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venerdì 22 gennaio 2016

Minestra con verza, legumi e cereali senza glutine e #SVEGLIATITALIA!






È allucinante che l'Italia non abbia ancora una legge che tuteli i diritti di tutti.

Insegno dal 2008, e nelle scuole, che è dove si vedono crescere le future generazioni, è tutto cambiato.
Non dirò che non c'è più omofobia, sarebbe sbagliato, ma c'è stata una piccola rivoluzione copernicana. Alunni omosessuali che non nascondono la propria identità, e finalmente "Frocio!" non è più primo in classifica come offesa fra i ragazzi.

L'altro giorno stavo parlando con mio figlio, dicendo che una volta non era assolutamente accettato se un ragazzo si presentava con un fidanzato invece che una fidanzata mentre adesso, almeno nella nostra famiglia e per i nostri amici, è la stessa cosa. Al che lui mi interrompe, con grande naturalezza,  "E vorrei vedere mamma! Mica avrò dei genitori omofobi!"

Insomma, i giovani sono un pezzo avanti rispetto a questo paese retrivo e condizionato dalla Chiesa, Chiesa che anche lei nella pratica è molto più avanti di quanto dichiari ufficialmente.

Partiti politici e personaggi politici discutibili sono contro un'equiparazione di diritti in modo del tutto ipocrita, esattamente come successe ai tempi della legge sul divorzio e sull'aborto.

Domani 23 gennaio in tutta Italia ci saranno tantissime manifestazioni per sostenere con forza l'uguaglianza dei diritti di fronte alla legge di tutti.

SVEGLIATITALIA!




Minestra con verza, cereali e legumi (senza glutine)

Gennaio è proprio il mese delle zuppe, creme, minestre, vellutate e chi più ne ha più ne metta.
Io poi sarei a dieta, quindi a maggior ragione, più zuppe e meno pasta.
A me questo tipo di preparazioni piace sempre, e la cosa buffa è che piace molto anche ai miei pargoli, che tanto piccoli non sono più, ma devo dire che apprezzano molto lo stesso.
Se chiedo loro cosa vogliono per cena in questa stagione rispondono sempre "Crema di zucca!" (non a caso una delle prime ricette pubblicate sul blog), oppure "Porri e patate!" ed eventualmente "Ribollita!" o "Scacciagatti!". A volte addirittura l'impronunciabile minestrone, preferibilmente sotto forma di passato e con tanti ceci.
No, non sono finti, spesso mi chiedono anche gli hamburger, e tanti, tanti dolci.
Insomma, saranno i geni nordici, sarà che a me piacciono, non ci costa fare questo tipo di piatti.
Il problema è che sono piatti per i quali ci vuole tempo. Non tutti lo stesso tempo, alcune anche veloci (tipo la crema di zucca, che non a caso piace tanto a me da cucinare quanto a loro da mangiare), però le minestre tendono ad essere più buone se cotte a lungo, e fatte riposare almeno un giorno.


Anche questa minestra non è diversa dalle altre. La sera è piaciuta molto, ma il giorno dopo, per poter fare una foto, ho dovuto letteralmente toglierla dalle mani di mia figlia, che se l'era già scaldata per merenda (!!!).

Sarà merito del cavolo? Sì, perché a casa nostra, d'inverno piacciono tantissimo anche i cavoli.

... Secondo me a casa della Gaia Celiaca sono tutti matti....


Minestra con verza, cereali e legumi (senza glutine)


Minestra con verza, legumi e cereali senza glutine

Ingredienti
(per 4 persone)
200 g di mix di legumi  (fagioli con l'occhio, azuki verdi, lenticchie rosse decorticate) e cereali senza glutine (grano saraceno e riso integrale) (Zuppa al grano saraceno senza Glutine)
1/4 di verza
1/2 cipolla
2 carote piccole
2 coste di sedano 
1/2 spicchio d'aglio
prezzemolo
concentrato di pomodoro
1,5 l brodo vegetale fatto con 2 zucchine, 1 cipolla piccola, un paio di pomodorini, una carota e una costa di sedano, prezzemolo
sale

Procedimento
Preparate il brodo vegetale:
lavate le zucchine, i pomodorini, la costa di sedano, il prezzemolo, mondate la la cipolla e la carota. Mettete le verdure a grossi pezzi (il prezzemolo legatelo in un mazzetto) in acqua fredda, e fate cuocere per un'ora almeno. Togliete le verdure, che eventualmente potrete passare per fare una minestra leggera per cena, e tenete il brodo da parte per la zuppa.
Tritate la 1/2 cipolla, una costa di sedano e una carota mondate, prendete una pentola di medie dimensioni dal fondo spesso o, meglio ancora, di coccio, versate olio a coprire il fondo della pentola quindi fateci soffriggere piano piano il trito di verdure, facendo attenzione a che appassisca e sudi senza bruciare né abbrustolire, per almeno un quarto d'ora/venti minuti a fuoco bassissimo. 
Nel frattempo tritate a striscioline sottili la verza, e a dadini piccoli, ma senza tritarli, la restante costa di sedano e la carota.
Unite verza e verdure al soffritto, fare cuocere qualche minuto per far appassire e insaporire, quindi unire il mix di legumi e cereali senza glutine. Far insaporire anche questi, e alla fine versare tanto brodo vegetale da ottenere una minestra spessa ma non troppo. 
Far cuocere a fuoco bassissimo per un'oretta.
Poco prima far soffriggere in un padellino 1/2 spicchio d'aglio tritato finemente con un cucchiaio d'olio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato e 2/3 cucchiai di concentrato di pomodoroi.

Quando il soffritto è insaporito (ci vorranno pochi minuti) incorporarlo alla minestra
Fate cuocere ancora una decina di minuti, quindi spegnete il fuoco e lasciate riposare fino al momento di servire.
Come ogni minestra, il giorno dopo sarà più buona, perché i sapori si saranno amalgamati.

Per fare questa minestra ho usato la Zuppa al grano saraceno senza Glutine, che altro non è che un mix di cereali e legumi secchi, di Nuova Terra.
Questa ricetta partecipa al progetto #siamoGolosiani.

Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day
una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living

venerdì 5 giugno 2015

Gelato di banana per Noi per Voi


Oggi niente ricette, perché oggi comincia la 3° edizione di Secret Garden, un progetto benefico che si svolge nella magnifica cornice di Villa Bardini, per aiutare i bambini del Meyer.


L'evento durerà tre giorni, da oggi a domenica, e ci saranno aperitivi, concerti, spettacoli, convegni e laboratori per bambini.
In più, tutti i giorni, un mercato food e artigianato, nella consapevolezza che gli stili di vita sono fondamentali, quando si parla di salute e prevenzione, anche per i più piccoli.
Per il programma nei dettagli, potete vederlo direttamente sul sito di Secret Garden.


Save the date! 
5-6-7 Giugno Villa Bardini, Firenze Secret Garden 
anche su Facebook

Ma perché poi la la ricetta non ci deve essere ? 
Ce la meritiamo dai! Una ricettina abbastanza salutare. 
Senza zucchero (anche se ma con zuccheri).Molto simile a quello proposto sempre su questi schermi ma con lo yogurt. Questa però ci piace di più.

È una ricetta che avevo fatto l'anno scorso per lo Starbooks, ed è diventata un classico di casa!

banana ice-cream


Gelato alla banana con mandorle dolci e salate
(tratto da It's all good di Gwyneth Paltrow )
Ingredienti
(per circa 1/2 l di gelato)

  • 4 banane sbucciate e tagliate a rondelle
  • 1/4 di tazza di mandorle a lamelle tostate
  • 2 cucchiai di sciroppo d'acero + 2 cucchiai
  • 1 pizzico di sale marino
  • 1/2 tazza di latte di mandorle non zuccherato (¶)
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia  (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o presentare la scritta SENZA GLUTINE sulla confezione
 
Preparazione
Disporre in un singolo strato le fettine di banana su un vassoio coperto da carta-forno, e metterle in freezer. Quando saranno congelate, si possono utilizzare subito oppure conservare (max 1 mese) in un sacchetto, sempre in freezer.

