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domenica 26 giugno 2016

Sua maestà la pizza (senza glutine)


Era parecchio che la aspettavamo, ed è arrivata: sua maestà la pizza! Chi poteva proporre la pizza, se non Antonietta Golino del blog La Trappola Golosa, grande esperta di lievitati soprattutto di tradizione meridionale? Non a caso la ragazza di Marcianise, alla sua seconda vittoria dell'MTChallenge, la prima volta aveva proposto nientepopodimeno che sua maestà babà. È una ragazza regale, l'Antonietta? Direi di no, anche se non l'ho mai conosciuta di persona, mi sembra al contrario una persona molto concreta, modesta, ma che sa anche il fatto suo, e non si nasconde dietro false modestie. Modesta per davvero cioè, non certo fishing for compliments.
Insomma, per l'MTChallenge n° 58 sulla pizza, una sfida tecnica, era proprio lei la persona giusta.

Impasto della pizza


Antonietta ci ha proposto addirittura tre versioni:
al piatto, tipo napoletana, metodo diretto
in teglia, metodo diretto, lievitazione in frigo
in teglia, con lievito madre, con pre-fermento

Io come al solito mi sono ridotta all'ultimo, e sono riuscita a provarne solo una, quella al piatto, che mi interessava particolarmente, dato che la pizza mi viene una volta su due, e non so mai perché.
Adesso lo so, la facevo lievitare troppo poco, è semplice.
Ho fatto una semplicissima pizza Margherita, e una pizza rossa ancora più semplice, perché mio marito non mangia formaggi (non me ne volere, Antonietta) e gli piace così.
Ma la pizza è una cosa che ognuno la mangia davvero come gli pare, e poi mi interessava concentrarmi sull'impasto e la tecnica, più che sul ripieno.
Ne sono stata così soddisfatta che l'ho fatta sia ieri che oggi, per riprovare alcuni passaggi, e la rifarò di sicuro.
L'idea vincente è sicuramente la doppia cottura, che dà quella botta termica che fa crescere l'impasto velocemente all'inizio. 

Pizza Margherita - la fetta

Pizza Margherita
Ingredienti
(per 6 pizze da 22 cm di diametro circa)
400 g di mix per pane Nutrifree (¶)
100 g di farina senza glutine Glutafin Select (¶)
380 ml di acqua (oligominerale in bottiglia)12 g di sale
1 g di lievito di birra compresso
farina di riso finissima per lo spolvero (¶)

Per farcire: 
Rossa
pomodori pelati 
origano a gogòsale
olio extravergine di oliva

Margherita
Come la rossa + mozzarella (di bufala perché quella avevo ma la preferisco con il fiordilatte)

Peperoni
Come la rossa + peperoni grigliati + (opzionale, qui non c'era causa marito) mozzarella fiordilatte 

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Procedimento
Dividete l'acqua a temperatura ambiente in due ciotole: in quella più grande sciogliete il lievito di birra, nell'altra il sale. Mescolando con una mano cominciate a versare le farine, setacciandole, nella ciotola con l'acqua e il lievito di birra, e quando si è versata tutta la farina ed ha incorporato l'acqua, si può versare anche l'altra acqua, continuando a impastare nella ciotola con le mani.
Antonietta dice che dopo una decina di minuti l'impasto, da appiccicoso e poco lavorabile, diventa lavorabile, e si può trasferire sul piano di lavoro, preferibilmente di marmo, e cominciare ad impastare. 20 minuti dice lei, per le farine glutinose. Qui però di glutine ne abbiamo poco, ed è tutto diverso.
Impastare a mano 20 minuti, ad esempio, con farine senza glutine non mi sembra serva a molto, visto che qui di maglia glutinica non se ne parla e quindi nemmeno di incordatura e tutto il cucuzzaro.
È vero però che l'impasto è inizialmente molto appiccicoso, decisamente di più di quello di Antonietta. L'idratazione con le nostre farine è spinta comunque (io ho usato 380 ml di acqua su 500 g di farina, ovvero un'idratazione del 75%), lavorandolo assorbe l'acqua e si possono esprimere anche le gomme presenti nelle farine per dare struttura e lavorabilità agli impasti (praticamente quegli additivi utilizzati dall'industria alimentare per mimare almeno in parte l'effetto del glutine), e anche il riposo è importante, a questo scopo. Io ho proceduto così: l'ho impastato nella ciotola per 5 minuti o giù di lì, (fase di massimo appiccicume), poi l'ho lasciato riposare sempre nella ciotola un quarto d'ora quindi ho trasferito l'impasto sul piano di lavoro opportunamente infarinato e ho finalmente potuto impastare a mano.
Non ho impastato per 20 minuti, però davvero anche con le nostre farinacce impastando l'impasto cambia consistenza e struttura, diventa più omogeneo, più lavorabile, mi verrebbe da dire più elastico se non fosse che proprio l'elasticità è la proprietà che manca ai nostri impasti, insomma, impastar fa bene, a tutti, anche alle farine senza glutine.

