giovedì 9 dicembre 2010

Mini quiche al roquefort da porca figura (di Alessandra MT)

mini quiche al roquefort
L'altra sera ho fatto una cena da porca figura, come direbbe Alessandra di Menu Turistico.
Ed infatti la cena è iniziata con una rivisitazione delle sue mini tatin al roquefort, frutto di un fitto scambio di commenti, prese di giro ed incoraggiamenti da parte della suddetta Alessandra.
Gaia: "Vorrei fare le tue mini-tatin al roquefort, mi ispirano un sacco, ma la mia sfoglia senza glutine non sfoglia, come posso fare?"
Ale: "Falle diritte, non rovesciate!"
Gaia: "E se non ho gli stampi da mini-muffins?"
Ale: "Falli negli stampi che hai"
Gaia: "E se viene un tornado e un'invasione di cavallette?
Ale: "Ti terrò la manina..."

E così fu.

Alla fine aveva ragione la ragazza: sono una cosa facile facile, anche a diritto sono venute benissimo, hanno fatto la loro porca figura e sono state spazzolate in un batter d'occhio, pargola buongustaia compresa che se n'è fatta fuori tre!

Come suggerisce la ragazza, con lo stesso procedimento se ne possono fare di tutti i tipi, pesto e pomodorini, pere e gorgonzola, salmone, insomma, una risorsa veramente versatile!

La foto fa schifo, l'ho fatta in fretta e furia con gli ospiti che incombevano con cavallette e bella grazia che sono riuscita a fotografare senza che me le togliessero da sotto l'obiettivo :-)

Mini quiche al roquefort
Ingredienti
  • 1 foglio di pasta sfoglia senza glutine (il mio erano circa 350g) (¶)
  • 150 g di roquefort
  • 1 uovo
  • sale
  • burro e farina di riso (¶) per gli stampi
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione
Scaldare il forno a 200°.

Stendere la sfoglia in un foglio di qualche mm.

Imburrare e infarinare degli stampini da tartellette (con questa dose io ho fatto 15 stampini da tartellette piccole e 4 da crostatine e mi è avanzata un po' di sfoglia). Se avete quelli in silicone vi risparmiate questa fatica e non sarebbe male.

Mettere la sfoglia negli stampini.

Mettere in fondo ad ogni stampino un pezzettino di roquefort, negli stampi da crostatine io ne ho messi tre.

Sbattere l'uovo con la panna e un pizzicone di sale, e versare il composto negli stampini.

Infornare per una ventina di minuti e servire subito.

Nota: Non riesco a trovare una sfoglia senza glutine già pronta che mi piaccia, così ho usato la finta sfoglia di Loriana alias La mercante di spezie, che potete trovare qui nella versione originale, qui nella rivisitazione di Adriano di Profumo di Lievito, che è poi il procedimento che ho seguito io, ovviamente nella versione senza glutine della solita mitica Felix di Uncuoredifarinasenzaglutine.
L'avevo fatta quest'estate e non mi aveva convinto del tutto, non aveva sfogliato per niente, l'ho rifatta tempo fa e cacciata in freezer senza provarla, e devo dire che a questo giro mi ha dato moltissime soddisfazioni, ha sfogliato un bel po', ed era buona buona buona.

Edit della sera: Barbara di Rossociliegia mi fa giustamente notare che è piuttosto improbabile che uno studente fuori-sede abbia del roquefort in frigo. Alessandra suggerisce che si possa fare anche con il gorgonzola piccante. Ve lo confermo, perché, qui lo dico e qui lo nego, io il roquefort in realtà non l'avevo trovato. E li ho fatti proprio... con il gorgonzola piccante!

Con questa ricetta partecipo al contest di Pomodoro rosso


giovedì 2 dicembre 2010

Muffins senza glutine ma sessisti per la Lipperini

Avete mai provato a leggere i libri di testo dei vostri figli dal punto di vista della differenza di genere?
Io si, questo giochetto l'ho fatto tre anni fa. Per scoprire che nel libro di prima elementare di mia figlia i protagonisti erano cinque bambini, e due bambine (alla faccia del fatto che siamo più o meno metà e metà, su questo pianeta), e due adulti, un mago e una maga.
Il mago è figo, fa un sacco di cose ganze, ed ha un notevole ascendente sui bambini. La maga in realtà non si vede quasi mai, giusto due volte, una mentre cucina e l'altra in cui fa le faccende.
Giuro, non sto scherzando.

