venerdì 10 settembre 2010

Brutto ma buono con lievito madre senza glutine... e soia

brutto ma buonoPeriodo di lievitati, questo. Ne ho parecchi in saccoccia, da pubblicare.

Merito soprattutto del nuovo lievito madre, che ho allevato come un pargolo per tutta quest'estate e mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Tutto nasce da qui, tanto per cambiare.

A giugno feci morire il mio vecchio lievito madre, causa scrutini e qualche perplessità sul medesimo.

A luglio ho ricominciato la preparazione, mettendoci solo farina di riso e di mais. È stata una rivelazione, una meraviglia, un entusiasmo crescente!

Il lievito madre così prodotto non dà problemi, e soprattutto lievita che è un piacere. L'ho pure trasportato in su e in giù per la penisola, dalle Marche alle Dolomiti passando per l'appennino tosco-emiliano e lui è stato buono buono, facendo con continuità il suo mestiere.

Insomma, mi dà delle belle soddisfazioni.

(n.d.r. a differenza delle mie muse ispiratrici, come vedrete nella ricetta, preferisco rinfrescare il LM con le farine dietoterapiche una volta, prima di usarlo: ho provato ad usare direttamente 300g di questo LM ma mi sembra che il sapore della farina di mais diventi un po' troppo forte, e quindi preferisco "diluirlo" all'ultimo con le dietoterapiche. Però per rinfrescare il LM ai fini della sua conservazione uso solo farina di riso e di mais).

Quest'estate poi, per i pani, ho fatto un'altra scoperta interessante: la farina di soia, che conferisce un gusto molto saporito ai pani (ricorda lievemente, in versione delicata quello della farina di segale) e gli dà un bellissimo colore marroncino. Me ne sono innamorata, insomma, e ho sfornato pani su pani con questa farina.

Questo pane in particolare vorrebbe imitare il pane di un fornaio da cui andavo sempre fino qualche anno fa, prima di cambiare casa. Un pane veramente rustico, a lievitazione naturale, la cui peculiarità sta nell'arrotolamente su se stesso dell'impasto producendo una specie di strudel bozzoloso effettivamente non elegante. Ma il sapore era squisito, di quei pani toscanacci con l'impasto non molto aereo, ma panoso (pancone si direbbe a casa mia) pieno di profumi di farina e di lievito.

Ovviamente il mio brutto ma buono non ci pensa nemmeno a profumare di farina, perché il profumo della farina di grano è inconfondibile e inimitabile, ma ci è piaciuto parecchio, e quindi ve lo ripropongo così come l'ho fatto per tutta l'estate.


Brutto ma buono con lievito madre senza glutine, e farina di soiaIngredienti
  • Per il rinfresco:
  • 40 g di farina senza glutine mix B della Schar (¶)
  • 40 g di farina senza glutine Pandea (¶)
  • 20 g di farina di grano saraceno (¶)
  • 85 g acqua circa
  • Per l'impasto finale:
  • 180 g di farina senza glutine mix B della Schar (¶)
  • 100 g di farina senza glutine Pandea (¶)
  • 120 g di farina senza glutine Coop (¶)
  • 100 g di farina di soia (¶)
  • 100 g di lievito madre con farina di riso e mais (¶)
  • miele
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • 350 g di acqua circa
  • fioretto di mais per spolverare (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

    Tirare fuori dal frigo il lievito madre, lasciarlo riavere per un paio d'ore e poi scioglierlo in 85 g di acqua tiepida. Aggiungere le farine. Deve venire un composto abbastanza morbido.

    Lasciar riposare coperto per una notte.

    Al mattino successivo sciogliere il lievito così rinfrescato nell'acqua tiepida con un cucchiaino di miele. Attendere un quarto d'ora e poi cominciare ad impastare con il mix di farine (io metto il lievito madre sciolto nell'acqua nella macchina del pane con il programma impasta e lievita, e aggiungo le farine). Quando si sono un po' amalgamate aggiungo un paio di cucchiai di olio EVO e un cucchiaino abbondante di sale.

