sabato 27 novembre 2010

Chi le carote ferisce... di carote perisce! Povero coniglio...

coniglio alla cacciatora
Sono mesi che volevo partecipare all'MT Challenge di Menu Turistico ma poi arrivavo al mitico 28 del mese senza aver prodotto. Devo ammetterlo, questa sfida mi mette pure un po' di soggezione, tante food-blogger stellate tutte insieme, tanta inventiva, tanta creatività.
E poi la sfida non è la mia dimensione, mettermi in gioco non mi viene naturale, quindi, alla difficoltà specifica, si aggiunge una mia difficoltà esistenziale.

Però questa cosa mi sfrucugliava, mi sfrucugliava e mi sfrucugliava. Le vedevo divertirsi troppo, le ragazze (e i ragazzi) dell'MTC. E così questo mese ho deciso. Il dato è tratto.
Devo dire che Ginestra, la vincitrice dello scorso mese, ci ha messo più di uno zampino, scegliendo come ricetta di novembre il coniglio alla cacciatora (qui sua nella magistrale versione). Questa è infatti per me una ricetta del cuore. Una di quelle ricette che fanno casa, ricordi, famiglia. Quelle cose che piacciono a me, che mi smuovono le viscere nel profondo. Era un segno del destino, insomma.

La faceva sempre la mia mamma quando ero piccola, e come molti bambini storcevo sempre un po' il naso all'idea di mangiare il coniglio, così carino da vivo, e così pieno di ossicini nel piatto, però appena superata la diffidenza iniziale, il disappunto si scioglieva in quel mare di profumi.
Poi come talvolta accade mia mamma si è scordata della ricetta, che era della sua mamma, e della mamma della sua mamma... Io no invece, e ogni tanto ci ripensavo, a questo benedetto coniglio alla cacciatora ammannito insieme al suo stesso cibo preferito, che se ci pensiamo bene è un po' crudele...
Però lei se n'era scordata così bene, oserei dire l'aveva rimosso (chissà perché? chiameremo uno strizzacervelli per scoprirlo), che non c'era verso di estorcele la ricetta. O meglio la non-ricetta.
Poi ho avuto un'illuminazione: ma la mia zia ex cuoca, emiliana al 100%, la maga dei tortellini, possibile che non sappia come fare questo benedetto coniglio? Ella lo sapeva.

Ed eccolo qua :-)

Le dosi? Rigorosamente ad occhio. D'altronde, avete mai visto una zdàura emiliana di cinquant'anni fa prendere in mano una bilancia?

Ah.. Si era capito, vero?, che con questa ricetta partecipo all'MTC di novembre? ;-)

Segnalo anche che questa è una ricetta priva di ingredienti non solo senza glutine, ma anche senza rischi di contaminazioni. Insomma, se avete a cena un'amico celiaco e non sapete che fare, questa è una ricetta a stress celiaco nullo.

Coniglio alla cacciatora alla mia maniera (con le carote)
Ingredienti
  • 1 coniglio tagliato a pezzi
  • latte
  • 1 fetta di pancetta stesa alta mezzo dito
  • 1 cipolla grossa
  • 3 coste di sedano
  • 5/6 carote
  • pomodori pelati
  • vino
  • olio EVO (burro)
  • salamoia bolognese (sale con un trito di rosmarino, aglio e salvia, si trova già fatta ma io me la preparo da sola)
  • bacche di ginepro
  • foglie di alloro

Preparazione
Lavare i pezzi di coniglio ben bene e metterli a bagno, per una notte intera, in una ciotola coperti di latte. Come dice la mia zia, il latte ammorbidisce la carne e toglie il selvatico.

La mattina dopo, preparare un battuto fine con la cipolla, le coste di sedano, una carota e la pancetta stesa.
Mettere in una padella ampia un po' d'olio, e far appassire il battuto.
Quando comincia ad attaccare, sfumare con un po' di vino bianco.
Nel frattempo togliere i pezzi di coniglio dal latte e asciugarli bene con dello scottex.

Metterli nella padella con il battuto, insieme a un paio di foglie di alloro e 4/5 bacche di ginepro un po' schiacciate. Far rosolare bene a fuoco vivace da tutte le parti. Devono rosolare bene, altrimenti la carne finirà per sapere di poco.
Se si sbruciacchia un po', poco male.
Quando è ben rosolata, sfumare con un bel bicchiere di vino (rosso, bianco, quello che avete).
Mondare e tagliare a rondelle le carote restanti ed aggiungerle al coniglio.
Far insaporire un po' le carote, finché non sono un po' cotte, ma sempre al dente.