Se poi ci spostiamo dal mondo serio dei libri scolastici a quello degli altri media, TV, internet, giochi elettronici, le cose diventano ancora più evidenti. Basta guardare le pubblicità che passano nella fascia oraria pomeridiana, piena di piccoli campioni di calcio e veline in formato mignon, che starnazzano sculettando di fronte a trucchi e vestiti alla moda.

L'invenzione di questi giochetti non è farina del mio sacco, ma di Loredana Lipperini, ma soprattutto nel suo libro Ancora dalla parte della bambine. Loredana con le sue trasmissioni su Radio3, con il suo blog Lipperatura, con i suoi libri riesce a guardare dove gli altri non vedono, e a farci da apritrice di occhi, il che non è poco di questi tempi.
...
A proposito, se qualcuno vuole regalarmi per Natale Non è un paese per vecchie non ha altro che da farsi avanti. A buon intenditor... ;-)

Quando ho scoperto che proprio la Lipperini aveva parlato dell'iniziativa Metti un finocchio a cena... su La Repubblica, precisamente qui, ne sono stata veramente orgogliosa. La sua citazione mi ha confermato una volta di più che se ne doveva parlare, che era stato doveroso farlo, insomma, che abbiamo fatto la cosa giusta.
Grazie ancora a tutti, e grazie a Loredana che ci ha dedicato un po' dello spazio che ha sul giornale (mi scuso di aver scritto questo post con così grande ritardo, Norma era stata un po' più solerte di me...)

E dato che mi piace mettere il dito nelle mie contraddizioni (di genere, ma non solo), le offro questi muffins al limone glassati, glassatura fatta insieme a mia figlia (quella che aveva il libro delle elementari di cui sopra).
Pregasi notare il profluvio di rosa, violetto, cuoricini e fiorellini. Ovviamente, come per tutte le ultime foto, il food styling è suo ;-)
Ho la quasi matematica certezza che se li avessi fatti con mio figlio, sarebbero spuntati dei rossi e dei blu, e molte macchinine.

... Chi è immune da comportamenti sessisti, scagli la prima pietra.


muffins al limone
Muffins (senza glutine  e sessisti) al limoneIngredienti
  • 250 g di farina senza glutine (io ho usato un mix composto da 75 g di maizena, 100 g di farina di riso, 75 g di fecola di patate) (¶)
  • 250 g di ricotta
  • 180 g di zucchero
  • 2 limoni non trattati
  • 1 bustina di lievito (¶)
  • 50 g di burro
  • 3 uova
  • 200 g di zucchero a velo
  • coloranti alimentari (¶) (io ho usato quelli della Rebecchi che, pur non essendo in prontuario, ho contattato direttamente e mi hanno assicurato essere esenti da contaminazioni. A questo proposito l'utilissimo post di ValeTork di InCucinaSenzaGlutine)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
Preparazione
Sbattere le uova con lo zucchero, incorporare la ricotta, il burro a pomata e la scorza grattata dei limoni. Aggiungere anche il succo di uno dei due limoni .

In un'altra ciotola miscelare le farine con il lievito.

Incorporare gli ingredienti secchi a quelli liquidi, senza mescolare troppo.

Nel frattempo si saranno imburrati e infarinati degli stampi da muffins, e si sarà preriscaldato il forno a 180°.

Rimpiere gli stampini da muffin fino a 3/4, infornare per una ventina di minuti, quindi estrarli dal forno, lasciarli riposare cinque/dieci minuti e toglierli dalle formine.

Nel frattempo preparare la glassa, mescolando lo zucchero a velo con un paio di cucchiai di succo di limone. Mi raccomando, non farsi fregare dal fatto che sembra troppo solido, aggiungere il limone poco alla volta aspettando che lo zucchero si scioglia, per evitare di ottenere una glassa troppo liquida.