    Faccio lievitare fino al raddoppio, e poi rovescio l'impasto sulla spianatoia spolverata con il fioretto di mais.

    Lo rimpasto e formo un filone lungo e stretto, che avvolgo su se stesso più e più volte e spolvero con il fioretto.

    Lascio lievitare nuovamente su un foglio di carta da forno e coperto con un panno.

    Riscaldo il forno al massimo, con dentro la leccarda, e un pentolino con dell'acqua sul fondo, e quando va in temperatura depongo il pane sulla leccarda bollente.

    Lo cuocio per i primi dieci minuti alla massima temperatura, e poi abbasso il termostato a 200°. La cottura richiede un'ora buona.

    lunedì 6 settembre 2010

    Pflaumen streusel senza glutine... credo

    pflaumen streusel
    Questo dolce è una madeleine. Ma no che non è una madeleine, è una torta!!! Intendevo dire che è una di quelle cose che emerge prepotentemente dalla memoria, erano mesi che aspettava lì e tu non lo sapevi, insomma, avete capito l'antifona.

    Da piccola andavo sempre in vacanza in Trentino, a casa di mia nonna. In realtà anche da grandina... ci sono andata per 33 estati della mia vita, in vacanza in questa casa. Dicono le leggende familiari 33 + 1, pare ci sia stata pure concepita.

    E l'estate in montagna aveva i suoi riti. Uno di questi riti era andare a Bolzano dopo ferragosto. A comprare il loden per l'inverno. E dopo una massacrante, e accaldatissimo, pomeriggio su e giù per i portici, ci si andava a rinfrancare le membra e lo spirito in una pasticceria. Sempre la stessa. Sobria, ombrosa e silenziosa. Dove io prendevo sempre una fetta di torta e un bicchiere di latte tiepido. La torta perché era squisita, il latte per ragioni meramente estetiche: te lo servivano in un bellissimo bicchiere di ceramica bianca che mi piaceva tantissimo.

    Si può tradire il luogo del cuore? Si, si può, anzi, accade sempre. Via, diciamo quasi sempre. Sempre le case della propria infanzia a un certo punto non ci sono più.
    E così è stato per questa.
    Che ve lo dico a fare? Ovviamente neanche la pasticceria esiste più.
    Fa parte della crescita. E del potere della memoria. Magari se ci fosse ancora non mi piacerebbe più.

    Ultimamente ci sto tornando spesso, da quelle parti.
    E quest'estate, in un rifugio, ho visto una torta, che mi ha fatto tornare in mente a cascata la pasticceria, le mie estati da bambina e tutto il resto.

    Immaginerete cos'è successo quando sono tornata, vero? Forsennata ricerca della torta.
    Niente nei libri di cucina delle Dolomiti, niente in quelli di cucina trentina.
    Proviamo su internet. Sui blog italiani niente (in realtà dopo aver cercato in lungo e in largo ho scoperto la ricetta anche su due blog italiani, Fabien e Mamma Iana, ovviamente in versione con glutine, sono proprio sciroccata). Peccato non sapere il tedesco. Che idiota! Che ci sta a fare il traduttore di Google?

    E così, faticosamente, sono arrivata al Pflaumen Streusel. Tante ricette diverse.

    E alla fine ho capito che la "Torta di albicocche ai fiocchi di burro" che avevo trovato sul libro "Dolci Dolomiti" di Rosmarie Pescosta non era altro che lei (ovviamente con le albicocche invece che con le prugne, ma non cambia molto per quel che riguarda la procedura).

    L'epopea continua. La faccio una volta, ma la base viene troppo alta. La rifaccio una seconda. Ma il forno, che non è il mio solito, mi tradisce un po', lasciando lo streusel poco grostinato e la base troppo cotta.

