza generazione. Padre indiano, madre inglese, cucinava divinamente. Da lui ho imparato a fare le patate arrosto, da lui ho scoperto cosa fossero gli yorkshire pudding e quando fossero buoni, da lui ho mangiato una cosa molto simile a quella che vi propongo oggi, ovvero una pita ripiena di piccantissimo curry accompagnato da pomodori, cipolle e cetrioli, per attenuarne il piccante ovviamente. Semplicissimo, e divino.
Io oggi ci ho aggiunto anche qualche fetta di mango, che ci sta davvero bene. e questo è la mia proposta per l'MTC di giugno.
Che mi ha fatto capire che i miei figli non sono più bambini. Perché gli piace un sacco il curry, e se è piccantino, ancora di più, perché sono diventati un po' curiosi (oddio, la grande lo era già, era il piccolo a non volerne sapere, delle sperimentazioni gastrofighette della sua mamma), perché mangiano cipolla cruda senza protestare, e anzi ne vogliono ancora.

La ricetta è una delle tante ricette che potrete trovare sul mio nuovo libro Il pane gluten free.


Il pane gluten free
Pubblicato da Giunti Editore



Curry piada

babà

Ingredienti
(per sei persone)
Per le piadine
  • 150 g di farina per pane Nutrifree Fibra +  (¶)
  • 150 g di farina di riso finissima (¶)
  • 100 g di strutto
  • 80 g di amido di tapioca (¶)
  • 75 g di amido di mais (¶)
  • 45 g di fecola di patate (¶)
  • 150 g di latte parzialmente scremato
  • 150 g di acqua 
  • 15 g di lievito istantaneo per torte salate (¶)
  • 10 g di sale
  • 5 g di xanthano  (¶)
  • 1 pizzico di bicarbonato di sodio 
Per gli straccetti di pollo al curry
  • 800 g di petto di pollo a fettine
  • 400 g di yogurth bianco naturale
  • 2 cipolle
  • 4 cm di zenzero fresco
  • 2 spicchi d'aglio 
  • 3 peperoncini piccanti freschi 
  • 5 capsule di cardamomo 
  • 5 chiodi di garofano 
  • 1 stecca di cannella di 3 cm 
  • 1 cucchiaino di semi di coriandolo 
  • 2 cucchiai di curcuma
  • brodo vegetale
  • olio extra-vergine di oliva
Per la finitura 
  • 1 cipolla di Tropea
  • pomodori insalatari
  • un cetriolo 
  • un mango
  • 2 tuorli
  • 2 cucchiai colmi di zucchero
  • 2 cucchiai colmi di amido di mais (¶)
  • 1 limone

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE, oppure il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Procedimento
Preparare le piadine 
Fate ammorbidire fuori dal frigorifero lo strutto per mezz'ora prima di usarlo.
Nella ciotola della planetaria setacciate le farine, il lievito, il bicarbonato lo xanthano. Accendete l'impastatrice (gancio K) a bassa velocità e versate a filo il latte mescolato con l'acqua calda (in modo tale da ottenere un liquido tiepido). Quando si è ottenuto un composto già un po' omogeneo, unite lo strutto in tre mandate, sempre con l'impastatrice in azione.
Lavorate per qualche minuto, poi cambiate il gancio e impastate per cinque/dieci minuti.
Mettete in una ciotola e fate riposare 48 ore (io 24) sul ripiano più alto del frigo. D'inverno si può anche lasciare fuori.
Riprendetela il giorno successivo, se in frigo tenetela fuori dal frigo un paio d'ore, quindi fate 6-7 palline e fatele riposare mezz'ora. Stendetele con il mattarello ad un'altezza di 3/4 mm. Nel frattempo scaldate l'apposito testo per piadine (io una normalissima padella anti-aderente) e cuocetele pochi minuti per parte, mettendole via via impilate su un piatto per mantenerle al caldo.

babà

Preparare gli straccetti di pollo al curry
Tritate nel macina-spezie i semini delle capsule di cardamomo, i semi di coriandolo, i chiodi di garofano e la cannella, e fate tostare la polvere così ottenuta per un paio di minuti in una padella anti-aderente senza nient'altro, per far sprigionare gli aromi.
Nel frattempo tagliate le fettine di pollo a straccetti, e lasciatele insaporire mescolandoci un cucchiaio di curcuma e i peperoncini tritati (senza semi) per almeno un quarto d'ora.
Tritate la cipolla, gli spicchi d'aglio sbucciati e lo zenzero. In un wok mettete qualche cucchiaio di olio, versateci le spezie, fate insaporire l'olio per un paio di minuti quindi unite la miscela di cipolle, aglio, zenzero e peperoncino. Cuocete per qualche minuto sempre mescolando.
Unite gli straccetti di pollo e fate insaporire, sempre mescolando, bene il tutto, in modo che il pollo cominci a rosolare un po'.
Quando sono rosolati unite lo yogurth, mescolate bene e lasciate insaporire un paio di minuti, quindi unite il brodo vegetale e fate cuocere finché il pollo è ben cotto e il sughetto si è ritirato: trattandosi di un curry da mettere dentro le piadine, dovrà risultare piuttosto asciutto, assolutamente non brodoso.