Dividere la glassa così ottenuta in varie ciotoline, da colorare a piacere.

Quando i muffins sono freddi potete decorarli.
Io ho usato anche quelle penne contenenti un gel colorato, non so come si chiamino.

Sono sessisti, ma buoni, molto morbidi, e profumatissimi.

sabato 27 novembre 2010

Chi le carote ferisce... di carote perisce! Povero coniglio...

coniglio alla cacciatora
Sono mesi che volevo partecipare all'MT Challenge di Menu Turistico ma poi arrivavo al mitico 28 del mese senza aver prodotto. Devo ammetterlo, questa sfida mi mette pure un po' di soggezione, tante food-blogger stellate tutte insieme, tanta inventiva, tanta creatività.
E poi la sfida non è la mia dimensione, mettermi in gioco non mi viene naturale, quindi, alla difficoltà specifica, si aggiunge una mia difficoltà esistenziale.

Però questa cosa mi sfrucugliava, mi sfrucugliava e mi sfrucugliava. Le vedevo divertirsi troppo, le ragazze (e i ragazzi) dell'MTC. E così questo mese ho deciso. Il dato è tratto.
Devo dire che Ginestra, la vincitrice dello scorso mese, ci ha messo più di uno zampino, scegliendo come ricetta di novembre il coniglio alla cacciatora (qui sua nella magistrale versione). Questa è infatti per me una ricetta del cuore. Una di quelle ricette che fanno casa, ricordi, famiglia. Quelle cose che piacciono a me, che mi smuovono le viscere nel profondo. Era un segno del destino, insomma.

La faceva sempre la mia mamma quando ero piccola, e come molti bambini storcevo sempre un po' il naso all'idea di mangiare il coniglio, così carino da vivo, e così pieno di ossicini nel piatto, però appena superata la diffidenza iniziale, il disappunto si scioglieva in quel mare di profumi.
Poi come talvolta accade mia mamma si è scordata della ricetta, che era della sua mamma, e della mamma della sua mamma... Io no invece, e ogni tanto ci ripensavo, a questo benedetto coniglio alla cacciatora ammannito insieme al suo stesso cibo preferito, che se ci pensiamo bene è un po' crudele...
Però lei se n'era scordata così bene, oserei dire l'aveva rimosso (chissà perché? chiameremo uno strizzacervelli per scoprirlo), che non c'era verso di estorcele la ricetta. O meglio la non-ricetta.
Poi ho avuto un'illuminazione: ma la mia zia ex cuoca, emiliana al 100%, la maga dei tortellini, possibile che non sappia come fare questo benedetto coniglio? Ella lo sapeva.

Ed eccolo qua :-)

Le dosi? Rigorosamente ad occhio. D'altronde, avete mai visto una zdàura emiliana di cinquant'anni fa prendere in mano una bilancia?

Ah.. Si era capito, vero?, che con questa ricetta partecipo all'MTC di novembre? ;-)

Segnalo anche che questa è una ricetta priva di ingredienti non solo senza glutine, ma anche senza rischi di contaminazioni. Insomma, se avete a cena un'amico celiaco e non sapete che fare, questa è una ricetta a stress celiaco nullo.

Coniglio alla cacciatora alla mia maniera (con le carote)
Ingredienti
  • 1 coniglio tagliato a pezzi
  • latte
  • 1 fetta di pancetta stesa alta mezzo dito
  • 1 cipolla grossa
  • 3 coste di sedano
  • 5/6 carote
  • pomodori pelati
  • vino
  • olio EVO (burro)
  • salamoia bolognese (sale con un trito di rosmarino, aglio e salvia, si trova già fatta ma io me la preparo da sola)
  • bacche di ginepro
  • foglie di alloro

Preparazione
Lavare i pezzi di coniglio ben bene e metterli a bagno, per una notte intera, in una ciotola coperti di latte. Come dice la mia zia, il latte ammorbidisce la carne e toglie il selvatico.