    In entrambi i casi il sapore è però lui. Asprina ma dolce al tempo stesso, con questa strana base di pasta simil-brioche. Nell'attesa di rifarla con le dosi giuste (al primo esperimento avevo usato una dose pari a 500g di farina per la base, troppi) e nel forno giusto, la pubblico, perché la stagione delle prugne è questa, e la torta è troppo buona per lasciarsela sfuggire. Ovviamente per chi ama questi dolci poco dolci e molto rustici.

    pflaumen streusel
    Avendo saltato settembre, corro ai ripari e con questa ricetta partecipo al contest per la ricetta del mese di ottobre del calendario di Ammodomio, Un anno Ammodomio



    Pflaumen streusel senza glutine
     Ingredienti
    Per la base:
    • 300 gi di mix di farine dietoterapiche per brioche dolci e lievitati senza glutine (170 g di farina senza glutine Coop, 70 g di farina senza glutine Pandea, 60 gi di farina senza glutine per pane Agluten) (¶)
    • 60 g di burro morbido
    • 50 g di zucchero
    • 1 uovo piccolo
    • 180 ml di latte
    • 1 bustina di lievito di birra secco (meno un po')
    • 1/2 stecca di vaniglia
    • 1,2 kg di prugne Stanley
    • 1 paio di cucchiai di zucchero per le prugne
    Per lo streusel:
    • 125 g di farina di fioretto di mais (¶)
    • 125 g di farina di riso (¶)
    • 80 g di zucchero
    • 50 g zucchero di canna grezzo
    • 130 g di burro
    • 1/2 stecca di vaniglia
    • cannella
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
    Preparazione
      Sciogliere il lievito di birra secco in 70 ml di latte tiepido, aggiungere 70 g del mix di farine, un cucchiaino di zucchero e far riposare per tre quarti d'ora circa.

      Aggiungere al lievitino tutti gli altri ingredienti: il resto della farina, il burro morbido, il latte restante al quale si è aggiunto l'uovo sbattuto, lo zucchero, i semi estratti dalla stecca di vaniglia ed una presa di sale.

      Lavorare fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo (se restasse troppo secco, aggiungere un altro po' di latte tiepido, se troppo morbido una spolverata di farina).

      Lasciar lievitare per un'oretta.

      Stendere l'impasto con le mani sulla leccarda coperta di carta da forno.

      Lavare le prugne, snocciolarle e dividerle in quarti, ma senza tagliarle fino in fondo, come si vede in questo video, e disporle ordinatamente sulla base della torta. Cospargete la frutta di zucchero (2 o 3 cucchiaiate).

      Lasciar riposare un'altra mezzoretta. Nel frattempo riscaldare il forno a 200° e preparare lo streusel.

      Versare le farine e lo zucchero sulla spianatoia, e disporvi sopra il burro freddo a tocchetti, i semi dell'altra mezza stecca di vaniglia e la cannella.
      Con la mezzaluna cominciare a "tagliare" il tutto al fine di amalgamare burro, zucchero e farina formando delle briciole. È pronto quando il briciolame è piuttosto fine (a noi piace così).

      Cospargere lo streusel sopra le prugne, ed infornare a metà altezza per una mezzora buona.

      Si mangia tiepido, eventualmente con panna montata (ma non è necessaria). È buono anche il giorno dopo, a temperatura ambiente.

      N.d.R. Per chi non lo sapesse, lo streusel è il briciolame di frolla, praticamente la stessa cosa della crosticina del crumble. Solo che mentre il crumble è inglese, e viene usato su una composta di frutta, lo streusel è una tedescheria, che si utilizza come completamento di torte lievitate di varia natura (è ottimo anche sui muffins, a cui conferisce un piacevole gusto croccante, e insieme ai gelati e dolci al cucchiaio).

      giovedì 2 settembre 2010

      Polpo minimalista

      insalata tiepida di polpo, patate e fagiolini
      I love polpo!
      Fatemelo come volete, in umido, ubriaco, alla griglia, in sopressata, alla catalana, lo mangerò felice, ma il modo in cui lo preferisco sopra ogni altro è lessato, con le patate, o piccole variazioni sul tema. È così buono che secondo me nasconderne il sapore è un delitto.