Pizza - impasto prima di lievitare
Impasto prima di lievitare

Dopo questa pratica terapeutica l'ho messo in una ciotola di plastica leggermente unta, l'ho coperto e lasciato riposare per due ore buone, forse anche un pochino di più.
Passato questo tempo l'ho trasferito nuovamente sul piano di lavoro, e l'ho diviso in sei panetti con un mitico staglio a mano!

Staglio a mano dei panetti della pizza

Ho riposto i panetti su uno strofinaccio infarinato, perché i nostri panetti sono comunque morbidi e delicati, e sono quasi certa che con la lievitazione si sarebbero sicuramente attaccati allo strofinaccio, mandando a remengo tutto il lavoro) e li ho lasciati lievitare coperti per quattro ore. Qui ho sbagliato, dovevo lasciar perdere lo strofinaccio e metterli direttamente su un vassoio infarinato infilato dentro un sacchetto di plastica, perché nel panno si sono seccati troppo, e poi quando sono andata a stenderli si vedeva chiaramente che la superficie era seccata.

Il riposo dei panetti della pizza

Dopo tre ore circa ho acceso il forno alla massima temperatura con la refrattaria dentro e l'ho fatta ben scaldare, quasi un'ora (in realtà avevo fatto prima il pane quindi quella refrattaria era lì da un bel po').
Sì, lo so, si sarebbe preferito evitare di usarla, ma una volta che sia una volevo mangiare una pizza come si deve, e volevo utilizzare ogni strategia utile allo scopo.
Un po' prima di stenderli ho messo una padella sul fornello e ho acceso il fornello per scaldarla bene. Ho usato, su suggerimento di Antonietta, la padella dal fondo più spesso che avevo, ERA una padella di acciaio. Con la prima pizza (era troppo calda) si è bruciata ben bene. Spero che torni al suo iniziale splendore...Questa pizza l'ho rifatta sia ieri che oggi, e oggi ho usato una padella che uso per pancake e similari, ed è venuto meglio, senza problemi di bruciature.
Ho steso i panetti con molta attenzione e delicatezza a mano, perché gli impasti senza glutine non sono affatto elastici e si strappano con grande difficoltà, e li ho trasferiti uno alla volta sulla pala.

La pizza stesa

Quando la padella era molto molto calda (ho messo una mano sopra e l'ho usata quando non riuscivo a resistere un secondo con la mano parecchio alta sopra la padella), ci ho messo sopra con delicatezza una pizza e l'ho fatta cuocere per pochissimo, meno di due minuti, poi l'ho trasferita di nuovo sulla pala, lì l'ho condita velocemente con pomodori pelati schiacciati a mano, sale, un giro d'olio, una bella spolverata di origano e mozzarella di bufala anch'essa spiaccicata a mano.
Ho infornato sulla refrattaria posta posta a metà altezza e ho fatto cuocere finché mi è parsa cotta. Il cornicione l'ha fatto, sono più che soddisfatta, dubito di poter fare di meglio con le mie farine.
In realtà ho ottenuto risultati diversi con le varie pizze che ho fatto, la migliore è quella che ho fatto rossa (te pareva!) per mio marito, quindi metterò la foto anche di quella.

Pizza rossa ai peperoni
Pizza rossa ai peperoni 

Pizza rossa ai peperoni
Pizza rossa ai peperoni - La fetta 

Pizza rossa
Pizza rossa
Si notino sul cornicione i pezzi di impasto troppo seccato, dovuti alla lievitazione dei panetti nel canovaccio invece che nel cellophan.

Pizza rossa
Pizza rossa - Come consistenza e cottura è quella venuta meglio, asciutta ma morbida, con i buchini. Secondo me il merito è della lunga lievitazione ma anche semplicemente dell'aver steso la pizza un po' più altina.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 58 di maggio 2016 dell' MTC.
La ricetta originale di Antonietta Golino del blog La trappola golosa

domenica 20 settembre 2015

Calzoncelli mediterranei senza glutine

calzoncelli mediterranei


Fra me e la pizza c'è un karma negativo. O meglio, fra questo blog e la pizza.
A casa nostra si mangia pizza, da settembre a giugno, una volta alla settimana. Rigorosamente, o sarebbe quasi meglio dire religiosamente, la domenica a cena. Pizza che faccio sempre io.
Facendo quindi un rapido conto da quando sono celiaca ho fatto la pizza quasi trecento volte. Trecento volte sono un bel numero! Eppure, se uno guarda alla voce pizza su questo blog, è spaventosamente assente. Ma fa così schifo la pizza che faccio io? Assolutamente no (modestia a parte). Solo che la faccio la domenica. La domenica sera. La sera non si fotografa. La pizza poi scompare. Quindi niente pizze sul blog...