La mattina dopo, preparare un battuto fine con la cipolla, le coste di sedano, una carota e la pancetta stesa.
Mettere in una padella ampia un po' d'olio, e far appassire il battuto.
Quando comincia ad attaccare, sfumare con un po' di vino bianco.
Nel frattempo togliere i pezzi di coniglio dal latte e asciugarli bene con dello scottex.

Metterli nella padella con il battuto, insieme a un paio di foglie di alloro e 4/5 bacche di ginepro un po' schiacciate. Far rosolare bene a fuoco vivace da tutte le parti. Devono rosolare bene, altrimenti la carne finirà per sapere di poco.
Se si sbruciacchia un po', poco male.
Quando è ben rosolata, sfumare con un bel bicchiere di vino (rosso, bianco, quello che avete).
Mondare e tagliare a rondelle le carote restanti ed aggiungerle al coniglio.
Far insaporire un po' le carote, finché non sono un po' cotte, ma sempre al dente.

Salare con la salamoia ed aggiungere i pelati grossolanamente schiacciati con la forchetta.

Incoperchiare e far cuocere, a fuoco basso, finché il pomodoro non si è cotto e la carne ammorbidita.
È importante avere pazienza, perché non c'è niente di meno buono di un piatto del genere quando la carne è dura e il pomodoro ancora crudo, acidulo. Il pomodoro deve perdere totalmente l'acido, ed anzi diventare quasi dolce, al contatto con le verdure.

Servire accompagnato con polenta, oppure patate lesse, o purè di verdure, qualcosa che faccia da pane e simili, perché di fatto il contorno c'è già nella ricetta (non guardate la foto, le carote dovrebbero essere di più, ma le avevo finite).

giovedì 25 novembre 2010

Una domenica di cioccolato

Il gruppo del corso di cioccolato del nanni
C'ero anch'io, al corso di cioccolateria del Nanni.
C'erano anche la Gaia profumata, Stefania della Bottega delle bontà, Piero con i suoi pasticci, e poi Mirka e Bianca, mud'nais veraci (si scriverà così), Duccio e Gabriella, dall'aria sorniona, ed Eleonora. 9 + 1 (il grande Nanni) per un pomeriggio favoloso.

Ho fatto di tutto per esserci, l'ho pure costretto a spostare la data.

È stata un'esperienza mistica. Sono tre giorni che non parlo d'altro, a scuola, a casa, con gli amici.

Troppo divertente, troppo istruttivo, troppo goloso.

E dire (lo dico a voce bassa, che se mi sente il Nanni...) che a me il cioccolato mica fa impazzire... Ma lavorarlo con le proprie mani è tutta un'altra cosa!

Mai avrei creduto di imparare a temperare il cioccolato, troppo difficile.
E invece, merito della pazienza e della tenacia di un maestro veramente bravo e competente, ce l'abbiamo fatta.
Oddio, anche lo zio Piero è stato un grande assaggiatore, ci ha dato parecchi consigli utili... ;-)

Insomma, una giornata sì massacrante (dalle 9:30 alle 21:30, orario continuato!!!!) ma veramente produttiva. E per di più in un posto splendido, all'agriturismo Bellavista. Certo che se non avesse piovuto tutto il giorno.... In effetti, tanto tempo per guardarci intorno non c'era: avevamo da temperare, noi!

Il Nanni è un super-espertone, e non solo delle tecniche: la prima parte del corso è consistita in un seminario very professional sulla storia del cioccolato, sulle tecniche di produzione e sulla degustazione, con tanto di slide e video.
Ci ha faccio assaggiare certi cru e grand-cru! Nemmeno parenti del cioccolato normale che si compra al super. Io che sono una fumatrice incallita, nonché una capra inveterata, il retrogusto di nocciole non ce l'ho sentito, ma vi assicuro che erano buonissimi.

Insomma, questo corso ve lo consiglio, con grande convinzione.

Ai prossimi cioccolatini!

Per resoconti più seri e divertenti, leggetevi quello del Nanni stesso, quello della Gaia profumata e quello di quel burlone dello Zio Piero.