Salare con la salamoia ed aggiungere i pelati grossolanamente schiacciati con la forchetta.

Incoperchiare e far cuocere, a fuoco basso, finché il pomodoro non si è cotto e la carne ammorbidita.
È importante avere pazienza, perché non c'è niente di meno buono di un piatto del genere quando la carne è dura e il pomodoro ancora crudo, acidulo. Il pomodoro deve perdere totalmente l'acido, ed anzi diventare quasi dolce, al contatto con le verdure.

Servire accompagnato con polenta, oppure patate lesse, o purè di verdure, qualcosa che faccia da pane e simili, perché di fatto il contorno c'è già nella ricetta (non guardate la foto, le carote dovrebbero essere di più, ma le avevo finite).

giovedì 25 novembre 2010

Una domenica di cioccolato

Il gruppo del corso di cioccolato del nanni
C'ero anch'io, al corso di cioccolateria del Nanni.
C'erano anche la Gaia profumata, Stefania della Bottega delle bontà, Piero con i suoi pasticci, e poi Mirka e Bianca, mud'nais veraci (si scriverà così), Duccio e Gabriella, dall'aria sorniona, ed Eleonora. 9 + 1 (il grande Nanni) per un pomeriggio favoloso.

Ho fatto di tutto per esserci, l'ho pure costretto a spostare la data.

È stata un'esperienza mistica. Sono tre giorni che non parlo d'altro, a scuola, a casa, con gli amici.

Troppo divertente, troppo istruttivo, troppo goloso.

E dire (lo dico a voce bassa, che se mi sente il Nanni...) che a me il cioccolato mica fa impazzire... Ma lavorarlo con le proprie mani è tutta un'altra cosa!

Mai avrei creduto di imparare a temperare il cioccolato, troppo difficile.
E invece, merito della pazienza e della tenacia di un maestro veramente bravo e competente, ce l'abbiamo fatta.
Oddio, anche lo zio Piero è stato un grande assaggiatore, ci ha dato parecchi consigli utili... ;-)

Insomma, una giornata sì massacrante (dalle 9:30 alle 21:30, orario continuato!!!!) ma veramente produttiva. E per di più in un posto splendido, all'agriturismo Bellavista. Certo che se non avesse piovuto tutto il giorno.... In effetti, tanto tempo per guardarci intorno non c'era: avevamo da temperare, noi!

Il Nanni è un super-espertone, e non solo delle tecniche: la prima parte del corso è consistita in un seminario very professional sulla storia del cioccolato, sulle tecniche di produzione e sulla degustazione, con tanto di slide e video.
Ci ha faccio assaggiare certi cru e grand-cru! Nemmeno parenti del cioccolato normale che si compra al super. Io che sono una fumatrice incallita, nonché una capra inveterata, il retrogusto di nocciole non ce l'ho sentito, ma vi assicuro che erano buonissimi.

Insomma, questo corso ve lo consiglio, con grande convinzione.

Ai prossimi cioccolatini!

Per resoconti più seri e divertenti, leggetevi quello del Nanni stesso, quello della Gaia profumata e quello di quel burlone dello Zio Piero.

Unico neo, le foto. Troppa pioggia, ma soprattutto, troppo impegnata a fare.
Ecco alcuni assaggi.

cioccolatini al cafféCioccolatini al caffé
Tanto per darvi un'idea di quanto si impara, cosa abbiamo fatto in questa incredibile giornata di corso?
  • Cioccolatini al caffé
  • Cioccolatini al cocco
  • Cioccolatini al Grand Marnier
  • Cioccolatini alla nocciola
  • Boeri
  • Tartufi
  • Scorzette di arancio candite
  • Decorazioni varie
Ditemi voi se non ne vale la pena!

Rotolini di cioccolatoI mitici rotolini da decorazione

Istantanee che non dimenticherò:

"Spatola spatola!" (il Nanni, in continuazione)
"Vedi... questi forellini... Il temperaggio non è venuto bene! Rifare!" (Sempre il Nanni, a fronte di dei segni delle dimensioni del micron sui nostri cioccolatini)
"Hem... quella sarebbe la sesta, non la retromarcia...!" (lo Zio Piero sconvolto dalla mia guida)
La Gaia profumata che alla fine non stava più in piedi dalla stanchezza.
"Dove hai comprato questi cioccolatini?" (mio marito, alla vista del vassoio che avevo riportato dal corso)
"Non ci credo che li hai fatti tu, non è possibile" (una mia amica, che non ci ha creduto finché non le ho fatto vedere le foto... al che mi ha proposto di mettere su insieme un negozio :-) )

E dello splendido vassoio che ci siamo portati a casa, cosa è rimasto, a tre giorni dal corso?

vassoio vuotoTracce di cioccolata

domenica 21 novembre 2010

Panini semidolci morbidissimi senza glutine per una colazione domenicale

panini semidolci
Era tanto che volevo fare i panini semi-dolci delle Simili.