Ma questa settimana c'è il secondo appuntamento con il contest "Non c'è spiga che tenga" della Confraternita della Pizza. E giustappunto, questa settimana avremmo dovuto fare la pizza. Era l'occasione giusta per rimediare. E invece... Invece intanto rischio di non riuscire a pubblicare il post in tempo. E poi.... Anche questa volta niente pizza. Ho fatto dei piccoli calzoni. Vabbè, ma allora lo faccio apposta!!
Però erano buoni. Fatti ieri sera, ne ho salvati un paio che ho fotografato stamani.
Insomma, per la pizza bisogna aspettare un altro giorno.

calzoncelli mediterranei

Calzoncelli mediterranei 
Ingredienti
(per 12 calzoncelli)

Per l'impasto
500 g di preparato per pizza Polselli (¶)
420 ml di acqua fredda
4 g di lievito di birra fresco
30 g di olio extravergine di oliva
6 g di sale fino
1 cucchiaino di zucchero
farina di riso per lo spolvero (¶)
Per la farcia

1 melanzana
1 peperone giallo
1 peperone rosso
4 zucchine chiare
1 cipolla rossa
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
3 rametti di timo
4 foglie di basilico
1 mozzarella fiordilatte
sale

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere presentare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Procedimento
In una ciotola sciogliete il lievito di birra con un cucchiaino di zucchero nell'acqua a temperatura ambiente. Lasciar riposare dieci minuti, quindi setacciateci sopra la farina e cominciate ad impastare con le mani. Quando la farina avrà assorbito l'acqua, unite l'olio e il sale. Continuate ad impastare a mano finché l'impasto diventa omogeneo, anche se sarà ancora poco lavorabile. Fate una palla, e mettetela in una ciotola unta d'olio, dove lascerete l'impasto lievitare coperto fino al quando triplicherà (ci vorranno alcune ore, tre o più a seconda della temperatura ambiente).
Nel frattempo preparate la farcia: tagliate a rondelle fini (io con la mandolina) la cipolla e fatela sudare in una padella antiaderente con l'olio. Nel frattempo lavate i peperoni, togliendo semi e nervature, e tagliateli a pezzetti piccoli (circa 1,5 cm di lato). Quando la cipolla sarà appassita ma non dorata unite i peperoni, e fate rosolare a fuoco vivace. Nel frattempo mondate e tagliate a cubetti la melanzana, quando i peperoni cominceranno ad ammorbidire unite anche quella, e infine le zucchine, sempre a cubetti, che verserete nella padella quando la melanzana sarà ben rosolata. Salate, unite le foglioline dei rametti di timo, e fate cuocere a fuoco vivace finché le verdure sono tutte cotte ma ancora al dente. Quando avrete spento il fuoco unite anche le foglie di basilico grossolanamente spezzettate. Fate raffreddare.
Nel frattempo tagliate anche la mozzarella a pezzetti e sbriciolatela con le mani.
Quando l'impasto sarà triplicato rovesciarlo sulla spianatoia infarinata con farina di riso, sgonfiarlo e stenderlo prima con le mani e poi, volendo, anche con il mattarello fino ad uno spessore di mezzo centimetro.
Usando un tagliapasta grosso o, nel mio caso, una ciotola, ritagliate dei cerchi di circa 15 cm di diametro
Mettete una cucchiaiata abbondante di ripieno in mezzo al cerchio, unite un po' di mozzarella e richiudete a semicerchio, avendo cura di sigillare bene i bordi. Trasferite i calzoncelli via via che sono fatti su una placca da forno unta d'olio extravergine di oliva.
calzoncelli mediterranei

Lasciate rilievitare i calzoncelli per un'ora.
Nel frattempo accendete il forno a 200 °C
Prima di infornarli spennellate i calzoncelli con un'emulsione di acqua e olio extravergine di oliva, infornateli sul ripiano più basso del forno e fateli cuocere per 20/30 minuti.
Mangiateli appena tolti dal forno.
Però ne erano avanzati due e li abbiamo mangiati il giorno successivo, scaldati un po' nel forno caldo e si sono lasciati mangiare.