Comporre le curry piade
Lavate i pomodori e il cetriolo, mondate la cipolla e tagliateli tutti a fette e metteteli in un colapasta a fare l'acqua.
Con i pomodori fate una dadolata grossolana, tranne alcune fette che terrete da parte intere.

Sbucciate il mango e tagliatelo a fette.

In ciascuna piada mettete un po' di dadolata di pomodori, due fette di cetriolo, qualche anello di cipolla, due fette di pomodoro due fette di mango. Unite due cucchiai o più di straccetti di pollo, chiudete a tasca e... sbrodolatevi felicemente!

Con questa ricetta partecipo alla sfida di giugno 2014 dell' MTC.
La ricetta originale di Tiziana del blog L'ombelico di Venere


Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day 
una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living.


I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

venerdì 20 giugno 2014

Buon compleanno babbo, e génoise al cioccolato con ganache all'arancia

genoise cioccolato arancia

E così la settimana scorsa mio babbo ha compiuto ottant'anni.

Ottant'anni non sono pochi, quando uno compie ottant'anni, comunque la rigiri, nessuno gli può più dire, anche seguendo le pessime storture giovanilistiche moderne, che è "GIOVANE".
A ottant'anni sei vecchio, fuori di ogni possibile dubbio.

Qui nessuno si può lamentare.
Certo, ha una colonna dorsale così sghimbescia che sembra un convolvolo rampicante, piena di placche e chiodi.
Ha pure problemi all'anca.
Non ci sente tanto bene.
Non si ricorda un sacco di cose, ma questo lo faceva anche a trent'anni: è rimasta negli annali quella volta che parlando con mia madre (sottolineo che sono figlia unica...) le disse "... Dai... Lei... Nostra figlia... Come si chiama?"
Ha la pressione alta, e il colesterolo pure (per uno che mangia pane burro e acciughe per merenda da anni, molto burro ovviamente, è il minimo)

Però sono tutte cazzate. Sostanzialmente sta bene.

Rompe come sempre. Tendenzialmente urla. O si assenta. Urla perché non gli si permette di assentarsi come vorrebbe.

Ha fatto l'architetto tutta la vita, poi quando è andato in pensione si è dato alla filosofia.
Adesso va a tutte le conferenze che tengono in città, e ogni tanto ne tiene qualcuna pure lui.
Su argomenti tostissimi, da Spinoza a dei filosofi indiani che manco so come si chiamano.
Segue dei corsi all'università. 
È anaffettivo, abbastanza egoista, se ho speso milioni da ennemila strizza-cervelli è sicuramente per colpa sua, però gli voglio bene.

L'altro giorno l'abbiamo festeggiato, c'erano una serie di amici.
Un pranzo di combattenti e reduci favoloso, fra quello che non ci sentiva, e quello che parlava dei nipotini, e la nonna sprint che sparava foto a raffica con l'iPad ultimo modello.
Divertente.

Gli ho fatto questa torta.

Buon compleanno babbo!

Génoise al cioccolato aromatizzata all'arancia
Ingredienti
Per la génoise
  • 80 g di farina di riso + quella per infarinare la tortiera (¶)
  • 30 g di fecola di patate (¶)
  • 20 g di farina di tapioca (¶)
  • 30 g di cacao amaro in polvere (¶)
  • 130 g di zucchero semolato
  • 20 g di miele millefiori
  • 4 uova intere
  • 40 g di burro + quello per imburrare la tortiera
  • sale
Per la ganache montata all'arancia
  • 200 g di cioccolato al latte (¶)
  • 200 g di panna
  • 20 g di glucosio
  • la buccia grattata di un'arancia non trattata
Per la glassa
  • 200 g di cioccolato fondente al 70%(¶)
  • 180 g di panna liquida
  • 30 g di glucosio
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Tempo di preparazione: 70 minuti

Tempo di cottura: 35 minuti

Preparazione
Preparare la génoise
Preparate un bagnomaria caldo ma non bollente, e montate a bagnomaria, con le fruste elettriche, le uova insieme allo zucchero e il miele fino ad ottenere una massa bianca e spumosa. Bisogna sbatterla per almeno un quarto d'ora, e solo quando “scrive” si può smettere di montare.
Setacciate le farine, gli amidi e il cacao in polvere direttamente sul composto di uova e zucchero, che avrete tolto dal bagnomaria, amalgamandoli delicatamente con una spatola, dall'alto in basso, e per ultimo unite il burro fuso e fatto raffreddare, sempre mescolando delicatamente con la spatola, per non smontare. Versate l'impasto in una tortiera di 23 cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata con farina di riso, e infornate la génoise sull'ultimo ripiano del forno preriscaldato a 170° C. Deve cuocere per 35 minuti, e comunque fate la prova stecchino. Una volta tolta dal forno, la torta deve riposare 10 minuti, quindi va sformata e lasciata raffreddare su una gratella per dolci. Può essere utilizzata anche il giorno seguente, a patto di avvolgerla, una volta fredda, nella pellicola o nell'alluminio, per evitare che secchi.