Unico neo, le foto. Troppa pioggia, ma soprattutto, troppo impegnata a fare.
Ecco alcuni assaggi.

cioccolatini al cafféCioccolatini al caffé
Tanto per darvi un'idea di quanto si impara, cosa abbiamo fatto in questa incredibile giornata di corso?
  • Cioccolatini al caffé
  • Cioccolatini al cocco
  • Cioccolatini al Grand Marnier
  • Cioccolatini alla nocciola
  • Boeri
  • Tartufi
  • Scorzette di arancio candite
  • Decorazioni varie
Ditemi voi se non ne vale la pena!

Rotolini di cioccolatoI mitici rotolini da decorazione

Istantanee che non dimenticherò:

"Spatola spatola!" (il Nanni, in continuazione)
"Vedi... questi forellini... Il temperaggio non è venuto bene! Rifare!" (Sempre il Nanni, a fronte di dei segni delle dimensioni del micron sui nostri cioccolatini)
"Hem... quella sarebbe la sesta, non la retromarcia...!" (lo Zio Piero sconvolto dalla mia guida)
La Gaia profumata che alla fine non stava più in piedi dalla stanchezza.
"Dove hai comprato questi cioccolatini?" (mio marito, alla vista del vassoio che avevo riportato dal corso)
"Non ci credo che li hai fatti tu, non è possibile" (una mia amica, che non ci ha creduto finché non le ho fatto vedere le foto... al che mi ha proposto di mettere su insieme un negozio :-) )

E dello splendido vassoio che ci siamo portati a casa, cosa è rimasto, a tre giorni dal corso?

vassoio vuotoTracce di cioccolata

domenica 21 novembre 2010

Panini semidolci morbidissimi senza glutine per una colazione domenicale

panini semidolci
Era tanto che volevo fare i panini semi-dolci delle Simili.

L'altro giorno ho provato a fare i panini mignon che avevo letto da Anna, ma usando il lievito madre al posto di quello di birra. Sono venuti ottimi, però non mi aveva convinto al 100% l'utilizzo del lievito madre per questo tipo di ricette, nelle quali mi sono convinta di preferire la sofficità che conferisce agli impasti il lievito di birra.

Poi nella nostra bibbia celiaca ho trovato pure la ricetta già riadattata da Felix dei panini semidolci, bisognava che mi decidessi. E infatti...
Alla fine poi ho fatto alcune modifiche alla ricetta, mescolando i panini di Anna a quelli semidolci standard, e siamo entusiasti. Dico siamo perché su questi paninetti, che somigliano veramente molto ai panini al latte da sandwich, si sono avventati tutti i famiglia, mia figlia che se n'è sbafati due dopo cena (!!!!) con il prosciutto cotto, io con la marmellata, mio marito e il piccolo in purezza. Devo dire che nuovamente la figlia si rivela una buongustaia, infatti secondo me il prosciutto cotto è la morte sua.
Insomma, li farò e li rifarò, sono una risorsa fantastica, davvero di una morbidezza e di un profumo inusitati.

Come farina ho usato l'ormai famoso mix di farine dietoterapiche per pani dolci e brioche dolci e salate senza glutine e il risultato si vede. Ho fatto due piccole modifiche: ho usato la Glutafin al posto della Pandea, la preferisco, sia come retrogusto che come consistenza dell'impasto.

Dalla ricetta originale ho omesso il latte in polvere, visto che sia la farina Coop che la Glutafin lo contengono, ho sostituito parte dell'acqua con il latte, ed ho aggiunto il glucosio.