Con questo pane partecipo a Panissimo, evento creato da Barbara (www.myitaliansmorgasbord.com) e Sandra  (www.sonoiosandra.blogspot.com)  e ospitato questo mese da Sandra 













Con questa ricetta partecipo al contest 
L'orto del bambino intollerante organizzato da Manu di Il mondo di Ortolandia e Leti di Senza è buono













Con questa ricetta partecipo al contest 
 
http://laconfraternitadellapizza.forumfree.it/?f=64584861

venerdì 15 marzo 2013

Rifatte senza glutine: apple and pear crisp gluten-free



Oggi è il 15 marzo, il giorno delle Rifatte senza glutine, e abbiamo il profumato Apple and pear crisp di Fabian di Fabipasticcio.

Questa iniziativa ha lo scopo di promuovere la cultura del senza glutine, ma in uno spirito di serenità nel fare le cose, blog compreso.
Ultimamente ho saltato qualche appuntamento, i blinis alla zucca di Oxana/Pane&Miele,il gateux au chocolat di Simonetta/Glu-Fri i mini-crumble alle banane della Celiaca per amore.
Spero di riuscire a rifare al più presto questo ricette, che mi avevano ispirato moltissimo.

Ma ora a noi con la ricetta del mese, questo crumble che ho preparato per una cena che avevo sabato. Rispetto alla ricetta originale ho eliminato il cioccolato, che proprio non amo con le mele, e ho aggiunto alla fine lo yogurth greco, così, in purezza, senza zucchero, come accompagnamento. Un'idea da ripetere anche con altri crumble, ci stava benissimo!


Rifatte senza glutine


Foto della versione originale di Fabiana di Fabipasticcio.


Apple and pear crisp
Ingredienti
  • 450 g di mele pelate come capita, io Steyman
  • 450 g di pere sode pelate, io Williams
  • 2 cucchiai da tavola di succo di limone per non fare ossidare la frutta
  • 45 g di farina di riso  (¶)
  • 45 g di fecola di patate (¶)
  • 100 g di zucchero di canna muscovado
  • sale
  • 60 gr di burro
  • 50 g abbondanti di noci tritate o di pinoli 
  • 100 g di cioccolato fondente a pezzetti oppure di gocce di cioccolato  (¶)
  • 100 g di uvetta sultanina precedentemente ammollata nel rum
  • cannella oppure spezie varie, cioè stollen mix, lebkucken mix o speculatius mix, quei mix di spezie natalizi sono fantastici ovunque (¶)
  • yogurth greco al natutrale a piacere
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o riportare la scritta SENZA GLUTINE sulla confezione.

Procedimento
Forno caldo a 180°C, teglia quadrata da 20 cm circa
Tagliare a cubetti piccoli e regolari delle mele e delle pere e mettete il tutto nella teglia, versarci sopra il succo di limone e mescolare bene bene. Spolverizzare con le spezie, a piacere.
Mescolare di nuovo, aggiungete uvetta, noci e/o pinoli e mescolare ancora.
Dopo fatto ciò preparare il crisp: mescolare la farina assieme al sale e allo zucchero, poi aggiungere il burro e fare delle belle briciole.
Quindi prendere la cioccolata e spargerle uniformemente sulla frutta e soltanto adesso spargere le briciole sulla superficie della frutta.
Infornare per 40-50 minuti, dipende dal forno. È pronto quando si vede la crosticina bella dorata e delle piccole bolle ai lati. Lasciar raffreddare in forno aperto per 10-15 minuti, quindi servire come si preferisce (io con yogurth greco).
Ed ecco le fondatrici delle Rifatte:
Ci ritroveremo il 15 aprile, a casa della wonder Stefania di  Cardamomo & Co, ad assaggiare il suo sfincione palermitano.

mercoledì 26 settembre 2012

Da Parigi con furore... il mio



Con gli altri appuntamenti, mi era andata bene. Volevo finire in bellezza, con l'unica ricetta ufficialmente gluten-free di tutto il libro, un lievitato. 
Però le colleghe dello Starbooks che avevano sperimentato ricette di lievitati avevano avuto da ridire. Troppo lievito, tempi di lievitazione e di cottura inadeguati, dosi discutibili...