Mentre le banane congelano, mescolare in una ciotolina le mandorle tostate, 1 cucchiaio di sciroppo d'acero e il pizzico di sale. Tenere da parte.

Mettere nel bicchiere del robot le banane congelate, il latte di mandorle e i 2 cucchiai di sciroppo d'acero rimasti. Azionare il mixer finché la miscela non acquisisce una consistenza cremosa. Inizialmente sembrerà rimanere grumoso, ma quando le banane iniziano a scongelare diventerà molto cremoso (nel mio caso sono andata oltre e si è sciolto troppo).

Servire in coppette cosparso con le mandorle.

L'unico punto critico di questa ricetta è il tempo di frullatura. Se si frutta troppo a lungo, come nel mio caso, viene troppo sciolto. Bisogna prenderci la mano, ma dopo è facilissimo, e rimane cremoso come un vero gelato.
Provatelo, i bambini ne vanno davvero matti!!!!

Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day
una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living
 .

giovedì 23 maggio 2013

Dice che "Sta per piovere". Due ricette e un film



Non sono brava a fare marketing di me stessa. Ad esempio non vi informo mai quando pubblico le mie ricette altrove, su altri blog o riviste che siano.

Oggi voglio rimediare, visto che ho pubblicato non una ma ben due ricette, una sul meraviglioso blog dello Starbooks e l'altra per La cucina di D., con la quale collaboro da un anno.



Sono due ricette molto diverse: gli Spaghetti al basilico e limone con mascarpone, erba cipollina e chili provengono da Home Cooking Made Easy, della Lorraine Pascale, che stiamo "starbookando" questo mese.
Un libro fresco e veloce con molte ricette di cucina inglese ma anche internazionale rivisitate all'insegna della freschezza e della rapidità.

La Chorba Bel A'Dess è invece una ricetta tradizionale araba, che ho visto anche in moltissimi altri blog (dall'Araba sicuramente, e qui era facile, ma anche da Stefania e molti blog stranieri).
L'ho assaggiata da un'amica, e mi ha fatto tornare dritta dritta in Algeria, dove ho passato la prima infanzia. Una ricetta veloce, ma molto gustosa, per la quale l'inatteso gusto di limone rappresenta la quadratura del cerchio.

E dato che la ricetta era araba non a caso, ne approfitto per segnalarvi un film che non dovete perdervi, se verrà proiettato nella vostra città: Sta per piovere, del regista fiorentino-irakeno Haider Rashid.


Il regista è giovane, gli attori sono giovani, ma il film è veramente bello, un bel pugno nello stomaco, di cui è bene parlare.
Said ha ventisei anni, è nato e cresciuto in Italia, tifa per la nazionale, fa fa ingegneria, ha una fidanzata e per pagarsi gli studi lavora in un forno.
Said è un tipico figlio dell'immigrazione, i suoi genitori sono arrivati in Italia trent'anni fa dall'Algeria e hanno sempre vissuto e lavorato qui. Però non hanno ancora la cittadinanza, per una serie di inghippi burocratici degni di Kafka. Eppure non è cinema, non è letteratura, è la vita quotidiana di migliaia di nostri concittadini che vivono al nostro fianco.
Il padre di Said perde il lavoro per la crisi economica, e per la famiglia comincia un incubo chiamato "perdita del permesso di soggiorno" e "decreto di espulsione".
Tutto vero, tutto realistico, tutto drammatico.

Non vi resta che cercare Sta per piovere nelle sale e andarvelo a vedere per scoprire come va a finire.

domenica 1 aprile 2012

Frittata con le cipolle per una meravigliosa toscanaccia

MHack.jpg su Wikimedia
Foto tratta da Wikimedia

Ricorderò sempre un'intervista della Hack tanti anni fa. Alla domanda (cito a braccio, ma il senso era questo) "Ma lei la sera quando va a letto non sente l'esigenza di ringraziare Dio per tutto quello che ha avuto dalla vita?"
Risposta secca della Hack "Assolutamente no, mi sento di ringraziare solo me stessa che sono riuscita a fare il lavoro che volevo e che mi appassiona studiando e lavorando sempre con passione e impegno"

La ragazza la conoscete tutti.
La foto parla da sè. Quei capelli che vanno dove vogliono, e, in mezzo, due occhi azzurri così vivaci e mobili, di persona curiosa e piena di vita.

Parlarne in questa sede, dopo suor Maria Celeste, ha un suo senso. Per contrappasso, ma anche per similitudine.

La Hack è un'astronoma di rango. Membro dell'accademia dei Lincei, per anni direttrice dell'Osservatorio Astrofisico di Trieste e del Dipartimento di Astrofisica dell'Università della medesima città, e molti altri titoli che non sto ad elencare.
Il legame di Suor Maria Celeste con l'astronomia è evidente, visto che il padre Galileo ha inventato (o, meglio, perfezionato) il telescopio.
Suor Maria Celeste è nata a Padova, ma si è trasferita a Firenze giovanissima e ha passato tutta la sua vita al convento di San Matteo in Arcetri, sulle colline della città.
La Hack è nata a Firenze, ed ha studiato Fisica ad Arcetri, dove si è laureata. Però poi anche lei se n'è andata via, a Trieste.

Ma la chiusura del cerchio sta nel contrappasso: Suor Maria Celeste era molto molto pia, mentre la Hack è un'atea sfegatata.
Tanto per dire, è presidente onorario (insieme ad altri illustri colleghi, dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.
Quelli dello sbattezzo, per intenderci :-)
.... E delle campagne per la libertà di scelta, anche sul fine vita. Quelli che si battono contro l'8 per mille (6 miliardi di euro l'anno alla Chiesa Cattolica... Soldi nostri. Così, tanto per ricordarcelo ogni tanto).

È pure comunista (e infatti con i Comunisti Italiani si è varie volte candidata alle elezioni, come peraltro anche l'astronauta Guidoni...)

Ama i gatti, e da sempre (non solo da ora che è un'arzilla vecchietta) se ne frega del proprio look, anzi, se proprio devo dire chi mi ha sempre fatto venire in mente, ecco, direi Maga Magò. E dato che anche io mi identifico un po' in Maga Magò, potevo non parlare della mia esimia concittadina?

Di lei sapete quasi tutto. Forse non che ha scritto anche libri di divulgazione scientifica per i ragazzi, ad esempio questo.

E forse non sapete nemmeno che si è impegnata in prima persona nella battaglia degli Universitari contro una Riforma dell'Università che ha ridotto le risorse degli Atenei ai minimi termini, rendendo estremamente difficile svolgere la normale attività di ricerca. Lei c'era, ci ha messo la faccia e, nonostante gli anni, ha pure tenuto una memorabile lezione aperta di astronomia in piazza della Signoria a Firenze durante le proteste.

Insomma, una che si dà da fare, e quando pensa che sia il momento, non si tira certo indietro.



La Hack è una vegetariana convinta, quindi niente che contenesse carne o grassi di origine animale.
È pure una persona abbastanza spiccia, che non abbinerei a cibi particolarmente raffinati.

Insomma, una bella frittata con cipolle mi è parsa ideale! Vegetariana, semplice, rustica.
E poi qui in Toscana, dove lei è nata, le frittate, o tortini come vengono chiamate, sono sempre molto apprezzate. Soprattutto se la accompagneremo con una bella insalatina di radicchi di campo comprata al mercato, come ho fatto io.

È davvero versatile: mi piace molto anche il giorno dopo, fredda, da sola o come ripieno di un panino sostanzioso.

Perfetta per i pic-nic, ma anche tagliata a cubetti e infilzata con uno stecchino, come finger-food per un buffet in piedi, dove non sfigura affatto accanto a piatti più eleganti.

Questa dichiarazione d'amore mi aiuta a superare la vergogna di proporvi una ricetta comunque così semplice e banale, ma lo faccio lo stesso.