      Mi rendo conto che anche questa è una quasi non ricetta, ma che ci volete fare, sono una minimalista in cucina (quasi quasi cambio il nome del blog... )

      Il polpo così mi sa di isola d'Elba. All'Elba in realtà lo fanno ancora più essenziale, patate e fagiolini sarebbero un di più (questi toscani, oltretutto isolani, sono burberi anche nelle ricette...)

      Ma veniamo all'altro aspetto essenziale della ricetta: i woodoo di cottura. L'arricciamento dei tentacoli, le tre immersioni, il raffreddamento nell'acqua di cottura...

      Bressanini, o altri scienziati in cucina, li classificherebbero immediatamente nella categoria boiate senza fondamento.
      Eppure per me il polpo si fa così, da sempre, fin dalla prima volta tanti anni fa, io e la mia amica Grazia, ridendo come due matte. A dire il vero all'epoca si battè anche sto polpo sul marmo della cucina manco fossimo le protagoniste di un film di Tornatore. Sarà che Tornatore non mi piace, ma non lo batto più.
      Però agli altri woodoo li rispetto con religioso timore.
      Alla fin fine, che mi costa?
      E se poi una volta non li mettessi in pratica, e venisse fuori un polpo duro da battere in terra? Con tutto quel che costa?!?!?! Non sia mai!
      E così... evvai di woodoo!

      Insalata tiepida di polpo, patate e fagiolini
      Ingredienti
      • 1 grosso polpo verace
      • 2 o 3 patate a pasta gialla
      • 300 g di fagiolini
      • 1 limone bio
      • 1 paio di coste di sedano
      • 1 grossa carota
      • 1 cipolla rossa
      • fiori di garofano
      • prezzemolo
      • alloro
      • maggiorana
      • olio EVO
      • sale

      Preparazione

      Pulire il sedano, la carota, grattandola con un coltello, togliere la prima pelle alla cipolla, lavarla e infilzarla con 3 fiori di garofano, lavare una parte del prezzemolo e farne un mazzetto, sciacquare una foglia di alloro. Preparare un court-bouillon in una pentola molto capiente piena d'acqua, con questi odori e un pizzicone di sale grosso.

      Pulire bene il polpo sotto l'acqua corrente, togliendo i visceri, gli occhi e il becco.

      Quando il court bouillon bolle tuffarvi il polpo, facendo arricciare i tentacoli. Estrarlo dall'acqua, far riprendere il bollore e ripetere tre volte l'operazione, sempre aspettando la ripresa del bollore. Alla fine immergergercelo definitivamente, felici di essersene finalmente liberate :-) Far cuocere a fuoco basso per un'oretta buona. Verificare la cottura con uno spiedino.

      Quando è abbastanza morbido, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare il polpo nella sua acqua.

      Nel frattempo lavare e lessare le patate (rigorosamente con la buccia e rigorosamente in acqua fredda) e mondare e lessare i fagiolini abbastanza al dente.

      Quando il polpo è tiepido toglierlo dal liquido di cottura, togliere la pelle e tagliarlo a pezzi piuttosto grossi.

      Nel frattempo si saranno anche sbucciate le patate, e tagliate anch'esse a grossi tocchi.

      Pulire una manciata di prezzemolo, e tritarlo.

      Preparare un emulsione con olio, poco sale, limone, prezzemolo tritato e un cucchiaio di foglie di maggiorana.

      Mescolare il polpo, le patate, i fagiolini tagliati grossolanamente (il tutto tiepido) e condire con l'emulsione preparata.

      Se si fosse preparato il polpo e le verdure con un po' di anticipo, e risultassero fredde, riscaldarle un minuto nel microonde e condirle con l'emulsione solo dopo: è troppo più buona tiepida.

      Può servire da antipasto sfizioso, oppure, in dosi più sostanziose, come secondo.

      martedì 31 agosto 2010

      Una bella fetta di schiacciata per ricominciare!

      focaccia simil ligure
      L'ultimo post risale al 17 luglio. Oggi è il 31 agosto. Un tempo infinito. Così tanto che pur essendo tornata da tre giorni, non sono riuscita a scrivere niente finora. Panico! Cosa pubblico? Le cailles en sarchophage che ho fatto ieri? Il trionfo di frutta in crosta di sfoglia con fondo di bisquit crema inglese pasticcera chantilly mousse al cioccolato di ieri l'altro? Il capretto arrosto di domenica?