Volevo tentare, perché la ricetta sulla carta mi piaceva.
La tarte flambée, in Germania flammekueche, un lievitato tipico alsaziano. Si tratta di una specie di pizza sottile, cotta nel forno a legna quando la fiamma è ancora viva (da cui il nome), farcita con cipolle, crème fraiche e pancetta affumicata. 
Ma avevo i miei dubbi: i lievitati non si improvvisano.
I lievitati gluten-free men che meno.
Se poi li vuoi fare con farine naturalmente senza glutine, o sei veramente esperto, o il rischio di fallimento è molto elevato. E a leggere la ricetta della Khoo mi sembrava che ci fossero parecchie cose che non tornavano.

Potevo seguire due strade: o rivedere la ricetta a modo mio, forte dell'esperienza e delle conoscenze che ho acquisito in questi quattro anni (e forte del supporto, non smetterò mai di ripeterlo, delle colleghe food-blogger sglutinate dalle quali ho imparato molte delle cose che so fare adesso), oppure seguire la ricetta della signorina Khoo così com'era proposta.

Ho scelto di essere filologica, perché questo è lo spirito dello Starbooks: verificare sul campo se le ricette funzionano.
Se uno si compra un libro di cucina (e la traduzione italiana di questo libro, appena uscita, costa la bellezza di 32€!!!) spera di trovarci delle ricette a modino, buona-la-prima. Ci sono tanti altri posti dove si possono trovare le più diverse ricette: i food-blog, i forum di cucina, i siti delle riviste, dei giornali specializzati e non. Se compro un libro, voglio di più. Voglio che mi dia fantasia, creatività, ma anche precisione e affidabilità.

Così non è stato, c'è poco da girarci intorno.

Ecco le mie osservazioni:
  • si parla di acqua calda per sciogliere il lievito di birra, mentre deve essere tiepida: se l'acqua è troppo calda, il lievito si "brucia" e non fa il suo mestiere.
  • dice di mettere 5 g di lievito secco + 1 cucchiaino e mezzo di lievito chimico per 300 g di farina, mi sembra troppo. Alla prova dei fatti l'impasto, realizzato con un mix di farina di castagne e amido di tapioca, non ne ha voluto sapere di crescere nemmeno un pochino, in forno, compromettendo la cottura: dopo i 20 minuti indicati dalla Khoo, non era minimamente cotto. Dopo 30, c'era uno straterello duro alla base e una cosa che stava diventando collosa sopra. Dopo 40 la situazione non era minimamente migliorata, allora l'ho tirato fuori dal forno e l'ho mangiato così com'era.
  • 190 g di acqua per 300 g complessivi di farine, non sono sufficienti per gli impasti senza glutine, che infatti devono essere sempre molto idratati, al punto che stenderli non è solitamente semplice. Se la rifarò, aumenterò sicuramente i liquidi.
  • non è prevista alcuna lievitazione dell'impasto, nè iniziale nè una volta steso!
    Dice di impastare, stendere ed infornare, senza soluzione di continuità.
    Ma che lievitato è, se non gli si dà il tempo di lievitare?
  • c'era solo 1/2 cucchiaino di sale nell'impasto, e niente nella farcia. In Toscana la farina di castagne è chiamata anche farina dolce, ci sarà un motivo, no? E le cipolle, sono o non sono dolciastre pure loro? Malgrado ciò, il sale non era previsto. Ca va sans dire che era troppo dolce, questa tarte
Però l'aspetto era bello, e il sapore della farcia ottimo. E anche l'idea della farina di castagne. Quindi proverò a rifarla a modo mio. Magari ne faccio due: un lievitato, con delle farine più adatte, e una tarte vera e propria, con le castagne. Vi farò sapere.

Per ora, pollice verso. È questa la ragione che mi ha fatto tornare, virtualmente, da Parigi con furore.
... Il mio furore, per aver comprato un libro pieno di belle foto, patinato, elegante... e parecchio approssimativo. Almeno a giudicare dalla riuscita di questa ricetta e di altre realizzate dalle mie colleghe.

A propos, vi ricordo anche chi sono, le colleghe dello Starbooks, e e cosa ci hanno ammannito per quest'ultima settimana parigina:- Alessandra e Daniela di Menu Turistico: Oeufs en Meurette

- Laroby di Le chat egoiste:  Briochettes au dulche de leche
- Mapi di La Apple Pie di Mary Pie: Magret de canard aux framboises
- L'Araba di Arabafelice in cucina!: Creme brulée
- Ale di Ale only kitchen: Millefeuille aux pommes
- Patty di Andante con gusto: Moelleux au chocolat coeur fondant caramel salé

Ci si vede il mese prossimo, con un nuovo libro!


Nella foto si nota benissimo come è venuto l'impasto, una volta cotto:
il sottile strato croccante alla base, e il resto dell'impasto molto umido e colloso. 