In fondo le frittate sono presenti in tantissimi libri di cucina, nel mio blog non ce n'era nemmeno una, finora.

E poi la frittata è un piatto senza rischi di contaminazioni da glutine, quindi perfetta da preparare anche se non si è tanto esperti di gluten free.

Insomma, W le frittate!

frittata con cipolle
Frittata con le cipolle
Ingredienti
(per 4 persone)
  • 6 uova
  • latte q.b.
  • 2 grossa cipolla
  • insalata di radicchi di campo (misticanza)
  • olio e aceto per condire l'insalata
  • olio per la frittata
  • sale
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
Preparazione
Sbattere le uova in una scodella con un gocciolino di latte, un bel pizzico di sale e una spruzzatina di pepe.
Togliere le parti esterne alla cipolla e tagliarla ad anelli abbastanza sottili.

Metterli in un'ampia padella con un filo d'olio, e farli appassire un pochino, ma senza che prendano colore, tanto continueranno a cuocere con le uova.

Aggiungere le uova sbattute, e farle rapprendere da un lato. Girare la frittata con l'aiuto di un coperchio delle dimensioni esatte della padella, farla cuocere pochissimo anche dall'altro lato e servirla insieme all'insalata.

mercoledì 29 febbraio 2012

Non si vive di solo cibo. #freerossellaurru


Devo dire che non sapevo chi fosse Rossella Urru. L'ho scoperto di recente, da quando a palazzo Marino il comune di Milano ha appeso un striscione per la sua liberazione.

A riprova che delle cose si deve parlare, in molti e diversi modi.
Ad esempio anche attraverso la finestra di un blog. È vero, questo è un blog di cucina, ma niente ci vieta incursioni altrove. L'ho fatto altre volte, lo faccio oggi.

Rossella è una giovane cooperante italiana, che operava da alcuni anni nel Saharawi algerino per conto del CISP (Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli), quando è stata rapita, nella notte fra il 22 e il 23 ottobre 2011, insieme ad altri due cooperanti spagnoli, Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez de Rincon.

C'è un motivo in più che lega questo blog alla vicenda di Rossella: quasi nessuno lo sa, ma fra i Saharawi l'incidenza della malattia celiaca è fra le più elevate al mondo (circa il 6% della popolazione!). Così dal 2001 l'Associazione Italiana Celiachia Toscana porta avanti un progetto per allestire ambulatori per la diagnosi della celiachia, e fornire cibi senza glutine nei campi profughi Saharawi, dove, come è facile immaginare, manca tutto, figuriamoci la costosissima farina senza glutine!

Oggi è il blogging day per la liberazione di Rossella Urru e dei suoi colleghi, nonché degli altri nostri connazionali rapiti all'estero.

Per maggiori informazioni potete leggere il testo integrale dell'appello di Donne Viola.

Per segnalare la propria partecipazione all'iniziativa, andate qui.

Per contribuire alla conversazione su Twitter social network usiamo gli hastag

#freerossella e #freeRossellaUrru

martedì 7 giugno 2011

Biscotti S(I) senza glutine, per i referendum

biscotti S
Spero di farcela, a pubblicare un paio di post per il referendum, di qui a domenica.

Malgrado i registri, le relazioni finali, le valutazioni, insomma, malgrado stia finendo l'anno scolastico.

Malgrado i figli che non ne possano più.

Malgrado una serie di cose sgradevoli e antipatiche che mi fanno perdere un sacco di tempo.

Insomma, qui domenica 12 e lunedì 13 SI va a votare per i referendum. Che sono:
  • 2 sull'acqua pubblica
  • 2 sul nucleare
  • 1 sul legittimo impedimento
Quello che si deve votare è facile: quattro SI. E convincere qualcuno che non voleva votare a venire con voi. I pigri, quelli che si dimenticano, gli stanchi e i disillusi. Su, marsh!, A Votare!

Lo vedete che per farvi venire voglia vi ho fatto pure i biscotti (da una bellissima ricetta di Sonia magistralmente ripresa da Anna),

Biscotti S(I) senza glutineIngredienti
  • 180 g di farina di riso (¶)
  • 210 g di amido di mais (¶)
  • 60 g di fecola di patate (¶)
  • 2 uovo
  • 300 gr.burro
  • 150 gr. zucchero di velo (¶)
  • 1 cucchiaino di lievito (¶)
  • la buccia grattata di limone BIO non trattato
  • cioccolato fondente (¶)
  • un pizzico di sale
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Ingredienti
In planetaria montare il burro morbido con lo zucchero, aggiungere l'uovo e la buccia di limone.

Aggiungere a poco a poco la farina setacciata con il lievito.

Versare il composto in una sacca da pasticceria con beccuccio a stella e formare dei biscottini a forma di S su una teglia ricoperta da silkpat o carta forno.

Infornare in forno già caldo a 250° per 2/3 minuti e poi a 200° per 10 min.
Devono rimanere chiari. Lasciare raffreddare e intingere le estremità in cioccolato fondente fuso.
http://www.blogger.com/img/blank.gif
Anche questo post partecipa al contest della Banda dei broccoli, Quattro SI per dire NO


martedì 31 maggio 2011

Gnocchi di gioia

gnocchi di patate
La ricetta ra arancione non ce l'avevo, quindi ci toccherà festeggiare di nuovo con il rosso, che tutto sommato ci piace anche perché ha portato bene con l'ultimo post.

Ma no, siamo seri. Alla scaramanzia non ci crediamo: le cose non accadono per caso, o per grazia ricevuta , ma perché qualcuno esce di casa la mattina e si sbatte perché accadono proprio quelle cose lì e non altre.
Grazie a chi si è sbattuto con determinazione e impegno perché il sogno diventasse realtà!

Noi siamo molto felici. Ieri abbiamo pure comprato lo spumante apposta e concluso la cena con il botto.

gnocchi di patate
Per festeggiare vi ammannisco questo piatto della tradizione italiana, un piatto popolare, ma buono, così buono!
Un piatto che possa evocare la Milano che lavora con serietà e impegno, non la Milano da bere che ci ha ammorbato per così tanti anni.

Quindi oggi, anche se non è giovedì, ma un radioso martedì... gnocchi!


gnocchi di patate
Gnocchi di patate
Ingredienti (per 4 persone)
  • 1 kg di patate a pasta bianca farinose
  • circa 200 g di farina senza glutine (ho usato la Sfornagusto multi-uso)
  • sugo di pomodoro OPPURE burro e salvia OPPURE salsa ai quattro formaggi
Preparazione
Lessare le patate in acqua fredda.
Quando sono morbide, scolarle, sbucciarle e passarle con il schiacciapatate (evitare di usare il mixer perché tira fuori l'amido e il tutto acquista una consistenza scivolosa inadatta allo gnocco).

Stendere il passato di patate così ottenuto sul marmo e farlo raffreddare.

Cominciare ad aggiungere la farina, ed impastate. Le dosi di farina sono necessariamente imprecise, perché la quantità di farina necessaria dipende dal tipo di patate, dall'umidità dell'aria, dalla temperatura esterna, insomma, da molti fattori.

Diciamo che bisogna aggiungere tanta farina quanta ne tira l'impasto: quando, pur rimanendo abbastanza morbido, non è più appiccicoso, allora vuol dire che ci siamo.

Fare dei rotolini di 1,5 cm di diametro circa, e tagliarli a pezzi con il coltello. Dare a ciascun pezzo con le mani la forma di una pallina, e quindi passarlo sul retro di una grattugia, per dargli la caratteristica forma e lavorazione che aiuta l'assorbimento del sugo.
Mi raccomando, tenere sempre il marmo (o la spianatoia) ben infarinata se no si appiccica tutto.

Metterli su un canovaccio infarinato, il più possibile distanziati.

Devono essere fatti al momento.

Nel frattempo mettere a bollire una pentola abbondante di acqua, salarla e immergerci gli gnocchi. Quando salgono a galla sono pronti.
Scolarli via via con la schiumarola.