Preparare la ganache montata
Scaldate la panna con il glucosio e la buccia d'arancia in un pentolino, e lasciate in infusione per una ventina di minuti, per dar tempo alla buccia di arancia di sprigionare tutto il suo aroma. Nel microonde a bassa potenza, oppure a bagnomaria, fate fondere il cioccolato tagliato a piccoli pezzi.
Fate prendere l'ebollizione alla panna aromatizzata all'arancia.
Unite il cioccolato fuso alla panna calda, mescolando con una spatola, quindi mettete il tutto su un bagnomaria freddo e montate la ganache con le fruste finché non diventa della consistenza di una panna montata.
Mettetela in frigo, è pronta per essere usata.

Preparare la glassa
Tagliate il cioccolato a piccoli pezzi, e nel frattempo scaldate la panna insieme al glucosio, mescolando finché sono ben amalgamati.
Unite il cioccolato alla panna, e mescolate velocemente con le fruste finché il cioccolato non si scioglie.
Tenete da parte.

Completare la torta
Tagliate la torta ormai fredda a metà e versateci sopra la ganache montata, livellandola bene con l'apposito coltello (ma va bene anche una normalissima spatola). Ricomponetela, quindi mettetela su una gratella per dolci sopra una capiente ciotola. Spalmatela con la marmellata di arance amare, e infine versateci sopra la glassa (che dovrà calda ma non bollente, intorno ai 50°) senza toccarla.
Lasciare la torta in frigo per almeno due ore prima di mangiarla.

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Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (fri)Day, una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living, per condividere la buona cucina senza glutine con tutti, celiaci e non.

Le regole oramai dovreste saperle, ma vi lascio il nostro banner perché è sempre meglio ripetere.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

Semplice, no?

E allora, vi aspettiamo in tanti per il 100% Gluten Free (fri)Day! #GFFD

La ricetta è tratta dal mio libro, pubblicato da Giunti Editore.

http://www.giunti.it/libri/cucina/pasticceria-gluten-free/

venerdì 6 giugno 2014

Quinoa, roveja e carciofi per il #GFFD

quinoa con carciofi e roveja

Oggi è finita la scuola!

W la sQuola! 

La scuola fatta soprattutto da insegnanti appassionati, animati da spirito di servizio, incuranti dell'orologio, sinceramente dediti all'educazione e alla formazione degli alunni.

Ognuno con il suo stile, ché per fortuna non esiste un unico tipo di insegnante bravo, ne esistono tantissimi, il severo, il distaccato, l'empatico, lo spiritoso, l'ispirato, l'ironico, ma tutti accomunati da un tratto distintivo.
Che ci tengono.

Alla scuola come istituzione, ma soprattutto ai ragazzi.
Proprio quelli lì che ci passano davanti anno per anno. Si ricordano i loro nomi, conoscono i loro punti di forza e i punti deboli, sanno, o cercano, di far loro trovare un motivo per studiare, andare avanti, impegnarsi. Sono i docenti "Non uno di meno", e per fortuna che esistono, e non sono minoranza.

Poi però c'è il collegio.

Il collegio dei docenti.

La mia prima volta è stato un trauma, dal quale non mi sono più ripresa.

Tutti quelli che hanno dei figli, dovrebbero assistere a un collegio dei docenti, una volta nella vita.

Meglio se prima dei colloqui con gli insegnanti dei propri figli.

Quando l'insegnante di italiano parte con le solite geremiadi sul fatto che la classe di vostro figlio, "è ingestibile", e "fanno troppa confusione", "chiacchierano sempre", "non ascoltano", e, soprattutto "NON SONO SCOLARIZZATI!" potreste tirare fuori dal cappello la registrazione audio dell'ultimo collegio, dove tutti -via, su, siamo generosi, quasi tutti- chiacchierano ininterrottamente dall'inizio alla fine, e la preside è costretta a richiamare i docenti più e più volte, finché va avanti incurante del rumore assordante, con l'unico obiettivo di arrivare il prima possibile alla fine.