P.S. Il food styling, come va di moda dire, è di mia figlia che ultimamente si è appassionata e quando vede che sto per fare le foto si offre sempre come assistente, ormai competentissima :-)

Panini semidolci delle Simili senza glutine alla mia manieraIngredienti
  • 500 g di farine dietoterapiche per impasti dolci lievitati (280 g di Coop, 120 g di Agluten per pane, 100 g di Glutafin select)
  • 10 g di lievito di birra secco
  • un cucchiaino di zucchero di canna
  • 250 ml di acqua
  • 100 ml di latte + quello per spennellare alla fine
  • 40 gr zucchero
  • 20 g di glucosio in polvere
  • 50 gr di burro
  • 25 g di strutto
  • sale
  • un tuorlo d'uovo
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

    Ho preparato il lievitino: ho sciolto il lievito di birra in 140 g di acqua tiepida, ho aggiunto un cucchiaino di zucchero di canna, 150 g prelevati dal mix di farine ed ho lasciato lievitare per un paio d'ore, fino al raddoppio.

    Ho mescolato le farine, lo zucchero, il glucosio, un pizzicone di sale e vi ho amalgamato 100 ml di acqua e 100 ml di latte tiepidi, il burro morbido e lo strutto.
    Ho mescolato bene e poi ho incorporato a questo impasto, un cucchiaio alla volta, il lievitino.
    Ho impastato bene, e ho lasciato riposare nel forno con la sola lucina accesa fino al raddoppio (un paio d'ore).
    Ho sgonfiato l'impasto sulla spianatoia leggerissimamente infarinata, l'ho arrotolato a dargli la forma di un lungo rotolo e ne ho ritagliato dei pezzi da circa 60 g, che ho impastato ben bene, e li ho messi a rilievitare sulla teglia coperta da carta forno, avendo cura di mettere la "chiusura" sotto. Ho aspettato fra lilleri e lalleri un'altra oretta e li ho spennellati con il tuorlo d'uovo sbattuto nel latte.
    Nel frattempo avevo preriscaldato il forno a 220°, quando ha raggiunto la temperatura li ho infornati per 15/20°.
    Unico mio errore infornarli troppo in alto, per distrazione, hanno assunto un colore un po' troppo scuro, ma in realtà sono veramente morbidi.


    Li ho infornati per una ventina di minuti.

    martedì 16 novembre 2010

    Ode alla polenta (e spezzatino)

    polenta e spezzatino
    Tempo fa facevo la lagna sulla banalità delle ricette che vi propino, e voi siete stati così carini da incoraggiarmi, dicendo che va benissimo così, e che o' famo strano non è d'obbligo, ma anzi le ricette della propria tradizione culinaria sono quelle da condividere nei nostri spazi, che diventano così una finestra sulla vita quotidiana di molti di noi.

    Mi avete convinto!

    E così vado ad ammannirvi, o a propinarvi, a seconda delle opinioni, una delle ricette topiche della mia famiglia, o meglio di quella parte della mia famiglia che viene dal Trentino.

    Lo spezzatino con la polenta per me vuol dire nonna, prozie, profumi di casa. Vuol dire vacanze d'estate in montagna, o Natali imbiancati di neve.

    In effetti lo spezzatino pur essendo un piatto nazionale, o anche trans-nazionale, in Trentino è una vera tradizione, lo trovi quasi ovunque, dal rifugio in montagna, dove è un must irrinunciabile, al ristorante di città, e soprattutto lo trovi in tutte le case, servito assieme ad una fumante polenta. È un piatto molto conviviale, e quando lo vedo in tavola a me si scalda il cuore.

    Vi do la mia ricetta, o meglio la mia non-ricetta, come lo faceva mia nonna soprattutto la mia prozia, che dello spezzatino era una vera maestra.
    Unica piccola variazione sul tema, che in casa nostra andava per la maggiore, la polenta fatta con un mix di farine: gialla bramata, a grana grossa, e di grano saraceno, il cui retrogusto amarognolo le conferisce un sapore e una consistenza particolare.

    In alternativa si possono usare delle farine da polenta meno industriali, come ad esempio quella della Valsugana, da non confondere con il noto prodotto precotto col quale non ha nulla a che fare, oppure la farina di mais marano, rossiccia e dal sapore molto definito.

    In realtà questo post vuole essere anche un'ode alla polenta, cibo di cui non mi stanco mai.
    La dose che propongo per questa ricetta è abbondante per quattro persone.