Sono ottimi con burro e salvia, e ai quattro formaggi, ma il modo in cui li preferisco è con un buon sughetto di pomodoro, fatto con i pomodori freschi e non con i pelati, uno spicchio d'aglio, olio e basilico. Cotto con amore e pazienza.


Con questo post partecipo alla gioia per i risultati delle elezioni amministrative :-)

giovedì 26 maggio 2011

Un rosso sorbetto alle fragole per i ballottaggi

sorbetto alle fragole
Caldo!
Ma che caldo fa?!?!? Sembra luglio!
E invece no, non è luglio, è maggio accidenti!
E domenica ci sono i ballottaggi, a-ri-accidenti!
E voi dovreste andare a votare, non al mare, o in montagna o a godervi il fresco.

Se proprio volete godervi il fresco, andate a votare la mattina presto, e poi andare a frescheggiare. Con la coscienza pulita.

Insomma, fate 'icché vi pare, ma domenica andate a votare, soprattutto voi che abitate a Milano e Napoli.

Cosa votare, lo sapete. No, meglio essere espliciti, non si sa mai: io intendo Pisapia, De Magistris, insomma, loro, i famosissimi mangiatori di bambini...

Ed ora veniamo alla ricetta.

Un sorbetto rosso fuoco, adattissimo all'occasione :-)

Sono stata ispirata da un'idea dell'Araba Felice, il suo magico sorbetto, che ho sperimentato prima in versione originale con le pesche sciroppate (Commento? Dieci e gnam!) e poi modificata osservando una porzione di fragole avanzata in frigo, con tutto il suo sughetto rosso.

Sorbetto di fragole
Ingredienti
  • 500 g di fragole
  • zucchero semolato (abbondante)
  • due limoni
  • qualche fogliolina di menta
Preparazione
Preparare le fragole come le fate sempre: lavatele, tagliatele a pezzettini e conditile con abbondante zucchero, il succo di un paio di limoni e, per gradire, qualche foglia di menta fresca.

Lasciarle macerare per qualche ora in frigo, in modo tale che producano il loro squisito sughetto rossissimo (quello che ai miei figli piace più delle fragole stesse, per esempio).

Quando sono ben macerate, passare il tutto al mixer, in modo da ottenere una bella purea omogenea. Mettere in un contenitore largo e basso, in modo che ne venga in uno strato abbastanza basso (altrimenti a tagliarlo dopo diventa complicato) e metterlo in freezer per parecchie ore (io ce l'ho lasciato una giornata).

Tirarlo fuori dal freezer a fine cena, l'ho tagliato a tocchi e l'ho ripassato con il mixer. Ho provato sia con il robot che con il mixer ad immersione, e mi sembra che con il mixer venga meglio, più cremoso.

Servire in coppette o bicchierini, decorati con una foglia di menta.

martedì 17 maggio 2011

Perché oggi è un giorno pieno di gioia

papavero

Poi, finalmente, sentì un mutamento inequivocabile. Il vento soffiava sul suo viso! La luce cominciava ad apparire. Lontano, lontano a sud si vedevano vaghe forme di nubi, remote e grigie, andare alla deriva: al di là sorgeva il mattino.
(...)
Il mattino arrivò, e arrivò anche il vento del mare: e l'oscurità scomparve...

J.R.R. Tolkien - Il signore degli Anelli
Questo è per me la giornata di ieri: il vento che cambia, e il mattino che arriva, e un fiore rosso che spunta forte in un campo.

Il tutto molto poco scaramanticamente, perché c'è ancora da passare il ballottaggio, ma nessuno ci deve togliere la gioia di oggi.

E per festeggiare partecipo di nuovo con molta soddisfazione alla raccolta presaga di Madama Bavareisa e Kemikonti liberiamoci dal maiale, ma liberiamocene davvero, con libere e democratiche elezioni.

Liberiamoci dal maialeHo scelto un piatto (ispirato a una ricetta di "All'aria aperta", Sale&Pepe collection) molto colorato e profumato, quasi estivo, e adatto a una festa campestre.
Perché oggi è un giorno di festa.


filetto di maiale ai peperoni

Filetto di maiale arrosto ai peperoni
Ingredienti (per quattro persone)
  • 1 filetto di maiale
  • 2 peperoni gialli
  • 1 peperone rosso
  • pomodori maturi
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • salamoia (mix di sale fino e erbe aromatiche tritate)
  • salvia e rosmarino
  • coriandolo fresco
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1 grosso spicchio d'aglio
  • olio EVO
  • sale
Preparazione
Lavare le verdure. Dividere in due la cipolla, tagliare i peperoni in grosse falde.
Arrostire tutte le verdure sulla griglia, finché non sono ben abbrustoliti. Mettere via via i pomodori e i peperoni in un sacchetto di carta per farli raffreddare.
Via via che si raffreddano, togliere loro la buccia.
Tagliare tutte le verdure in dadolata. Tenere da parte.

A parte incidere nel senso della lunghezza il filetto di maiale, senza però separare le due parti, e distribuire all'interno lo spicchio d'aglio a fettine, foglie di salvia, rametti di rosmarino. Richiudere il filetto, legarlo stretto, massaggiarlo con la salamoia, un po' di pepe e spennellarlo d'olio e metterlo in una teglia con un filo d'olio sul fondo. Infornarlo a 200° per una quarantina di minuti. Se sta asciugando troppo aggiungere, a metà cottura, mezzo bicchiere di vino bianco.

Nel frattempo far saltare in padella le verdure con un filo d'olio, aggiustare di sale, cospargere con il coriandolo fresco tritato.

Lasciar riposare un quarto d'ora la carne, tagliarla a fette non troppo sottili e servirla con il mix di verdure.

lunedì 18 aprile 2011

Muffins senza glutine per il referendum del 12 e 13 giugno: 4 SI per dire NO

mini muffins ai corn-flakes
Con questo post aderisco alla condivisibilissima iniziativa della Banda dei broccoli,4 Sì per dire NO, una raccolta per diffondere il Sì.
Citando direttamente dalla Banda...
... ci sembra veramente importante, prima di ogni altra cosa, pensare al nostro futuro e cercare di diffondere il per il referendum del 12 - 13 giugno.
Sicuramente domenica sarà una bella giornata di sole e vorremo andare tutti al mare, ma prima o dopo l'abbrustolimento in spiaggia, andiamo a votare sì per dire no! (per maggiori info andate QUI, QUI e QUI)
  • 2 sì per dire no alla privatizzazione dell'acqua;
  • 1 sì per dire no al nucleare (ma non l'avevamo già detto? ebbè tocca ribadire, qui non ci vogliono ascoltare);
  • 1 sì per dire no alla modifica della legge sul legittimo impedimento.
Non guardiamo molta televisione, ma spesso siamo in rete e molti si lamentano che non sia spiegato e pubblicizzato il referendum, allora vi chiediamo di partecipare a questa iniziativa per diffondere l'informazione ai vostri contatti.
Vi chiediamo di aggiungere sul vostro prossimo post, qualsiasi esso sia, qualsiasi ingrediente contenga, il bannerino sotto e la dicitura con questo post partecipo alla raccolta "foodblogger per il sì". Lasciate un commento a questo post con il link (della ricetta o semplicemente del post in cui parlate del referendum) e noi ci occuperemo di raccogliere tutto il vostro sdegno!
Sia chiaro non è un contest, non siete costretti a seguirci, nè tantomeno obbligati e linkare noi, l'importante è diffondere l'iniziativa e sappiamo che saremo in tanti perché siamo ecofriendly, siamo onesti e last but not least ... perché senz'acqua non se magna ;)

Ho scelto, per partecipare a questa iniziativa, questa ricettina facile e veloce di muffin, con tutte le bandierine. Perché sono temi globali, che vanno al di là delle scelte di un singolo paese, ma in cui ciascun paese, nella sua sovranità, deve fare la propria parte.