All'insegnante di inglese che di vostro figlio dice che "parla in continuazione", "manca di rispetto agli insegnanti" "è scorretto", potreste far vedere il video del collega che durante tutto il collegio, dall'inizio alla fine, senza soluzione di continuità, parla.
Discorre dei cavoli propri, discetta delle classi ingestibili, si accalora perché gli alunni parlano sempre, ti racconta i propri problemi, si sdegna (a tono altissimo) per gli alunni maleducati, conciona contro il ministero.
E intanto parla... parla... parla... e neppure a bassa voce!

E poi ci sono quelli che intervengono a sproposito, senza il senso del tempo e dell'opportunità.
Che uno si domanda come facciano ad insegnare, se quando aprono bocca ti vergogni per loro.

La maggior parte è appassionato, ci crede, si spende anima e corpo, ma durante il collegio tutto questo passa inosservato, fagocitato dal brusio di un corpo docente che sembra davvero un unico, rumoreggiante corpo, querulo, corporativo, frivolo, maleducato, irrispettoso, accidioso, demotivato, e, diciamolo, per niente ma per niente scolarizzato.

Io quasi quasi i collegi docenti li abolirei.

Non so mica se ce la meritiamo davvero tutta questa democrazia.

Quinoa con roveja e carciofi
Ingredienti
Per quattro persone
  • 125  g di quinoa bianca
  • 125  g di quinoa rossa
  • 1 cipolla rossa
  • 1 spicchio di aglio vestito
  • 4 carciofi
  • 150 g di roveja
  • 1 pezzetto di alga kombu
  • olio extra-vergine di oliva
  • timo
  • maggiorana
  • sale
  • succo di limone
Piatto senza rischi di contaminazioni da glutine. Lo può fare e mangiare chiunque senza problemi.

Procedimento
La sera prima mettere a bagno la roveja.
Il giorno seguente lessarla in abbondante acqua salata insieme a un pezzetto di alga kombu per circa un'ora.
Quando è cotta, metterla da parte.
Sciacquare la quinoa bianca e rossa, e farla bollire per 15 minuti in abbondante acqua salata.
Scolare e mettere da parte.
Mondare e tagliare a spicchi i carciofi, e metterli in acqua acidulata con un po' di succo di limone.
Mondare e tagliare sottile la cipolla, e farla appassire in una padella con tre cucchiai di olio.
Quando è appassita aggiungere lo spicchio d'aglio schiacciato ma non sbucciato e i carciofi.
Farli rosolare a fuoco vivo finché sono cotti ma croccanti.

Aggiungere la quinoa, la roveja, un altro cucchiaio d'olio, le foglie di due o tre rametti di timo e un cucchiaio di foglioline di maggiorana. Aggiustare di sale.
Far cuocere qualche minuto sempre mescolando per armonizzare i sapori.

Si può servire sia caldo che freddo

NOTE
  • Roveja: la roveja è un legume antico, somiglia a un grosso pisello nero, di sapore è una via di mezzo fra ceci e lenticchie. Mantiene la cottura, non si rompe, è assolutamente da tenere in considerazione
  • Alga kombu: cuocendo i legumi insieme a un pezzetto di alga kombu si ammorbidiscono più facilmente. C'è chi la mangia. Io no.
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Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (fri)Day, una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living, per condividere la buona cucina senza glutine con tutti, celiaci e non.

Le regole oramai dovreste saperle, ma vi lascio il nostro banner perché è sempre meglio ripetere.

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venerdì 30 maggio 2014

Pane bianco comune per il #GFFD

Pane bianco comune con farina Dallagiovanna

Il fatto che io mercoledì abbia pubblicato un post e mi sia dimenticata di dire che era il mio compleanno la dice lunga sul mio stato di confusione mentale.

Oggi riesco a pubblicare solo a quest'ora assurda, ora in cui nessuno legge i post soprattutto di venerdì e che quindi non favorisce la crescita e il successo di questo agonizzante blog.

Insomma, una strategia di auto-promozione veramente efficace :-)

Però il #GFFD non me lo voglio perdere. E questo pane merita di essere pubblicato. Basta guardarlo per capirlo.

La ricetta è una delle tante ricette che potrete trovare sul mio nuovo libro Il pane gluten free.


Il pane gluten free
Pubblicato da Giunti Editore


Pane bianco comune con farina Dallagiovanna
Ingredienti
  • 500 g farina per pane e pizza del Molino Dallagiovanna
  • 400/430  g di acqua tiepida
  • 5 g di lievito di birra secco
  • 30 g di olio extra-vergine di oliva
  • 1 cucchiaino di miele
  • 10 g di sale
  • farina di mais finissima per la spianatoia
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Procedimento
Semplicissimo.
Sciogliere il lievito in 400 g di acqua tiepida con un cucchiaino di miele e un cucchiaio di farina. Mescolare. Quando fa la schiumetta aggiungere il resto della farina setacciata e cominciare ad impastare (io in planetaria con gancio K).
Decidere se bisogna aggiungere un altro po' d'acqua oppure no. Io amo gli impasti idratati, ma non deve essere troppo morbido. 
Quando l'acqua è stata assorbita dalla farina aggiungere il sale e l'olio.
Continuare ad impastare per una decina di minuti.