      Durante questi lunghi mesi qualcosa ho cucinato, ma non troppo, soprattutto ho poco fotografato.

      Sono stata veramente in vacanza, anche dal blog.

      Ho camminato, letto, passato del tempo con i miei figli, fatto il bagno, guardato il sole con il telescopio, ho visto le stelle alpine e i camosci, e le montagne riflesse nel lago.

      Il computer era solo un lontano ricordo, ed è stato bello.

      Ma domani le vacanze saranno ufficialmente finite, prendo nuovamente servizio a scuola e tutto ricomincia. Bisogna ricominciare anche il blog.

      Ho deciso, si ricomincia con una cosa semplice, ma di sicura riuscita.
      Questa focaccia simil ligure, con la quale ho così spesso fatto merenda quest'estate.
      Ormai la faccio spessissimo, per cui è "mia", ma la mia musa ispiratrice è stata Alessandra di Menu Turistico. Oltre ovviamente Felix per il mix di farine dietoterapiche per pane e focacce senza glutine. Ho provato sia la versione Pandea che quella con la Glutafin e sono venute bene entrambe. Direi meglio la Glutafin però, che ha un sapore a mio avviso migliore (ettelocredo, ha l'amido di frumento!)

      Questa focaccia viene veramente bene, ed ha avuto il plauso anche di svariati non celiaci, che non volevano credere che fosse fatta con le nostre farinacce.

      La ricetta è una delle tante ricette che potrete trovare sul mio libro Il pane gluten free.


      Il pane gluten free
      Pubblicato da Giunti Editore

      Schiacciata simil ligureIngredienti

      Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

      Preparazione
      Non avendo la planetaria, quando sono a casa preparo l'impasto nella macchina del pane, con il programma impasta e lievita. Sciolgo il lievito di birra nell'acqua tipieda, aspetto che faccia un po' di schiumetta, e poi lo verso nella macchina del pane. Ci butto sopra il mix di farine, un paio di cucchiai d'olio un bel pizzicone di sale, e faccio partire la macchina.

      Quando l'impasto è lievitato, lo rovescio direttamente nella teglia precedentemente unta, e lo stendo con le mani unte (l'impasto è molto morbido).
      Faccio i buchini con le dita in giro in giro e faccio rilievitare una ventina di minuti, mentre si scalda il forno (200°, statico).

      focaccia simil ligure

      Quando il forno è a temperatura, cospargo la focaccia di sale grosso, e ci spruzzo sopra un bel po' d'acqua, fino a riempire tutti i buchini.

      Inforno. Dopo una decina di minuti tiro fuori la focaccia e la spennello generosamente d'olio (come insegna appunto Alessandra). Ripeto l'operazione un'altra volta, verso fine cottura.

      Tiro fuori e taglio con le forbici. Gnam!


      focaccia simil ligure

      sabato 17 luglio 2010

      Profumi d'estate per l'inverno che verrà: marmellata albicocche e zenzero

      marmellata albicocche e zenzero
      Son sempre in vacanza. Dice che la cosa si protrarrà ancora a lungo. Ne sono felice, anche se continuo a provare questo sottile senso di colpa, sentimento che so essere quantomai inutile, dannoso e velleitario. Tant'è.

      Adesso sono al mare, nelle Marche. Mi trovo a vestire dei panni per me insoliti: mamma-al-mare-con-pargoli-mentre-il-marito-lavora. Ombrelloni, ovvero chalet, come lo chiamano da queste parti, pranzo a casa ché il sole picchia troppo forte, gelato fuori la sera. Siamo accuditissimi dai parenti di mio marito, la mia deliziosa cognata, la zia Sandra della prima ricetta su questo blog, la nonna che ci ammannisce pranzetti, cucinati non so come in questo caldo atroce. Una pacchia di nullafacenza e di coccole. Forse i sensi di colpa sono in parte motivati...