Si poteva anche fare un post senza ricetta, ma dato che siamo food-blog, sono certa che ci saranno più lettori se ci aggiungo questi muffins veloci veloci, adatti a una merenda all'aperto o a un picnic. Picnic che ci piacerebbe fare senza sapere che a qualche decina di km c'è una centrale nucleare, e sapendo che possiamo continuare a bere ed usare l'acqua che è di tutti.

Mini-muffins senza glutine ai corn-flakes
Ingredienti
  • 100 g di corn flakes (¶)
  • 70 g di farina di riso (¶)
  • 50 g di fecola di patate (¶)
  • 120 g di zucchero
  • 150 ml di latte
  • 100 ml di spremuta d'arancia
  • 2 uova
  • 80 ml di olio
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 cucchiaini di lievito per dolci (¶)
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • burro e farina di riso (¶) per ungere e infarinare gli stampini
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

Mettere in una ciotola i corn-flakes e coprirli con il latte. Lasciarli lì una decina di minuti.
In un'altra ciotola setacciare le farine con il lievito, aggiungere lo zucchero, il sale e la cannella. Mescolare.
Nella ciotola con il latte e i corn-flakes aggiungere l'olio, le uova sbattute e il succo d'arancia.
Unire il contenuto delle due ciotole e mescolare velocemente, anche se resta granuloso va bene, purché non si veda la farina.

Riempire con il composto degli stampini da muffins fino a 3/4 (io ho usato degli stampini per mini-muffins al silicone, così non li ho dovuti imburrare e infarinare).

Se volete ottenere un effetto "carino" (io a questo giro non l'ho fatto perché avevo finito i corn-flakes) mettere qualche fiocco in superficie.

Infornare nel forno precedentemente riscaldato a 200°, cuocere per 20-25 minuti, sfornare, lasciarli riposare 5 minuti e quindi toglierli dagli stampi.

Non sono molto dolci, e sono secondo me perfetti per una colazione o per il solito brunch.

domenica 20 marzo 2011

Frittelle (senza glutine) di San Giuseppe, uomo di pace

Articolo 11Le cose in cui crediamo

Con lo scorso post ho partecipato alla bella iniziativa di FrancescaV per i 150 anni dell'unità d'Italia.

Il post si apriva con una foto fatta alla manifestazione in difesa della Costituzione del 12 marzo.
Non vi avevo però raccontato che a quella manifestazione siamo andati con delle magliette bianche, colorate per l'occasione dai miei figli, sulle quali avevamo scritto due articoli della Costituzione. Li avevo scelti io, poco democraticamente a dire il vero. Erano l'articolo 3 e l'articolo 11.
L'articolo 11 è uno di quelli che amo di più. Sembra un articolo banale, quasi scontanto e retorico. Ma in realtà è uno dei più tosti da mettere in pratica.
Perché è facile dire che si sottoscrive l'articolo 11 quando non viene messo alla prova.
L'articolo 11 serve -dovrebbe servire- proprio per quanto la guerra diventa un opzione possibile.
Ve lo riscrivo per intero.

Art. 11L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Quando siamo andati alla manifestazione mi domandavo se fosse l'articolo da ricordare in questo momento.
Ce ne sono tanti che dovrebbero essere ripetuti tutte le mattine, come una preghierina, in questo periodo: l'art. 1, il 3, l'art. 21, il 25, il 28, il 33, il 34, il 35, il 36, il 37, il 40...
L'articolo 11, che a furia di gridarlo siamo divenati afoni, negli anni scorsi, sembrava meno attuale. Ho voluto ricordarlo lo stesso.
Perché lo sento mio, perché è difficile, perché dovremmo usarlo proprio quando sembra che non serva, per evitare di trovarci nelle situazioni in cui potrebbe servire.

Non mi sono sbagliata. L'articolo 11 è sempre attuale.

Come usciremo da questa situazione, non lo so. Come ne uscirà il popolo libico, ancora meno. Quando sento parlare di interventi umanitari, mi viene in mente tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi anni in questo modo, e mi si rizzano i capelli in capo.

Per oggi, frittelle di riso. Sempre Artusi.

Le dovevo pubblicare ieri, per San Giuseppe, uomo saggio e in grado di trovare soluzioni originali a grossi problemi, almeno a quanto narrano alcune cronache del tempo.

Quando le cose si mettono male, bisogna tornare alle origini e riflettere.

frittelle di riso dell'artusi


Frittelle di riso senza glutine - Artusi n. 179Ingredienti
(le mie modifiche in viola fra parentesi)
  • 1/2 l latte (io 1 l)
  • 100 g di riso originario (io 200 g)
  • 50 g di farina (io 100 g di farina senza glutine) (¶)
  • una noce di burro
  • un pizzico di sale
  • zucchero
  • scorza grattata di un limone (io, scorza grattata di un limone + cucchiaio di polvere di arancia)
  • 3 uova (io 5 uova)
  • Rhum genuino, una cucchiaiata (io due)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
PreparazioneQueste sono più semplici delle descritte al numero precedente e riescono anch'esse buone e leggiere.
Cuocete molto, o meglio moltissimo, in mezzo litro circa di latte, grammi 100 di riso dandogli sapore e grazia con burro quanto una noce, poco sale, un cucchiaino scarso di zucchero e l'odore della scorza di limone. Diaccio che sia aggiungete una cucchiaiata di rhum, tre rossi d'uovo e grammi 50 di farina. Mescolate bene e lasciate riposare il composto per diverse ore. Allorché sarete per friggerlo montate le chiare quanto più potete, aggiungetele mescolando adagio e gettatelo in padella a cucchiaiate. Spolverizzatele al solito di zucchero a velo (io, zucchero semolato, ce ne va parecchio) e servitele calde. (si possono servire anche tiepide)

Con la mia dose, doppia rispetto a quella dell'Artusi, me ne è venuto un vassoio di quelli di carta dorata grandi.

giovedì 17 marzo 2011

Una conserva di aranci per i 150 anni dell'Unità d'Italia

L'Italia che piace a meL'Italia come piace a me

Tempo mi sono imbattuta nelle bella iniziativa di FrancescaV per i 150 anni dell'unità d'Italia.

Sinceramente, per cultura, per filosofia di vita, per ideologia, sono sempre stata piuttosto allergica alle manifestazioni patriottiche e alle bandiere tricolori.
Ricordo ancora quando, dopo la maturità, feci il mitico InterRail: la sensazione più forte che mi è rimasta da quel viaggio è stata il sentirmi cittadina europea, molto più che cittadina italiana.

In realtà lo penso ancora oggi, con una sfumatura diversa però. Con rimpianto, di fronte alle manifestazioni becere e superficiali, disoneste e furbe, volgari e ignoranti che si susseguono nel nostro paese. Vorrei avere un forte senso di identificazione nazionale, così come ce l'hanno i tedeschi, o gli inglese, o i francesi, ma le schifezze nazionali me lo rendono difficile.

Ma proprio perché sempre più spesso sono preda dello sconforto, e anche del disgusto, per quello che succede nel nostro paese, voglio partecipare partecipare all'iniziativa di FrancescaV.

conserva di aranci dell'artusi
Però c'è una cosa che mi rende veramente orgogliosa di essere italiana, più della bandiera, delle vittorie della nazionale, del concetto di patria che mi è così lontano, ed è la nostra Carta Costituzionale, con i suoi articoli così attuali e perfetti.


L'articolo 1, con quella "repubblica democratica fondata sul lavoro", ma anche il fatto che "la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

E l'articolo 3, "
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." Precisando che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Vogliamo parlare allora dell'articolo 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."

E l'amatissimo articolo 11 "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"

Il 34, sulla scuola, che mi è particolarmente caro "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi."

Potrei andare avanti a lungo.

È soprattutto per questo pezzo di carta, che rischia ogni giorno di più di diventare straccia, che sono felice di essere italiana, e partecipo quindi con convinzione al contest di FrancescaV.Per la ricetta sono andata a scartabellare sull'Artusi.