Far lievitare coperto (io nella ciotola della planetaria) finché non raddoppia o anche triplica.

Rovesciare sulla spianatoia infarinata con farina di mais finissima. Sgonfiare, dare qualche piega del secondo tipo, schiacciare l'impasto, togliere una pallina di impasto e arrotolarlo a formare il filone.

Metterlo a lievitare in un cestino di lievitazione ovale infarinato sempre con farina di mais, con la chiusura sopra.

Mettere la pallina di impasto in un bicchiere di acqua. Quando viene a galla vuol dire che si è a buon punto della lievitazione: si può accendere il forno alla massima temperatura con la refrattaria o, se non la si ha, la leccarda dentro, all'ultimo livello in basso, e una teglia sul fondo.
Quando raggiunge la temperatura rovesciare il filone sulla refrattaria o la leccarda (che così avrà la chiusura sotto), fare qualche taglio trasversale e versare un po' d'acqua nella teglia, che così svilupperà vapore che favorisce la creazione di una crosta croccante e sottile.
Far cuocere 10 minuti alla massima temperatura quindi abbassare il forno a 200 ° C.
Cuocere in totale un'ora, e comunque finché il filone, tolto dal forno e battuto sul fondo, emette un suono cavernoso.
Far raffreddare su un tagliere di legno.


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Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (fri)Day, una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living, per condividere la buona cucina senza glutine con tutti, celiaci e non.

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mercoledì 28 maggio 2014

Babà

babà

In questo periodo sono sempre di corsa, e, soprattutto, sempre alla rincorsa.

Quando Antonietta ha pubblicato la sua ricetta per la sfida di maggio sono stata felicissima, finalmente un lievitato. Mi piace un sacco sperimentare con i lievitati senza glutine, e il babà non l'avevo mai fatto. Che ci crediate o no, non l'ho nemmeno mai mangiato, neppure in versione glutinosa. Insomma, una scoperta su tutti i fronti.

Ho cominciato a pensare alla crema.
Ma quando sei sempre di corsa, e alla rincorsa, le idee non vengono.

Le idee vengono quando si lascia la mente libera di girellare a caso, quando ci si annoia, quando ci si perde.
Le idee sono figlie dell'ozio. Ancor meglio, della noia.
Se uno è sempre di corsa, alla rincorsa, le idee latitano. Magari si sarà molto reattivi, ci si darà da fare, si faranno cose, ma l'idea luminosa che ti svolta la giornata, la soluzione creativa a un problema, quelle no, non vengono fuori dallo stress, ma dal suo contrario.
Su questo dovremmo riflettere più spesso noi genitori di figli a cui riempiamo le giornate di attività extra-scolastica, ma ci dovrebbero pensare anche i manager aziendali che pensano che spremendo come limoni i dipendenti si ottenga il massimo della produttività. Magari sarà produttivo, ma non è innovativo, e senza innovazione, senza idee nuove, le aziende, come le persone, non vanno avanti.

Tutto questo pippone pure un po' pretenzioso per dire che non c'è stato verso, non mi sono venute delle idee valide per questi babà. Le uniche idee che mi erano venute sono state via via "prese" da altri blog, e anche se non è proibito proporre soluzioni simili, a me non piace.

E poi c'era lei, la ricetta originale, che mi ronzava nella testa. Ma se io un babà non l'ho mai nemmeno mangiato, o non sarebbe meglio rifare prima di ogni altra cosa la ricetta della tradizione, e solo in un secondo momento gettarsi sulle sperimentazioni?

Sì, alla fine mi è parso decisamente meglio.
Così ho fatto i babà di Antonietta, versione con lievito di birra, con la farina per dolci lievitati del Molino Dalla Giovanna, che mi sembra abbia un'ottima resa, e li ho farciti con una crema pasticcera.
In realtà qui è saltato fuori il primo pasticcio, ché quando ho fatto la crema, e nel mentre parlavo con mia figlia, il tutto alle sette del mattino, mi sono lasciata andare la mano col latte.
Col risultato che è venuta una crema parecchio fluida, molto più di quanto avrei voluto. Una via di mezzo fra una crema pasticcera e una crema inglese.

A ulteriore riprova che quando si fanno le cose in fretta, e ci tirano la giacchetta da mille lati, diventa un po' difficile fare le cose. Non mancano solo le idee, ma anche la precisione, l'organizzazione, lo stile.

I babà non sono un lievitato qualunque: prima tre lievitazioni, poi cuoce, poi va bagnato, poi ricoperto di marmellata, poi bagnato con qualcosa di alcolico, e infine servito cosparso di una qualche crema.

Per organizzare i tempi di tutto questo ambaradan, e fare tutto per benino, ci vuole testa.