      E stasera sono pure riuscita a rubare un computer per il tempo sufficiente a pubblicare una ricettina. Che andava pubblicata: mi picco di non pubblicare ricette che non siano di stagione, e se aspetto ancora un po' di albicocche se ne riparla l'anno prossimo. Anzi, siamo già fuori tempo massimo, ma insomma io pubblico lo stesso.

      Ovviamente questa marmellata, perché di marmellata si tratta, l'ho fatta a casa, ormai quasi tre settimane fa. Erano delle albicocche buonissime, un piccolo miracolo di un mercatino rionale. Dolci, succose, polpose. Dopo essercene sbafati un paio di chili in un amen, bambini poco fruttofili compresi, ho deciso che marmellata doveva essere. E dato che avevo un pezzo di zenzero che stava lì a non far niente...

      Non sarà troppo fuori tempo massimo per il mese di agosto, vero? Che lo sia o no, dato che ci ho preso gusto, con questa ricetta partecipo al contest per la ricetta del mese di agosto del calendario di Ammodomio, Un anno Ammodomio


      Marmellata di albicocche e zenzero
      Ingredienti
      • 2,8 kg di albicocche mature già lavate e snocciolate, con la buccia
      • 1,8 kg di zucchero semolato
      • una ventina di armelline (insomma, quella roba che sta dentro i noccioli delle albicocche)
      • 7 cm di zenzero fresco
      Preparazione
      Mettere le albicocche nature in una pentola capiente, e farle cuocere finché non cominciano ad ammorbidirsi.

      Pelare lo zenzero e grattugiarlo.

      Aggiungere alle albicocche lo zucchero semolato e lo zenzero.

      Far riprendere il bollore, e, se si vuole una marmellata omogenea, dare una bella frullata con il mixer ad immersione. Schiumare via via.

      Edit del 19/07/2010: su utilissima domanda di Gaia, preciso che le armelline, una volta tolte dal guscio, vanno immerse per qualche istante in acqua bollente al fine di togliere più facilmente la cuticola, che va eliminata.
      Aggiungere le armelline e far cuocere a fuoco basso. Per quanto tempo?
      Il momento giusto di spegnere il fuoco sarebbe quello in cui un cucchiaino di marmellata, messo in un piatto che viene inclinato, scivola verso il basso ma molto lentamente.
      In particolare la marmellata di albicocche dovrebbe rimanere piuttosto chiara. La mia è un po' troppo scuretta, ma vi assicuro che è comunque squisita. Lì per lì mi pareva che lo zenzero non si sentisse, invece con il passare dei giorni i sapori si sono amalgamati ed esaltati, e il dolce dello zucchero si combina splendidamente con il profumo delle albicocche, l'amarognolo delle armelline e il piccantino dello zenzero.

      Tornando a noi, quando è pronta, versarla calda nei vasetti sterilizzati (io li lavo in lavastoviglie e poi li metto in forno a 100° per una mezzoretta prima di riempirli). Chiudere serrando il giusto (altrimenti dopo non ci sarà il verso di riaprirli) e, se proprio siete fanatici come me, sterilizzateli facendoli bollire per una mezzoretta, e quindi raffreddare direttamente in acqua. Ovviamente se li fate bollire, per evitare la rottura dei vasetti, dovrete mettere un canovaccio sul fondo del pentolone e separare con canovacci anche i vari vasetti.

      lunedì 5 luglio 2010

      Coppette alle ciliegie sciuè sciuè per un saluto

      meringhe alla francese
      Sto partendo. Per delle lunghissime vacanze. Non credo di riuscire a pubblicare niente nelle prossime settimane, forse qualcosa, rubando un computer qua e là.
      Mi dispiace un po' abbandonare questa creatura, che ho amorevolmente accudito per un anno, ma ne sono anche contenta.
      Vacanza è anche questo, essere lontani, sia dalle cose faticose che da quelle buone, ma che sono comunque impegni. E in fondo anche questo blog è un impegno, per quanto molto piacevole.