Mi piace molto l'Artusi, è una lettura istruttiva e divertente, che ha fatto la sua parte importante nel costruire un'identità nazionale. Perché se l'Italia è fatta, ma dobbiamo ancora fare gli italiani, invece una cucina italiana esiste eccome, una cucina fatta sì di mille cucine regionali, che però riescono a fondersi sapientemente, con una connotazione unica e meravigliosa.

Ho scelto la conserva di aranci n. 743, un po' per forza di cose (ho fatto il conto e quest'inverno, per merito del G.A.S., abbiamo consumato quasi 80 kg di arance, meravigliosamente biologiche e ancor più meravigliosamente squisite) e un po' perché questo arancione pieno di speranza sia di buon auspicio.

Sono tempi bui, questi, e di speranza e coraggio abbiamo molto bisogno.

A proposito di quello che si può dire mi piace anche citare il bellissimo post di oggi della 'povna, che trasuda speranza e coraggio, quello che sempre più spesso sento venire meno.

La conserva è di una bontà fuori dal comune, dolcissima ma con un retrogusto amarognolo perfetto, consistenza ottimale, una meraviglia. L'Artusi andrebbe riletto ri-cucinato più spesso.

conserva di aranci dell'artusi

Conserva di aranci - Artusi n. 743 dall'Artusi
Ingredienti
  • Aranci, n. 12
  • Un limone di giardino
  • Zucchero bianco fine, quanto è il peso degli aranci
  • Acqua, metà del peso degli aranci
  • Rhum genuino, quattro cucchiaiate
Preparazione
Con le punte di una forchetta bucate tutta la scorza degli aranci, poi teneteli in molle per tre giorni cambiando l'acqua sera e mattina.
Il quarto giorno tagliateli a metà ed ogni metà a filetti grossi mezzo centimetro circa, gettandone via i semi. Pesateli e solo allora regolatevi per lo zucchero e per l'acqua nelle proporzioni indicate.

Metteteli al fuoco da prima colla sola acqua e dopo dieci minuti di bollitura aggiungete il limone tagliato come gli aranci. Subito dopo versate lo zucchero e rimestate continuamente finché il liquido non avrà ripreso il forte bollore, perché altrimenti lo zucchero precipita al fondo e potrebbe attaccarsi alla casseruola.

Per cogliere il punto della cottura, versatene a quando a quando qualche goccia su di un piatto, soffiateci sopra e se stenta a scorrere levatela subito. Aspettate che sia tiepida per aggiungere il rhum, e versatela nei vasi per custodirla come tutte le altre conserve di frutta, avvertendovi che questa ha il merito di possedere una virtù stomatica.

Del limone si può fare anche a meno.

Io ne ho fatta una dose doppia, erano quasi 3 kg fra arance e limoni, e mi sono venuti una dozzina di vasetti.

Non so se si era capito, ma con questo post partecipo alla bella iniziativa di FrancescaV


martedì 8 marzo 2011

Oggi è la giornata internazionale della donna

mimosa alle fragoline di bosco
Oggi è la giornata internazionale della donna. Finalmente il momento giusto per pubblicare questa torta che ho fatto e fotografato quasi un anno fa, in occasione del mio compleanno, che cade di maggio :-) La torta è un po' sbilenca, ha subito un trasporto un po' fortunoso che non le ha fatto bene, spero che non me ne vogliate...

A me la festa della donna nella sua versione commerciale moderna (ormai cosa ci è rimasto, che non sia diventato commerciale?) non piace. Però penso che questa giornata abbia comunque un senso.

Oggi più che mai sembra che si stia tornando indietro, nell'affermazione dei diritti universali, e delle donne nello specifico. Le donne sono strumentalizzate, oggetti di piacere nelle mani di uomini ridotti a caricatura di loro stessi. Ruoli che ci dovrebbero stare stretti, e con i quali invece ci siamo abituati a convivere, o contro i quali combattiamo stancamente battaglie che sembrano di retroguardia, tentando di difendere diritti, e idee, che sembrano vecchie e stantie.

Sono passati molti, moltissimi anni da quando mia mamma mi portava alle manifestazioni per l'8 marzo, in cui donne con gli zoccoli e le gonne a fiori gridavano "Tremate tremate le streghe son tornate!". Le osservavo con i miei occhi di bambina, mi sembravano forti e potenti. Oggi pomeriggio porterò i miei figli ad una festa di carnevale, e mi domando se anche questo non sia un segno dei tempi.

Non c'è bisogno di star dietro alle infelici uscite ed azioni del vecchio squallido e pericoloso che ci governa, per toccare con mano quanto l'immaginario collettivo sulle donne sia ridotto ai minimi termini. Basta osservare una qualunque trasmissione televisiva, le pubblicità sui cartelloni sulle strade, o, da insegnante, come si pongono molte ragazze nei confronti dei loro compagni maschi.

Molte ma non tutte per fortuna. Ci sono anche molte ragazze fiere, piene di orgoglio e creatività, intraprendenti e libere. Ma il soffitto di cristallo che ci sta sulla testa, e purtroppo dentro la testa, è sempre lì, a ricordarci che non si deve abbassare la guardia.

Molti di voi lo conosceranno, ma vi invito a guardare il documentario di Lorella Zanardo sul corpo delle donne. È deprimente e istruttivo. Le nostre ragazze, figlie e allieve, hanno il diritto di recitare una parte diversa. Hanno il diritto di vivere una vita diversa.
Una vita in cui ragazzi e ragazze si trovino a camminare felicemente insieme, diversi nell'identità ma uguali nei diritti, cercando di (ri)costruire un mondo migliore di quello che stiamo lasciando loro.

Ringrazio Liliana, una bellissima donna di cui ho già parlato qui, per questa ricetta.

Torta mimosa senza glutine
Ingredienti

Per il pan di Spagna senza glutine
  • 3 cucchiai di maizena (¶)
  • 2 cucchiai di fecola di patate (¶)
  • 3 cucchiai di farina di riso (¶)
  • 120 g di zucchero
  • 6 uova
  • 1 limone non trattato
Per la crema e la composizione
  • 500 ml di latte
  • 100 + 400 ml di panna da montare
  • 7 tuorli (le chiare non servono, si possono utilizzare in un'altra preparazione)
  • 120 g di zucchero + 2 cucchiai
  • 1 scorza di limone intera
  • 1baccello di vaniglia
  • 25 g di maizena (¶)
  • 20 g di amido di riso (¶)
  • 300 g di fragole
  • alcune fragoline di bosco per guarnire
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

Pan di Spagna
Tirare le uova fuori dal frigo con un'oretta di anticipo, devono essere a temperatura ambiente.
Separare le chiare d'uovo dai tuorli, e sbattere questi ultimi a lungo con lo zucchero, finché non diventa un composto gonfio, bianchiccio e spumoso. Aggiungere le farine setacciate e la buccia grattata del limone.
Montare le chiare a neve densissima, e incorporarle al composto un cucchiaio alla volta, mescolando delicamente dal basso in alto per non smontarle.
Imburrare una tortiera con il bordo sganciabile di 28 cm di diametro e infarinarla con la farina di riso. Versare delicamente il composto nella tortiera.
Far cuocere nel forno preriscaldato a 180° per una quarantina di minuti (prova dello stecchino).
Lasciar freddare su una gretella per dolci.
Crema pasticcera (di Montersino)

Portare a bollore il latte con 100 ml di panna, la scorza di limone e il baccello di vaniglia aperto e svuotato dei semini.

Montare i tuorli con lo zucchero, incorporare la maizena e l'amido di riso sempre montando. Versare il composto sul latte in ebollizione, aspettare che il tutto torni a sobbollire, mescolare bene con la frusta e togliere dal fuoco. Versare la crema in una ciotola e coprirla con la pellicola trasparente a contatto con la crema (così non si forma la pellicina) e farla raffreddare. Quando è fredda eliminare la buccia di limone e il baccello di vaniglia.

Composizione del dolce

Tagliare il pan di Spagna freddo a metà e svuotarlo di buona parte della mollica.