Tarte flambée
Tratto da una ricetta di Rachel Khho in "The little Paris Kitchen"
Barrate/viola le mie modifiche rispetto alla ricetta originale
Ingredienti
  • 160 g di farina di castagne (¶)
  • 140 g di fecola di tapioca (¶)
  • 1 cucchiaino di gomma di guar (non l'avevo, e l'ho sostituito con un cucchiaino di xanthano) (¶)
  • 1 e 1/2 cucchiaino di lievito chimico (¶)
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna light brown
  • 5 g di lievito di birra liofilizzato
  • 1/2 cucchiaino di zucchero
  • 190 g di acqua calda tiepida
Per la farcia
  • 4 cucchiai di crème fraiche (ho usato la panna acida che ho trovato al super)
  • 2 cipolle rosse, affettate sottili
  • 100 g di pancetta affumicata  (¶)
  • 4 rametti di timo
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
 
Preparazione
Preparare l'impasto: mescolare assieme la fecola di tapioca, la farina di castagne, la gomma di guar (io, lo xanthano), il lievito chimico, il sale, e lo zucchero di canna in una ciotola.
Sciogliere il lievito di birra nell'acqua calda tiepida con lo zucchero, e quando comincia a fare le bolle versarlo nella ciotola e mescolare fino ad ottenere una palla omogenea.
Stendere con il mattarello l'impasto fra due fogli di carta-forno (io non ne ho avuto bisogno, l'ho steso su un unico foglio senza problemi) fino a 5 mm di spessore, quindi metterlo in una teglia che lo contenga comodo (io non l'ho fatto, ho preparato la tarte direttamente sul foglio di carta forno, e quando il forno era a temperatura l'ho fatta delicatamente scivolare, carta-forno compresa, sulla leccarda già bollente).
Preriscaldare il forno a 200° con dentro la leccarda a metà altezza.


Mentre il forno si scalda, spargere la crème fraiche sulla base, quindi stendervi sopra le cipolle affettate sottili (io ho usato la mandolina), la pancetta affumicata a mattoncini e le foglioline di timo (la prossima volta ci metterei più panna e più timo, non si sentiva per niente).
Quando il forno è a temperatura estrarre la leccarda, farci scivolare la tarte e infornare velocemente.
Cuocere per mezz'ora (come ho scritto sopra, non si è cotta né è lievitata).
Tradizionalmente si mangia calda, ma dice che  è buona anche fredda.

La Khoo suggerisce anche una versione dolce, con mele, cannella e zucchero di canna al posto di cipolle e pancetta.

martedì 6 dicembre 2011

Si fa presto a dire "Senza glutine" (e pizza)

pizza senza glutine di felix con le patateSu questo blog non avevo ancora pubblicato una pizza, e non perché qui non si mangi, anzi!, è d'obbligo la domenica sera. Ma proprio per questo (è un cibo della sera, al giorno dopo non ci arriva mai, se ci arrivasse sarebbe orrenda da fotografare) non faccio mai le foto. Ma ieri ho voluto farla a tutti costi (e si vede che erano a tutti i costi, la foto fa piangere) sia perché non era cosa che qui sopra non ci fosse nemmeno una pizza, sia perché questo post vuol essere un piccolo tributo a coloro che mi hanno insegnato a domare le nostre farinacce, Felix e Cappera di Un cuore di farina senza glutine in primis, ma anche molte altre risorse, principalmente sul web.

Bei giorni scorsi varie blogger senza glutine stanno pubblicando un post che racconta la memoria storica del "senza glutine" nel Web italiano; oltre al post citato, potete leggervela anche dalla Vale, da Sonia, Anna e altre che sicuramente mi sarò scordata.

Perché sentiamo l'esigenza di fare queste precisazioni? Per varie ragioni.

In questo periodo il senza glutine sta vivendo un momento di grande popolarità: nascono come funghi siti e blog senza glutine, vengono pubblicati libri, food-blogger glutinosi pubblicano ricette per noi. Sicuramente questo nasce dall'aumento esponenziale delle diagnosi (ormai credo quasi tutte le persone conoscano almeno un celiaco, e si siano trovati nell'imbarazzo di dover cucinare per uno di noi, almeno una volta nella vita), dall'arrivo sulla scena (mi sarebbe venuto da dire "sul mercato"...) della gluten sensitivity, una condizione che vede una diffusione ancora maggiore della celiachia, dall'interesse verso la cucina senza glutine di tutti coloro che, per le ragioni più varie, ritengono genericamente che il glutine faccia male.