      Quindi vi saluto, sperando di ritrovarvi tutti al mio ritorno!

      Oggi ho avuto due amiche a pranzo, due care colleghe conosciute quest'anno, con cui si è creata una bella armonia. Abbiamo chiacchierato tutto il pomeriggio, di scuola, di amicizia, di Montaione, di ragazzi, senza farci intimorire dal tempo che passava. A volte è proprio bello, lasciar correre il tempo a chiacchierare. Mi succede sempre più di rado, e quando accade mi sento improvvisamente più giovane.
      Grazie Orsetta, grazie Rossana per questo piacevolissimo pomeriggio!

      Non avevo tempo di preparare un gran pranzo (sono tornata ieri sera, e sto già ripartendo) ma qualcosa s'aveva da fare: vabbé che ci si vede per il piacere di vedersi, ma quando si è attorno al tavolo su quel tavolo ci deve essere qualcosa di decente.
      Mi sono così inventata un velocissimo dessert, per non lasciare il pranzo incompiuto.
      Eccolo qua. Tempo di preparazione, 15 minuti.

      Coppette allo yogurth e ciliegieIngredienti

      • 400 g di panna da montare
      • 2 confezioni di yogurth greco naturale (totale, 370 g)
      • zucchero a velo
      • 500 g di ciliegie
      • zucchero semolato
      Preparazione
      Mettere in freezer la ciotola in cui monterete la panna e la panna stessa per una decina di minuti.

      Lasciare da parte 8 ciliegie intere.
      Snocciolare le altre ciliegie, e metterle in una padella, con un paio di cucchiai di zucchero.
      Cuocerle a fuoco allegro finché fanno un po' di sughetto, ma devono rimanere abbastanza sode.
      Farle raffreddare.

      Montare un po' lo yogurth con le fruste elettriche, aggiungendo in ultimo un paio di cucchiai di zucchero a velo.

      Montare, nella ciotola fredda, la panna montata, aggiungendo in ultimo un paio di cucchiai di zucchero a velo.

      Mescolare lo yogurth e la panna delicatamente.

      Montare le coppette. Sul fondo una cucchiaiata abbondante di ciliegie, con il loro sughetto, sopra il composto di panna e yogurth, e sopra una ciliegia intera a decorare.

      Mettere in freezer per una mezzoretta.

      Con questi quantitativi ho preparato 6 coppette e 2 bicchieri, dose normale, non mignon.

      Con questa ricetta partecipo alla raccolta Summer cakes di Menta e cioccolato. Più fuori dal forno di così...

      La ricetta è tratta dal mio libro, pubblicato da Giunti Editore.

      http://www.giunti.it/libri/cucina/pasticceria-gluten-free/

      venerdì 2 luglio 2010

      La meringa alla francese e i mostri del buio

      meringhe alla francese
      Ho fatto le meringhe il giorno del mio compleanno.
      Si vede che è del mio compleanno perché dietro ci sono le peonie, che sono il mio fiore preferito.
      Questo mazzo di peonie me l'ha regalato mia figlia. È stata tenerissima, la mia quasi novenne.
      E non potevo che fare le meringhe, perché le meringhe assieme alle peonie sono un'immagine magica. E perché le meringhe erano i miei mostri del buio, che solo tutta questa luce poteva sconfiggere...