Montare la panna rimasta con un paio di cucchiai di zucchero. Tenerne da parte circa un terzo, e mescolare i 2/3 restanti alla crema pasticcera fredda (crema chantilly).

Farcire il pan di Spagna con la crema chantilly e le fragole tagliate a pezzetti, formando una specie di cupola. Coprire coll’altra metà del pan di Spagna.
Spalmare la torta di panna montata
Sbriciolare la mollica rimasta ed usarla per guarnire la torta.
Decorare con le fragoline di bosco.

martedì 1 marzo 2011

Co' le mani... Ci sono anch'io!

Non so come mai, si stanno susseguendo giornate su giornate frenetiche e così dense di cose che non so come uscirne.
Il culmine sarà proprio questa settimana, con due consigli di classe straordinari, il corso obbligatorio sulla sicurezza a scuola, per l'intero pomeriggio di venerdì, e -udite! udite!- una lezione tenuta da me (....) sulla cucina senza glutine ad un corso sull'auto-produzione nell'ambito di una serie di laboratori sull'auto-produzione che si tengono a Firenze.
Devo dire che questa cosa mi fa molto piacere, non solo per la gratificazione di tenere una lezione di cucina, ma anche per il contesto: la struttura è una struttura da decenni inutilizzata di proprietà del Comune di Firenze, occupata da trent'anni, dove hanno ed hanno avuto sede le più diverse organizzazioni: partiti, organizzazioni politiche, organizzazioni di volontariato, case-famiglia per donne malgrattate, il GAS di cui faccio parte.
Ultimamente il comune, alla canna del gas per i tagli di trasferimenti di risorse agli enti locali, e per una miope politica di vendite di immobili, ha deciso di mettere all'asta l'immobile, che è immenso, incurante dei servizi al quartiere e alla città che lì si svolgono.
Sono quindi molto contenta di dare il mio piccolo contributo a questa iniziativa.

Nella mia lezione sarà incentrata sul mio chiodo fisso, cioè non insegnare a cucinare senza glutine ai celiaci, cosa per la quale ci sono persone ben più competenti di me, ma mettere in grado un non celiaco, che non ha la più pallida idea della cucina senza glutine e delle problematiche dell'alimentazione per celiaci, di cucinare una cena a un celiaco senza "avvelenarlo". Insomma, parlerò delle cose che ho scritto qui e qui.
Presenterò una serie di piatti fattibili senza usare prodotti di farmacia: gli sgranocchini dell'ultima volta, gnocchi, non parlerò di secondi perché tanto quelli vanno bene quasi tutti, e una torta che devo ancora decidere.

La ricetta invece che vi propongo oggi è invece un secondo con contorno, adattissimo al caso in questione, perché è priva di rischi di contaminazione, cioè non sono presenti alimenti a rischio per i celiaci.

faraona arrosto con le cipolline

Faraona arrosto e cipolline al timo
Ingredienti

Faraona arrosto
  • 1 grossa faraona già tagliata a pezzi
  • olio EVO
  • salamoia hand made (mix di sale grosso, aglio, rosmarino e salvia tritati insieme nel tritatutto)
  • vino bianco
  • latte
  • ginepro
  • cognac

Cipolline al forno

  • 500 g cipolline già pelate
  • olio EVO
  • aceto balsamico
  • vino bianco
  • salamoia hand made (mix di sale grosso, aglio, rosmarino e salvia tritati insieme nel tritatutto)
  • timo

Preparazione

Faraona arrosto
Passare i pezzi di faraona sulla fiamma per eliminare eventuali residui di piumaggio, lavarli sotto l'acqua corrente e asciugarli con un scottex. Massaggiarli con la salamoia.
Schiacciare 7 o 8 bacche di ginepro con il dorso di un coltello.

Mettere in una casseruola un filo d'olio, i pezzi di faraona e le bacche di ginepro, e farli rosolare ben bene su tutti i lati a fuoco vivo. Quando saranno ben rosolati aggiungere un bicchiere di vino bianco e farlo sfumare.

A questo punto trasferire la faraona in forno preriscaldato a 200°, e farla cuocere per meno di un'oretta in forno, aggiungendo eventualmente un po' di vino bianco. Verso metà cottura, aggiungere mezzo bicchiere di latte, per rendere il sughetto più cremoso (per intendersi non deve venire tipo il maiale al latte, con quel sugo un po' rappreso, il sugo deve rimanere liquido).

Dieci minuti prima di sfornarla versare sulla faraona un bicchierino di cognac, e lasciarlo sfumare in forno.

Cipolline al timo
Lavare le cipolline in acqua, e metterle in una pirofila sul cui fondo si sia versata un filo d'olio EVO.
Salare le cipolline con la salamoia, cospargere con un bel pizzicone di timo, aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e un terzo di bicchiere di aceto balsamico e cacciare in forno.

Far cuocere quaranta/cinquanta minuti in forno a 180° (i tempi di cottura sono flessibili, e dipendono dalle dimensioni delle cipolline). Si può cuocere anche a temperatura più alta così da poterle mettere insieme alla faraona. Se si asciugano troppo aggiungere un po' di vino bianco.

Sono pronte quando sono morbide e hanno un aspetto caramellato.

Si potrebbero cuocere le cipolline e la faraona nella stessa teglia ma ho preferito evitarlo altrimenti si perdono un po' i sughi.

Credo che sia tutto :-)

venerdì 4 febbraio 2011

Gli gnocchi di zucca dello zio Lapo e della zia Veronica per la raccolta unsenepolepiù

gnocchi di zucca dello zio Lapo
Un successone, l'iniziativa di per le dimissioni di Berlusconi della Madama Bavareisa e Kemikonti!

Certo, è una goccia nel mare, ma, come diceva qualcuno tanto tempo, da ognuno secondo le sue possibilità...

A questo proposito segnalo ai lettori fiorentini che domani, sabato 5 febbraio, ci sarà una divertente iniziativa sempre con pentole e mestoli!

CACEROLAZO - L'Italia non è un bordello
Berlusconi dimettiti
Sabato 5 febbraio, ore 11
a Firenze, da piazza Sant'Ambrogio a piazza Santa Croce

Mi è piaciuta molto questa iniziativa, anche perché è nata veramente dal basso, da un gruppo di genitori di una scuola del centro storico di Firenze. Perché veramente, come dice Gaia, unsenepolepiù.



Mi diverte che a questo giro il campo di battaglia per sconfiggere il berlusconismo debba passare per le cucine :-)

Dunque veniamo a noi.

L'ultimo dell'anno siamo andati a cena dai nostri amici Lapo e Veronica, che, lettori affezionati, non solo ci hanno ammannito cenetta squisita, ma fotografarono anche parte dei loro manicaretti per eventuale pubblicazione.

L'altro giorno mi scrive Lapo dicendomi: "Scusa sai, ma gli gnocchi di zucca con il ragù di salsiccia quand'è che li pubblichi? Perché mi piacerebbe molto se tu li pubblicassi per la raccolta del maiale!"

Come dire di no? Ecco quindi gli gnocchi di zucca con ragù di salsiccia dello zio Lapo e della zia Veronica (a dire il vero il ragù di salsiccia sarebbe anche quella una mia ricetta, ma lo zio Lapo, vero estimatore del maiale, l'ha adottata da lungo tempo), che partecipano pure loro all'iniziativa per richiedere le dimissioni di Berlusconi e del Governo, promossa da Norma aka Madama Bavareisa e Kemikonti.