L'altro giorno ho provato a fare i panini mignon che avevo letto da Anna, ma usando il lievito madre al posto di quello di birra. Sono venuti ottimi, però non mi aveva convinto al 100% l'utilizzo del lievito madre per questo tipo di ricette, nelle quali mi sono convinta di preferire la sofficità che conferisce agli impasti il lievito di birra.

Poi nella nostra bibbia celiaca ho trovato pure la ricetta già riadattata da Felix dei panini semidolci, bisognava che mi decidessi. E infatti...
Alla fine poi ho fatto alcune modifiche alla ricetta, mescolando i panini di Anna a quelli semidolci standard, e siamo entusiasti. Dico siamo perché su questi paninetti, che somigliano veramente molto ai panini al latte da sandwich, si sono avventati tutti i famiglia, mia figlia che se n'è sbafati due dopo cena (!!!!) con il prosciutto cotto, io con la marmellata, mio marito e il piccolo in purezza. Devo dire che nuovamente la figlia si rivela una buongustaia, infatti secondo me il prosciutto cotto è la morte sua.
Insomma, li farò e li rifarò, sono una risorsa fantastica, davvero di una morbidezza e di un profumo inusitati.

Come farina ho usato l'ormai famoso mix di farine dietoterapiche per pani dolci e brioche dolci e salate senza glutine e il risultato si vede. Ho fatto due piccole modifiche: ho usato la Glutafin al posto della Pandea, la preferisco, sia come retrogusto che come consistenza dell'impasto.

Dalla ricetta originale ho omesso il latte in polvere, visto che sia la farina Coop che la Glutafin lo contengono, ho sostituito parte dell'acqua con il latte, ed ho aggiunto il glucosio.

P.S. Il food styling, come va di moda dire, è di mia figlia che ultimamente si è appassionata e quando vede che sto per fare le foto si offre sempre come assistente, ormai competentissima :-)

Panini semidolci delle Simili senza glutine alla mia manieraIngredienti
  • 500 g di farine dietoterapiche per impasti dolci lievitati (280 g di Coop, 120 g di Agluten per pane, 100 g di Glutafin select)
  • 10 g di lievito di birra secco
  • un cucchiaino di zucchero di canna
  • 250 ml di acqua
  • 100 ml di latte + quello per spennellare alla fine
  • 40 gr zucchero
  • 20 g di glucosio in polvere
  • 50 gr di burro
  • 25 g di strutto
  • sale
  • un tuorlo d'uovo
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

    Ho preparato il lievitino: ho sciolto il lievito di birra in 140 g di acqua tiepida, ho aggiunto un cucchiaino di zucchero di canna, 150 g prelevati dal mix di farine ed ho lasciato lievitare per un paio d'ore, fino al raddoppio.

    Ho mescolato le farine, lo zucchero, il glucosio, un pizzicone di sale e vi ho amalgamato 100 ml di acqua e 100 ml di latte tiepidi, il burro morbido e lo strutto.
    Ho mescolato bene e poi ho incorporato a questo impasto, un cucchiaio alla volta, il lievitino.
    Ho impastato bene, e ho lasciato riposare nel forno con la sola lucina accesa fino al raddoppio (un paio d'ore).
    Ho sgonfiato l'impasto sulla spianatoia leggerissimamente infarinata, l'ho arrotolato a dargli la forma di un lungo rotolo e ne ho ritagliato dei pezzi da circa 60 g, che ho impastato ben bene, e li ho messi a rilievitare sulla teglia coperta da carta forno, avendo cura di mettere la "chiusura" sotto. Ho aspettato fra lilleri e lalleri un'altra oretta e li ho spennellati con il tuorlo d'uovo sbattuto nel latte.
    Nel frattempo avevo preriscaldato il forno a 220°, quando ha raggiunto la temperatura li ho infornati per 15/20°.
    Unico mio errore infornarli troppo in alto, per distrazione, hanno assunto un colore un po' troppo scuro, ma in realtà sono veramente morbidi.


    Li ho infornati per una ventina di minuti.

    martedì 16 novembre 2010

    Ode alla polenta (e spezzatino)

    polenta e spezzatino
    Tempo fa facevo la lagna sulla banalità delle ricette che vi propino, e voi siete stati così carini da incoraggiarmi, dicendo che va benissimo così, e che o' famo strano non è d'obbligo, ma anzi le ricette della propria tradizione culinaria sono quelle da condividere nei nostri spazi, che diventano così una finestra sulla vita quotidiana di molti di noi.