    Probabilmente ne avanzerà. Per me il giorno dopo è quasi più buona di quella appena fatta. Si può pastrocchiarla in mille modi. Pasticciata con panna e ragù di salsiccia (piatto fusion fra Emilia e Trentino), con il formaggio fuso, al forno con le verdure, fritta, abbrustolita....

    Nei prossimi giorni ve ne proporrò uno squisito :-)

    Un'ultima notazione: quand'ero piccola, e davvero mia nonna la faceva nel paiolo sulla cucina economica, il paiolo veniva posto, una volta sformata la polenta, in un canto della cucina economica, e lasciato lì finché la polenta che era rimasta attaccata alle pareti si asciugava completamente, diventando croccante e squisita, ottima da sgranocchiare come spuntino accompagnata da una fetta di salame. O la mattina dopo ammollata nel latte.

    Spezzatino con polentaIngredienti
    • 800 g di spezzatino di vitella
    • farina di riso (¶)
    • 1 cipolla
    • vino bianco
    • olio EVO (burro)
    • sale
    • pepe
    • bacche di ginepro
    Per la polenta
    • 350 g di farina di polenta bramata (¶)
    • 150 g di farina di grano saraceno (¶)
    • acqua
    • sale
    • un bicchierino di grappa
    • burro
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
    Preparazione
    SpezzatinoPreparare un battuto di cipolla, e farlo appassire in una pentola con un po' d'olio (la ricetta vorrebbe il burro, ma ormai non lo usiamo quasi più...), senza imbiondire.
    Mettere nella pentola i pezzi di carne (non troppo grossi, dei cubetti di circa 2 cm di lato al massimo) e farla rosolare da tutti i lati. Questa è la caratteristica che distingue questo tipo di spezzatino dalla blanquette, in cui la carne non viene rosolata. ma cotta nei liquidi.
    Questa fase di cottura deve avvenire a fuoco allegro, in modo che la carne si rosoli ben bene, perché solo così avrà alla fine quel gusto saporito.
    Quando la carne è rosolata, aggiungere una bella spolverata di farina di riso, e far nuovamente cuocere qualche minuto a fuoco allegro affinché anche la farina prenda un bel colore dorato e un sapore grostinato.
    Versare un bicchiere di vino bianco, farlo sfumare, aggiustare di sale e pepe e quindi aggiungere acqua fino a coprire la carne. Mettere nella pentola anche tre o quattro bacche di ginepro schiacciate con il dorso di un cucchiaio.
    Incoperchiare, abbassare il fuoco al minimo e far cuocere a lungo, un'ora o più, finché la carne diventa morbida, ma non sfatta. Eventualmente, se il sugo dovesse asciugarsi troppo, aggiungere via via dell'acqua calda.
    Se alla fine l'intingolo fosse troppo poco, far abbrustolire un paio di cucchiai di farina di riso in una noce di burro, sciogliere con un po' di acqua tiepida, ed aggiungere allo spezatino:
    lo spezzatino dovrà avere un bel po' di intingolo, abbastanza liquido, per condire anche la polenta.

    Polenta
    Mettere a bollire in una pentola capace (il massimo sarebbe un paiolo di rame sulla cucina economica, ma vi assicuro che anche in una pentola normale su un fornello a gas viene buonissima) un quantitativo d'acqua pari a 4 volte il peso della farina, quindi nel nostro caso 2 l di acqua.
    Mescolare le farine.
    Quando raggiunge il bollore mettere nell'acqua un pizzicone di sale grosso, togliere una tazza d'acqua e tenerla da parte, e versare nella pentola a pioggia le farine, mescolando velocemente con la frusta a mano per non far venire grumi.
    L'acqua tenuta da parte andrà aggiunta solo se si ritiene che la polenta sia troppo dura, e questa è una valutazione da fare sulla base della propria esperienza.
    A questo punto si tratta solo di aver pazienza: la polenta deve cuocere a fuoco basso per almeno quaranta minuti, mescolando abbastanza spesso, finché il mestolo da polenta infilato nel mezzo non sta ritto da solo.
    Ho notato che più si scende a sud nella penisola più la farina da polenta diventa fine e il piatto morbido, quasi una minestra. Ecco, da noi no, la polenta dev'essere veramente soda!