      In realtà, più prosaicamente, le ho fatte perché volevo fare la pavlova (che infatti pubblicherò fra breve). Non ero sicura di me, perché tutte le volte che avevo provato a farle, mi erano venute una schifezza.
      O troppo cotte, vagamente caramellate, di quel color marroncino che proprio non è cosa, o mollicce, che è ancor meno cosa.
      Insomma, queste meringhe erano proprio la mia bestia nera. Diciamo una delle mie bestie nere, ne ho parecchie, ma spero di sgominare anche tutte le altre, con pazienza.
      Che poi, divagando, cucinare è un po' così, è una metafora.
      Mi ci ha fatto riflettere Asa_Ashel in un commento al mio post precedente.
      All'inizio ci sono tante cose che non ti riescono, di fronte alle quali provi un timore reverenziale, e proprio non ti sembrano alla tua portata. Poi, provando e riprovando, documentandoti su fonti affidabili, con umiltà e pazienza, si impara. E quando una cosa hai imparato a farla, non ti fa più paura, diventa normale. Come i bambini che un giorno affrontano e vincono il mostro che sta nella loro camera di notte e da quel giorno riescono a dormire al buio.
      Ed è bella questa crescita, perché in cucina la tocchi con mano, anzi, con mano, con la bocca, con il naso.
      Ma ci vuole una guida. Qualcuno che ti prenda per mano e ti dia l'abbrivio.
      Per me è stato lui che -lo so!, vi sembrerà incredibile- non conoscevo. D'altronde non guardo la TV, non ho Sky, sono in parte giustificata. Mio marito mi aveva regalato il suo ultimo libro, Le dolci tentazioni, e ne sono stata folgorata. Al buio. Ho cominciato a leggere il libro, e mi ha entusiasmato. Non foss'altro per tutte quelle ricette senza glutine!

      Ecco quindi la mia ricetta di meringa alla francese, che è quella di Luca Montersino che, poi ho scoperto, è praticamente quella di Dario Bressanini e di tout le mond des food-bloggeurs.


      Meringa (alla francese)
      Ingredienti
      • albumi (in questo caso erano 120 g)
      • zucchero semolato, il doppio del peso degli albumi (quindi 240 g)
      • un cucchiaino di maizena (opzionale, io non ce l'ho messo) (¶)
      • un cucchiaino di succo di limone
      Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

      Preparazione

      Passare lo zucchero nel mixer, per renderlo fine fine.

      Mescolare metà zucchero con gli albumi, in una ciotola preferibilmente di ceramica. Gli albumi devono essere a temperatura ambiente e non deve esserci neanche un goccio di rosso d'uovo, pena il fallimento dell'impresa.
      Aggiungere il limone.

      Cominciare a montare piano, con le fruste elettriche, e poi più velocemente.

      Quando le chiare sono montate a neve bel ferma aggiungere il resto dello zucchero, un cucchiaio alla volta, sempre sbattendo con le fruste.

      Alla fine la meringa avrà una consistenza durissima, e un colore translucido. Girando la ciotola la meringa non dovrà cadere, ma resterà attaccata alla ciotola come uno stoccafisso, e sollevandola con un cucchiaio o con le fruste si potranno costruire guglie e pinnacoli stabilissimi. Ci vuole un bel po' a montarla, anche venti minuti.

      Quando è montata, metterla nel sac à poche (altra mia bestia nera, ho fatto un casino tale che tutta la cucina era piena di meringa!). Io ho usato la bocchetta striata, ma dicono i saggi che sia più corretto usare quella liscia. Comunque a me piace così, con tutte le volute e i riccioli manco fossimo in una chiesa di Gaudì.

      Stendere un foglio di carta forno su una teglia da forno e formare le meringhe. Più grandi, più piccole, sta a voi decidere.

      Mettere in forno a 100° (Bressanini fa delle considerazioni molto istruttive sulle temperature dei forni di casa) e lasciar cuocere per tre ore.
      Bressanini dice che non importa lasciare lo sportello del forno socchiuso, ma nel mio caso non era così: ho un forno di classe A quasi stagno, che basta accendere cinque minuti perché ne escano nuvole di vapore manco fossimo ai Tropici, e se lo lasciavo chiuso addio meringhe!

      Dopo tre ore spegnere il forno e lasciar raffreddare all'interno.

      Sono buonissime da sole, oppure accoppiate con in mezzo la panna montata, o sbriciolata nell'Eton mess (che ho fatto qualche giorno fa, ed era così buona che manco sono riuscita a fotografarla, me tapina!) oppure come vi piace.
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      Se poi qualcuno vi regala un mazzo di peonie... La felicità!

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