Ben venga, per noi è tutto molto positivo, i ristoranti dove possiamo mangiare aumentano, le persone in grado di cucinare per noi anche, i prodotti sono sempre più numerosi e di qualità migliore.
Tutto questo mi rende molto felice, una delle ragioni per cui ho aperto il blog è proprio l'ambiziosa pretesa di "insegnare" (scusatemi la presuzione) ai non celiaci come si fa a cucinare in modo semplice, ma seguendo le regole, gluten-free.

Le regole del senza glutine, un aspetto cruciale, spesso sottovalutato da chi parla di senza glutine senza conoscerne le problematiche: purtroppo l'aumento delle diagnosi di celiachia non riduce l'attenzione e la cura che bisogna adottare quando si cucina senza glutine. Siamo tanti, e finché non troveranno una cura, le contaminazioni continueranno a nuocere alla nostra salute!

Questo significa che perché un piatto sia effettivamente senza glutine, nel senso di idoneo ad un celiaco, non basta usare ingredienti naturalmente senza glutine, bisogna stare attenti alle malefiche contaminazioni. Nella pratica questo si traduce in una cura particolare nella preparazione del piatto, e grande attenzione nella scelta degli ingredienti.

Il primo aspetto da tenere in considerazione sono le modalità di preparazione: potrete aver scelto una ricetta adatto, utilizzare ingredienti "giusti", ma se mescolate la pasta senza glutine con lo stesso mestolo con cui avete girato quella glutinosa, siamo nei guai: si determinano delle contaminazioni che rendono quel piatto non più adatto al celiaco.

Questo è tutto sommato abbastanza facile da gestire, basta un po' di attenzione.

Più subdola è la questione degli ingredienti. Facciamo un esempio: perché una torta sia commestibile per un celiaco non basta usare la farina di riso al posto della farina normale. Bisogna essere certi che si tratti di una farina di riso che non è a rischio di contaminazioni con glutine, bisogna usare lievito adatto ai celiaci, e le stesse attenzioni vanno poste per lo zucchero a velo, i coloranti alimentari, le decorazioni, altri amidi o farine che si vogliano utilizzare, il cioccolato, il cacao, i canditi, e via dicendo.
Tutti questi prodotti sono, come si dice nel nostro gergo, A RISCHIO, ovvero potenzialmente contaminati con glutine.
Non c'è chance di salvezza, allora? Assolutamente si! Basta scegliere i prodotti adatti.
In primis quelli con la spiga barrata, che ormai tutti conoscono. Poi sempre più prodotti riportano la dicitura SENZA GLUTINE in etichetta, e si tratta di prodotti adatti per noi. Se invece in etichetta si trova scritto "Potrebbe contenere tracce di glutine", Vade retro!
Purtroppo molti prodotti non riportano né la prima informazione né la seconda.
Come fare? Esiste una pubblicazione dell'Associazione Italiana Celiachia, il prontuario, nella quale sono elencati moltissimi prodotti che, per ciascuna categoria, sono garantiti senza glutine.
In pratica, se dovete cucinare per un celiaco, e non avete il prontuario per le mani (prontuario che è comunque consultabile direttamente dal sito dell'A.I.C., previa registrazione al sito) potete chiedere al vostro amico celiaco, sicuramente vi saprà indicare i prodotti che potete usare.

Su questo punto dovrebbero prestare particolare attenzione coloro i quali, non celiaci, pubblicano ricette sul web dichiarandole senza glutine.
Noi celiaci ce la caviamo, e sappiamo, più o meno, sbrogliarcela con le problematiche che ci riguardano, ma per i non celiaci le cose non stanno così.
Supponiamo che una persona che non è celiaca e non ha persone vicine celiache, si trovi a dover cucinare per un celiaco. È un appassionato di cucina, legge i food-blog, e su un blog trova una ricetta contrassegnata come senza glutine; di quel blog si fida particolarmente, perché gli piace quello che scrive, perché le sue ricette gli hanno sempre fatto fare una gran bella figura, perché ha un sacco di lettori. Supponiamo anche che la ricetta sia frutto di una collaborazione con qualche famosa ditta di prodotti senza glutine, che in qualche modo così ci mette la faccia, la propria credibilità.
Questo insieme di cose fa sì che la persona che legge la ricetta si fida, e pensa che vada tutto bene.
Ma se nella ricetta non sono date tutte le indicazioni che ho scritto sopra, potrebbe non andare bene per niente, e chi ci rimette è la salute del celiaco di turno il quale nella migliore delle ipotesi potrebbe avere un forte mal di pancia, nella peggiore una delle innumerevoli complicanze della celiachia, determinate proprio dall'assunzione di glutine, anche in minima quantità.