Liberiamoci dal maiale
Gnocchi di zucca con ragù di salsiccia (dello zio Lapo e della zia Veronica)
Ingredienti (per 6 persone)
Per gli gnocchi
  • 1 kg g di zucca mantovana
  • 200 g di farina senza glutine (è stato usato il Mix it!, ma andrebbe bene qualunque farina, secondo me anche amidi)(¶)
  • 3 uova
  • parmigiano reggiano grattugiato
  • sale
  • noce moscata
Per il ragù
  • 6 salsicce (¶)
  • concentrato di pomodoro
  • vino bianco
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione
Ragù di salsiccia
Pelare le salsicce, sminuzzarle e metterle in una casseruola sul fuoco basso. Lasciarle cuocere finché non sono ben rosolate ed hanno liberato il grasso.
A questo punto, togliere il grasso rilasciato dalle salsicce, aggiungere un bic­chiere di vino bianco.
Quando il vino è ritirato, mettere nella casseruola tre cucchiai di conserva di pomodoro, e far insaporire, mescolando. Coprire quindi il tutto con acqua calda, se è troppo "pallido" aggiungere ancora conserva, e far cuocere a fuoco basso finché non ha raggiunto la consistenza giusta.

Gnocchi di zucca
Cuocere la zucca in forno finché non diventa morbida. Farla freddare, recuperare la polpa con un cucchiaio e spiaccicare il tutto con una forchetta.
Lasciare un po' freddare.
Aggiungere le uova intere, una bella manciata abbondante di parmigiano grattugiato (se non piace non si mette), una grattugiata di noce moscata, sale, e la farina poco a poco, finché non raggiunge una consistenza densa ma morbida, tale da non sfarsi in cottura.

Mettere a bollire un bel pentolone di acqua, quando bolle salare e formace con un cucchiaio uno gnocco. Buttarlo nell'acqua. Dopo poco risale a galla ed è pronto.
Se si sfa, aggiungere ancora un po' di farina nell'impasto, che comunque va fatto all'ultimo momento.

Cuocere così tutti gli gnocchi, scolarli con un ramaiolo direttamente nei piatti, cospargerli con una bella cucchiaiata di ragù e servire, con parmigiano a parte.
Si possono mangiare anche con burro, salvia e parmigiano, ma con il ragù di salsiccia sono la morte sua.

domenica 30 gennaio 2011

Un ragù di maiale per liberarci da Berlusconi

ragù di carne
In questi giorni non riuscivo a scegliere la ricetta con cui ricetta partecipare all'iniziativa per le dimissioni di Berlusconi della Madama Bavareisa e Kemikonti.
Non volevo fare cose sfiziose, stile "Milano da bere" si sarebbe detto una ventina di anni fa.

Sono 17 anni che ci sorbiamo la Milano da bere berlusconiana. Sono 17 anni che ci sorbiano le sue schifezze che stanno mandando il paese a scatafascio. Sono 17 anni che subiamo il suo lavaggio del cervello mediatico a suon di becero maschilismo e quoziente intellettivo inesistente.
Per riallacciarmi al suo ultimo video-messaggio (o è già il penultimo... ormai se ne perde il conto!), dopo 17 anni di leggi ad personam, condoni edilizi e fiscali, regalie ad amici e parenti a spese dello Stato, interventi devastanti sul territorio, tagli dissennati ai servizi essenziali, preoccupanti modifiche della Carta Costituzionale e quant'altro, adesso ci tocca di subire anche lo sputtanamento internazionale a sfondo sessuale a base di prostitute di età variabile, forse droga, squallore da filmacci porno degli anni 70.
Ovviamente ancora tutto da confermare nei vari gradi di giudizio (sempre che si arrivi, a un giudizio!), per ora sono solo imputazioni, ma se dal punto di vista penale questo è fondamentale, dal punto di vista politico conta poco, perché ormai il personaggio è in balia degli eventi, sottoponibile ad ogni ricatto, da parte della prima 17enne che gli capita a tiro, ma potenzialmente anche da altri e ben più inquietanti personaggi.

Io non guardo mai la TV, l'ho visto l'altro giorno, gli occhi piccoli, la faccia tirata, i capelli neri e fluenti, tutto così spudoratamente finto, falso, e poi il tono della voce, e tutto quel vomitare odio e bugie.

Un vecchio poco lucido (avevo scritto una parolaccia, ma ho corretto per non confondermi con la volgarità imperante) fissato col sesso sta rovinando le nostre vite, e nessuno fa niente per fermarlo. Capita ad alcune persone anziane, ma quando uno arriva a questo punto di solito non ha responsabilità di sorta, figuriamoci governare un paese!

Leit motiv del momento: ognuno a casa sua fa quello che gli pare. Sì, certo, ma solo se è permesso dalla legge (e ad esempio lo sfruttamento della prostituzione minorile non mi sembra sia consentito) e poi in ogni caso una figura pubblica e con così alta responsabilità istituzionale non può essere ricattabile.

Vuoi il potere?
Evita di andare a puttane. Evita di farti quella striscia. Evita di frequentare il tuo amico di gioventù colluso con la mafia.
Dovrebbe essere il punto di partenza di ciascun politico, ma ultimamente sembra che il comportamento ineccepibile sia diventato un'eccezione. Ormai sono anni che rimpiango Andreotti e Moro, e questo la dice lunga su quanto siamo caduti in basso.

Insomma, volevo trovare una ricetta lontana mille miglia dal berlusconismo.
E dopo tanto pensare, l'altro giorno ho fatto il ragù, per preparare le lasagne di cui vanno matti i miei figli. Il ragù della mia nonna Maria, emiliana doc, lo stesso che facciamo tutti in famiglia, io, mia mamma, mia zia, mia cugina, tutti uniti dal rito del ragù. Una ricetta familiare, che si ripete da generazione in generazione, alla quale ognuno aggiunge quel quid che la rende uguale a quella della zia ma anche diversa, una specie di metafora della trasmissione dei saperi della tradizione.
Ed è arrivata la mia pargola, che, da brava figlia di food-blogger, per passarsi il tempo durante l'ennesima malattia, si è messa a giocare alla mise en place :-) Ne ha messo un po' in una ciotolina, l'ha decorata a modo suo, ha preso la macchina fotografica e ha scattato questa foto. Il tutto a mia insaputa.
E quando ho visto la foto ho capito che questa era la ricetta giusta, che solo un semplice e normalissimo ragù di famiglia poteva battere il lusso sfrenato delle feste a base di caviale, champagne e puttane, e che solo le manine di una bambina che fanno il segno di vittoria possono battere il degrado di una politica mai scesa così in basso.

Con questa ricetta partecipo all'iniziativa per richiedere le dimissioni di Berlusconi e del Governo, promossa da Norma aka Madama Bavareisa e Kemikonti.

Liberiamoci dal maialeEdit del 31/1: L'iniziativa è stata segnalata anche da Repubblica, qui.

E ora veniamo alla ricetta. Che ha pure il vantaggio di essere senza rischi di contaminazioni da glutine. Che volete di più?

Ragù di carne alla bolognese (della nonna Maria)
Ingredienti
  • 1/2 kg macinata di manzo
  • 200 g di macinata di maiale
  • 1 cipolla media
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • vino bianco
  • olio
  • concentrato di pomodoro
  • pomodori pelati
  • 4 bacche di ginepro
  • 2 foglie di alloro
Preparazione
Fare un battuto molto fine con la mezza cipolla, la carota e la costa di sedano.
Metterlo in una casseruola con un po’ d’olio e farlo appassire bene a fuoco basso, senza dorarsi. Se dovesse cominciare a bruciare senza essere appassito, aggiungere un po' di vino bianco.

Aggiungere quindi le due macinate (si può anche fare sostituendo alla macinata di maiale un paio di salsicce spellate, ma preferisco farlo così anche perché le salsicce sono prodotti a rischio, e quindi bisognerebbe fare riferimento al prontuario per comprarle) e farle rosolare ben bene sbriciolandole con la forchetta.
Versare quindi 1/2 bicchiere di vino bianco e farlo sfumare; a questo punto aggiungere tre cucchiai di conserva di pomodoro, le bacche di ginepro un po' spiaccicate e lasciare sul fuoco per un po’, mescolando, per far sì che il tutto si insaporisca bene.
Abbassare quindi il fuoco, aggiungere un barattolo di pelati aggiungendo eventualmente dell'acqua calda (deve essere piuttosto liquido), le foglie di alloro e lasciar bollire a fuoco basso per un’ora e più. Aggiustare di sale ed è pronto.

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