Io la testa non l'avevo a disposizione, e ho sbagliato sia la crema, sia le lievitazioni, che da tre sono diventate quattro.

Probabilmente finirò fuori concorso, e anche se non ci finissi, non cambierebbe molto, perché ho visto ricette molto professionali che a me mancano del tutto.
Sicuramente questi babà li riproverò.
Intanto ci tengo a fare i complimenti ad Antonietta perché è davvero un bellissimo impasto, di grande soddisfazione, anche in versione senza glutine.
Usciti dal forno erano di una morbidezza spaziale. Li ho preparati il giorno dopo, e devo ammettere che avevo perso la loro verve, cosa purtroppo molto frequente nei lievitati senza glutine, soprattutto quelli briosciati.  Li ho messi qualche secondo nel micro-onde per rivitalizzarli e si sono ripresi molto bene.

Babà senza glutine con crema morbida

babà

Ingredienti
(per sei persone)
Per i babà 
  • 300 g di farina per dolci lievitati del Molino Dalla Giovanna (¶)
  • 160 g di latte 
  • 100 g di burro  
  • 3 uova grandi 
  • 25 g di zucchero 
  • 10 g di zucchero di birra fresco (io 5 di quello liofilizzato)
  • 1/2 cucchiaino di sale fino
Per la bagna
  • 1 l di acqua
  • 400 g di zucchero 
  • 1 limone non trattato
Per la crema
  • 300 g di latte
  • 2 tuorli
  • 2 cucchiai colmi di zucchero
  • 2 cucchiai colmi di amido di mais (¶)
  • 1 limone
Per la finitura
  •  250 ml di rhum
  • 100 g di amarene sciroppate (¶)
  • 3 cucchiai di gelatina di albicocche

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE, oppure il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.


Preparazione
Prearare i babà 
Lievitino
Sciogliere il lievito di birra in 90 g di latte tiepido e 1 cucchiaino di zucchero preso dal totale e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti.
Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito.

Primo impasto
Sbattere leggermente le uova per rompere i legami e aggiungerci 40 g di latte tiepido (gli ultimi 30 si tengono da parte per aggiungerli alla bisogna, a seconda della consistenza dell'impasto, che non deve venire molle ma sostenuto).
Sciogliere il lievitino nel composto di uova e latte.
Versare nella ciotola della planetaria il resto della farina (230 g), fare la fontana, versarvi nel mezzo il composto di lievitino, latte e uova.
Far andare la planetaria (frusta K)
Impastare in planetaria una decina di minuti.
Coprire e lasciar lievitare per 60/90 minuti e comunque fino al raddoppio.

Secondo impasto
In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (20 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva (io sempre in planetaria). 
Lavorare per 5 minuti nella ciotola della planetaria, mettere il gancio per impastare e far andare per circa 15 minuti. 
Quando l'impasto è pronto procedere alla formatura. 
Io qui ho sbagliato, e ho fatto di nuovo lievitare l'impasto. 
Lievitava che era una meraviglia. 
Dopo un'ora, mi sono resa conto dell'errore e ho cercato di rimediare: ho staccato dalla massa dei pezzi di pasta schiacciandoli con pollice e indice, come volessi strozzarli, ottenendo così alcune palline, che ho messo a lievitare nuovamente direttamente negli stampini da babà mono-porzione precedentemente imburrati.
Coprire con un telo umido e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore (io una), fino a triplicare di volume.
Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per qualche minuti e poi capovolgere i babà in una ciotola larga e bassa.

Preparare la crema 
Scaldare il latte con le bucce del limone e spegnere quando accenna a bollire. Lasciarlo in infusione finché non si è raffreddato.
Mettere a scaldare la pentola con l’acqua che servirà da bagnomaria per cuocere la crema.
Nella pentola dove invece cuoceremo la crema mettere i tuorli, lo zucchero e la farina setacciata; con una frusta amalgamarli energicamente e incorporare il latte versato a filo, continuando a mescolare. Passare nel bagnomaria a fuoco dolcissimo.
Mescolare in continuazione per almeno 15 minuti e comunque fino a quando non avrà raggiunto la densità desiderata. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare girando di tanto in tanto. Sarà piuttosto fluida.
Preparare la bagna
Versare l’acqua in una pentola, aggiungere lo zucchero e la scorza di limone, evitando accuratamente la parte bianca e lasciar sobbollire per 10 minuti.
Spegnere, lasciar intiepidire, passarlo attraverso un colino a maglie strette e versare sul babà ancora tiepido.
Dopo aver  versato lo sciroppo sopra i piccoli babà, rigirarli dentro di esso ogni 10/15 minuti e comunque finché al tatto non abbiano la consistenza di una spugna inzuppata. Scolarli dallo sciroppo e adagiarli su un piatto da portata.