Noi celiaci siamo molto felici se i blogger glutinosi pubblicano ricette adatte a noi, ma chiediamo che quando si mette il tag senza glutine su una ricetta, lo si faccia con coscienza, ovvero dando le indicazioni necessarie (in particolare sugli ingredienti) perché quella ricetta sia effettivamente adatta a un celiaco.

Ma in pratica, cosa dovrebbero fare i blogger glutinosi che volessero pubblicare ricette senza glutine? Dovrebbero semplicemente esaminare la lista degli ingredienti e scrivere, per quelli a rischio, che sono appunto a rischio, e che quindi bisogna scegliere quelli giusti, ovvero quelli con la dicitura senza glutine, oppure con la spiga barrata, oppure presenti nel prontuario A.I.C., oppure nell'elenco dei prodotti erogabili. Non è difficile, no?
Simbolo della spiga barrata, identifica i prodotti i senza glutine, maggiori dettagli sul sito A.I.C.


Simbolo che identifica i prodotti i senza glutine erogabili con i buoni, anche questi sono idonei al celiaco

Un altro aspetto, laterale ma altrettanto importante, riguarda l'eterna questione che i food-blogger conoscono bene: il copia-copia. Io, che sono esecutrice e non creativa, e questo a volte è un vantaggio, non l'ho sperimentato sulla mia pelle, ma ci sono alcuni blog senza glutine che sono oggetto di una vera campagna di rapina dei loro contenuti.
Trovare la quadra delle ricette senza glutine non è affatto semplice, si rischia sempre che non lieviti, abbia un saporaccio, sia gommoso, oppure troppo secco, troppo appiccicoso, e via dicendo. Arrivare a un risultato, e vedere la propria ricetta copiata tal quale da libri o siti, senza nemmeno uno straccio di citazione, fa veramente arrabbiare, per cui mi unisco al coro di chi vuole ribadire una certa verità "storica" sulle vicende della cucina senza glutine sul web in Italia, per questo vi rimando al post delle bravissime Felix e Cappera, che hanno pure scritto un libro Ricettario per celiaci e se c'è qualcuno che conosce le nostre farinacce, queste sono loro!

Pizza senza glutine di Felix, con le patate
Ingredienti
  • 400 g di farina senza glutine Farmo/Coop (¶)
  • 200 g di farina senza glutine Agluten o Glutafin select (¶)
  • 1 bustina di lievito di birra secco
  • 3 cucchiai di olio EVO + quello per la teglia e per irrorare le pizze
  • 2 misurini di latte in polvere (ho usato il latte per neonati 0-6 mesi perché è garantito senza glutine) (¶)
  • 3 patate
  • 200 g di mozzarella fiordilatte
  • 400 g di acqua
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • sale
  • rosmarino
li ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

Sciogliere il lievito insieme allo zucchero nell'acqua tiepida . Aggiungere le farine e il latte in polvere, e cominciare ad impastare (io uso la planetaria). Quando si è un po' amalgamato, aggiungo l'olio e il sale.
Continuo ad impastare finché non ottengo un bell'impasto liscio e omogeneo, lo faccio lievitare al calduccio coperto fino al raddoppio (un'ora e mezza circa, dice Felix nel libro, io dipende dal clima: d'estate anche meno, d'inverno, a meno di non metterlo veramente al caldo, anche di più).

Sgonfiare la pasta, dividerla in due palle e tirarle, prima a mano e poi con il mattarello, piuttosto sottili (mezzo centimetro circa).

Mettere in una teglia da forno precedentemente ben oliata e far riposare ancora.

Nel frattempo sbucciare e tagliare le patate a fette sottili sottili con la mandolina, buttandole via via nell'acqua fredda. Quando sono tutte tagliate, scolarle e asciugarle in una canovaccio, poi disporle in modo il più possibile ordinato sulle pizze. Salare, irrorare con un filo d'olio, cospargere con aghetti di rosmarino fresco e infornare nel forno precedentemente riscaldato al massimo.
Dopo una decina di minuti estrarre le pizze e cospargerle di pezzetti di mozzarella.
Infornare sempre al massimo per altri cinque minuti o poco più e servire caldissima.

Viene una pizza non alta, croccante fuori e morbida dentro, dal sapore molto buono.

Con la ricetta dei panini partecipo anche allo Starbooks di Menu Turistico
Il libro è ovviamente
Olga Francesca Scalisi, Emanuela Ghinazzi, Ricettario per celiaci - Panetteria senza glutine, Aliberti (2010)

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