    Quando è quasi pronta aggiungere una noce di burro e, così faceva mia nonna, un bicchierino di grappa. Mescolare bene, lasciare cuocere cinque minuti e quindi far riposare nel paiolo, a fuoco spento, per un'altra decina di minuti.
    Sformare sul tipico vassoio da polenta, e servire fumante accompagnata dallo spezzatino.

    Altri abbinamenti che valorizzano la polenta: stracotto, brasato, ma anche formaggio fuso. Io la adoro anche semplice, con una noce di burro e una bella spolverata di parmigiano.

    Per chi ha avuto il coraggio di ispirarsi alle mie ricette!

    torta amaretto

    Quando qualcuno rifa una "mia" ricetta, che poi di mio c'è poco, mi dà una gran gioia, anche se penso che ci voglia del coraggio ;-)
    Questo in effetti è proprio lo spirito con cui ho intrapreso l'avventura di questo blog, condividere, scambiare idee e pensieri, ampliare le nostre cucine.

    Ho così deciso di raccogliere qui i vostri contributi, a mo' di archivio, copiando spudoratamente l'idea da Sabrine di Fragole a merenda: spero che non me ne voglia.
    L'idea è quella di ringraziarvi per essere state/i così gentili e coraggiose/i.

    Ovviamente da sola riesco a mettere solo quelli che mi ricordo, segnalate pure nei commenti se avete provato una mia ricetta.

    Grazie a...

    Francesca Baroni che, via mail, mi ha spedito le foto del suo ciambellone allo yogurth profumato all'arancia e cannella (Ciambella allo yogurth)

    ciambella allo yogurth di Francesca
    Anna de Il ricettario di Anna (Pflaumen streusel)
    Torta streusel con marmellata di fragole e fragoline e frutti di bosco

    Clo di Briciole di Clo (Torta al cioccolato)
    Brownie per intolleranze... ma anche no!

    Anna Lisa di Senza glutine... Per tutti i gusti (Torta mimosa)
    La mimosa condivisa

    Elena di La celiaca pasticciona (Pancarré senza glutine)
    Pancarré senza glutine per gaia

    Anna Lisa di Senza glutine... Per tutti i gusti (Pan di Spagna)
    Il gaio Pan di Spagna... ovvero il Pan di Spagna di Gaia
    Torta Primavera

    Marina di Che mi dici? (Rotolo alla nutella)
    Rotolo dolce alla confettura

    Fabiana di Fabispaticcio (Kaiserschmarren)
    Kaiserschmarren alle mele profumata d'arancia (o alla mia maniera)

    Stefania di Cardamomo & Co. (Torta amaretto)
    La Torta Amaretto... proprio quella ce ci vuole

    Manu di Profumi e colori (Torta amaretto)
    Delizia alle mandorle o Torta Amaretto .......... gluten free

    ANTO:O) di Fare e disfare (Torta amaretto)
    Torta amaretto

    ANTO:O) di Fare e disfare (Pollo in fricassea con gli asparagi)
    Pollo in fricassea

    Felix/Olga di CeliachiaInSimpatia
    Petto di pollo in rosso

    Asa_ashel de La Caloria solitaria (cake all'arancia)
    Ciambella al melograno

    Barbara di Salt and Cocoa (cake all'arancia)
    Cake alla vaniglia e cannella

    Raffaella di Una celiaca in cucina (torta al cioccolato)
    Torta cioccolatosa senza glutine

    Stefania di Cardamomo & Co. (Cheese cake dell'agriturismo Aurora)
    Cheese cake ai mirtilli... e il ritorno di formaggi e scarafaggi

    Fabiana di Fabipasticcio, (pane con poolish)
    Che soddisfazione! Il pane senza glutine fatto in casa...

    Ally di Coccole di marzapane (fusilli pop-corn)
    Latterini fritti dorati e chicche

    Gaia di Profumo di mamma (fusilli pop-corn)
    Last minute snack e buon anno

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