Completiamo il babà
Scolare dal piatto lo sciroppo che sarà colato dai babà. Irrorarli con il rhum a proprio piacimento, spennellarlo con la gelatina di albicocche precedentemente sciolta a fuoco lentissimo, decorare con ciuffi di crema pasticcera e completare con le amarene sciroppate.

Con questa ricetta partecipo alla sfida di maggio 2014 dell' MTC.
La ricetta originale di Antonietta Golino del blog La trappola golosa

MTC di aqprile 2014

venerdì 23 maggio 2014

Quiche cipollotti e feta senza glutine per una scuola che cambia

Quiche con cipollotti e feta

Queste quiche sono un'ottima risorsa da portarsi dietro al lavoro, oppure da lasciare alla figlia quando si trova a mangiare da sola perché io sono a scuola.

Scuola.

Luogo di lavoro, ma anche punto di osservazione del mondo che ci circonda dei più privilegiati.
Vediamo in potenza gli adulti di domani.
Nelle scuole che frequento io, nemmeno tanto in potenza: non è raro trovare un ragazzo, o meglio sarebbe dire un giovane uomo, di 18 anni che frequenta la prima superiore!
I miei alunni sono quasi tutti stranieri.
Anche in questo una bella fotografia di quello che sta diventando il paese.
Sono belli, anche se molti di loro mi fanno spesso arrabbiare, e anche se nessuno studia.
Ma insegno in un professionale, dove che non studino è quasi scontato: se avessero voglia di studiare non sarebbero qui.
In effetti qualche mosca bianca che studia c'è.
Tipicamente quelli arrivati da poco in Italia, che nel paese di origine probabilmente erano motivati a scuola, ed avevano buoni risultati.
Quando sono arrivati in Italia, proprio per questo hanno scelto un liceo. Ma già all'iscrizione, o poco dopo l'inizio della scuola, sono stati gentilmente incoraggiati ad andarsene.
Perché sì, esistono i protocolli di accoglienza, i progetti interculturali, c'è l'obbligo di valutare tenere conto della situazione specifica del ragazzo, ma alla fine in certe scuole lo straniero arrivato da poco non sopravvive. Perché di fatto, malgrado le belle parole, nessuno si dà la benché minima pena di aiutarlo ad integrarsi, né tantomeno di insegnargli in modo che lui possa capire almeno un po'.
Invece nella mia scuola siamo costretti dagli eventi: quando in una classe hai 20 studenti su 20 che non parlano italiano, o trovi il modo di inventarti un'altra didattica, oppure potresti tranquillamente leggere il giornale tutto l'anno invece di fare lezione. Magari non se ne accorgerebbe nessuno, dato che i 20 studenti 20 che non sanno dirti "Ieri ho giocato alla play tutto il pomeriggio" di rivendicare i propri diritti non se ne parla nemmeno, però alla fine sarebbe noioso. 

Così ci si inventano le lezioni di fisica visuale, fatte tutte di disegni alla lavagna, foto sul cellulare (mio e loro, perché di LIM in queste male bolge ce n'è una in un remoto laboratorio di informatica, per accedere al quale bisogna fare domanda su modulo apposito da sottoporre alla vidimazione della Preside, e alla fine ti passa la voglia), parole tradotto Google Translate e Wikipedia alla mano, e poi l'aiuto della studentessa che parla sì cinese ma è nata qui, insomma, ci si arrangia.

Risultato finale? Che ho imparato un centinaio di parole in cinese. IO. Loro molte meno in italiano. Perché non studiano. Non si impegnano. Ma almeno non si sentono cacciati via. Sentono che questa scuola li accoglie come sono, si prende carico del loro problema, e in un modo o nell'altro questa benedetta lingua la impareranno, prima o poi.

Io, ai simpatici docenti dei licei che hanno cacciato la mia alunna bravissima che studia sempre e capisce le cose al volo, dico solo: non sapete cosa vi siete persi!

Questa ricetta si ispira ad una ricetta tratta da River Cottage Veg Every Day! di Hugh Fearnley-Whittingstall che è stato oggetto dello Starbooks di settembre 2013. Un libro che riprendo in mano molto spesso, e dal quale ho tratto più di una felice ispirazione, come queste quiche, appunto.

Quiche feta e cipollotti
Ingredienti
(per 6 piccole quiche mono-porzione)

Per la brisé
  • 75 di burro freddo + 1 noce per imburrare gli stampi 
  • 50 g di farina di riso finissima  (¶)
  • 30 g di farina di tapioca (¶)
  • 25 g di amido di mais (¶)
  • 15 g di fecola di patate (¶) 
  • 30 g di farina di grano saraceno (¶) 
  • 20 g di acqua fredda
  • 3 g di xanthano (¶)
  • farina di riso supplementare per la spianatoia (¶)
  • 1 pizzico di sale
Per la farcia
  • 140 g di panna liquida
  • 50 g di feta
  • 3 cipollotti 
  • 1 uovo
  • 1 tuorlo
  • olio extra-vergine di oliva
  • 2 rametti di timo 
  • pepe
  • sale
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione
Preparare la brisé
Sabbiare il mix di farine con il burro freddo a pezzettini e il pizzico di sale.
Aggiungere quel tanto di latte che basta per poter compattare la pasta (a me è bastato 20 g, potrà variare di poco).
Fare la palla, avvolgere con la pellicola e mettere in frigo a compattare per almeno un'ora.

Preparare la farcia
Scaldare un cucchiaio d'olio in una padella anti-aderente,
Mondare il cipollotto e tagliarlo a fischietti (anche un po' della parte verde).
Farlo sudare nella padella con l'olio qualche minuto, con un pizzico di sale e le foglioline dei rametti di timo.

In una terrina mescolare le uova, la panna, una spolverata di pepe e la feta sbriciolata. Aggiustare di sale.

Comporrele quiche
Togliere dal frigo la brisé, stenderla col mattarello sulla spianatoia infarinata.

Rivestire con la brisé gli stampini da quiche monoporzione precedentemente imburrati e infarinati (se, come i miei, sono anti-aderenti non importa).

Mettere sul fondo di ogni stampino un po' di cipollotto.

Mettere gli stampini in frigo, e nel frattempo accendere il forno a 180° C.

Quando il forno è a temperatura, estrarre gli stampini dal frigo, riempirli fin quasi all'orlo con il composto di uova, panna e feta, infornare a metà altezza e cuocere per 20/25 minuti.

Lasciar raffreddare negli stampini. Si mangiano a temperatura ambiente.

 %%%%%%%%%%%%%
Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (fri)Day, una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living, per condividere la buona cucina senza glutine con tutti, celiaci e non.

Le regole oramai dovreste saperle, ma vi lascio il nostro banner perché è sempre meglio ripetere.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

Semplice, no?

E allora, vi aspettiamo in tanti per il 100% Gluten Free (fri)Day! #GFFD

sabato 17 maggio 2014

Casarecce con pesto eoliano, un piatto salutare

pasta al pesto eoliano

Oggi è l'ultimo giorno della bellissima raccolta della Fornostar sulle mandorle.
Ho già presentato una ricetta dolce, e visto lo scarso tempo, pensavo di non riuscire a partecipare in altro modo.
Poi ieri leggo proprio da Stefania la ricetta della pasta con pesto alla trapanese. Che dev'essere squisita peraltro. E mi viene l'illuminazione!
Io una ricetta semplice, veloce, da tutti i giorni con le mandorle ce l'ho.
Il pesto eoliano!!! Che stupida che sono!
Era una delle ricette che avevo preparato per Pasta Garofalo, e i suoi formati gluten free. Mi fa piacere ricordarlo, perché la pasta senza glutine Garofalo è buona, e adesso che sul mercato del senza glutine stanno entrando a pieni giunti tutti i giganti, è bene ricordare che esistono alternative ben più valide dei soliti noti....
Fra l'altro, visto il mood salutista del momento, mi sembra una ricetta adatta: pasta, pomodori, aromatiche, mandorle e pinoli, con il loro concentrato di Omega3.

Insomma, cerchiamo di mangiare meglio.

E sorvoliamo sul fatto che ho appena tolto dal forno una torta... Beate contraddizioni!


Casarecce con pesto eoliano
Ingredienti 
Per quattro persone
  •  320 g di caserecce (¶)
  • 2 cucchiai di mandorle
  • 2 cucchiai di pinoli
  • 1 spicchio d'aglio
  • 10 foglie di basilico
  • 10 foglie di menta
  • 200 g di pomodorini maturi
  • 1 pezzetto di peperoncino fresco
  • 3 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
  • sale
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione
Sbucciare i pomodori, eventualmente tuffandoli per qualche secondo nell'acqua bollente (con i pomodorini piccoli non è necessario, se sono maturi la pelle viene via benissimo anche a freddo) e privarli dei semi.

Mettere nel mixer le mandorle, i pinoli, le foglie di menta e basilico pulite ed asciugate, il pezzetto di peperoncino e lo spicchio d'aglio. Far andare a intermittenza, finché il tutto non si è completamente polverizzato.

Aggiungere i pomodorini tagliati a metà e l'olio. Accendere nuovamente il mixer, fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiustare di sale.

Mettere tre cucchiai di pesto nella scodella in cui si condirà la pasta.

Nel frattempo cuocere le caserecce al dente, scolarle, versarle nella ciotola, ed aggiungere altro pesto, a piacere.

Servire subito.

Con questa ricetta partecipo al contest Per un pugno di mandorle


Questa ricetta è stata realizzata per il progetto Il gusto è un diritto

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