    Mi avete convinto!

    E così vado ad ammannirvi, o a propinarvi, a seconda delle opinioni, una delle ricette topiche della mia famiglia, o meglio di quella parte della mia famiglia che viene dal Trentino.

    Lo spezzatino con la polenta per me vuol dire nonna, prozie, profumi di casa. Vuol dire vacanze d'estate in montagna, o Natali imbiancati di neve.

    In effetti lo spezzatino pur essendo un piatto nazionale, o anche trans-nazionale, in Trentino è una vera tradizione, lo trovi quasi ovunque, dal rifugio in montagna, dove è un must irrinunciabile, al ristorante di città, e soprattutto lo trovi in tutte le case, servito assieme ad una fumante polenta. È un piatto molto conviviale, e quando lo vedo in tavola a me si scalda il cuore.

    Vi do la mia ricetta, o meglio la mia non-ricetta, come lo faceva mia nonna soprattutto la mia prozia, che dello spezzatino era una vera maestra.
    Unica piccola variazione sul tema, che in casa nostra andava per la maggiore, la polenta fatta con un mix di farine: gialla bramata, a grana grossa, e di grano saraceno, il cui retrogusto amarognolo le conferisce un sapore e una consistenza particolare.

    In alternativa si possono usare delle farine da polenta meno industriali, come ad esempio quella della Valsugana, da non confondere con il noto prodotto precotto col quale non ha nulla a che fare, oppure la farina di mais marano, rossiccia e dal sapore molto definito.

    In realtà questo post vuole essere anche un'ode alla polenta, cibo di cui non mi stanco mai.
    La dose che propongo per questa ricetta è abbondante per quattro persone.

    Probabilmente ne avanzerà. Per me il giorno dopo è quasi più buona di quella appena fatta. Si può pastrocchiarla in mille modi. Pasticciata con panna e ragù di salsiccia (piatto fusion fra Emilia e Trentino), con il formaggio fuso, al forno con le verdure, fritta, abbrustolita....

    Nei prossimi giorni ve ne proporrò uno squisito :-)

    Un'ultima notazione: quand'ero piccola, e davvero mia nonna la faceva nel paiolo sulla cucina economica, il paiolo veniva posto, una volta sformata la polenta, in un canto della cucina economica, e lasciato lì finché la polenta che era rimasta attaccata alle pareti si asciugava completamente, diventando croccante e squisita, ottima da sgranocchiare come spuntino accompagnata da una fetta di salame. O la mattina dopo ammollata nel latte.

    Spezzatino con polentaIngredienti
    • 800 g di spezzatino di vitella
    • farina di riso (¶)
    • 1 cipolla
    • vino bianco
    • olio EVO (burro)
    • sale
    • pepe
    • bacche di ginepro
    Per la polenta
    • 350 g di farina di polenta bramata (¶)
    • 150 g di farina di grano saraceno (¶)
    • acqua
    • sale
    • un bicchierino di grappa
    • burro
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
    Preparazione
    SpezzatinoPreparare un battuto di cipolla, e farlo appassire in una pentola con un po' d'olio (la ricetta vorrebbe il burro, ma ormai non lo usiamo quasi più...), senza imbiondire.
    Mettere nella pentola i pezzi di carne (non troppo grossi, dei cubetti di circa 2 cm di lato al massimo) e farla rosolare da tutti i lati. Questa è la caratteristica che distingue questo tipo di spezzatino dalla blanquette, in cui la carne non viene rosolata. ma cotta nei liquidi.
    Questa fase di cottura deve avvenire a fuoco allegro, in modo che la carne si rosoli ben bene, perché solo così avrà alla fine quel gusto saporito.
    Quando la carne è rosolata, aggiungere una bella spolverata di farina di riso, e far nuovamente cuocere qualche minuto a fuoco allegro affinché anche la farina prenda un bel colore dorato e un sapore grostinato.
    Versare un bicchiere di vino bianco, farlo sfumare, aggiustare di sale e pepe e quindi aggiungere acqua fino a coprire la carne. Mettere nella pentola anche tre o quattro bacche di ginepro schiacciate con il dorso di un cucchiaio.
    Incoperchiare, abbassare il fuoco al minimo e far cuocere a lungo, un'ora o più, finché la carne diventa morbida, ma non sfatta. Eventualmente, se il sugo dovesse asciugarsi troppo, aggiungere via via dell'acqua calda.
    Se alla fine l'intingolo fosse troppo poco, far abbrustolire un paio di cucchiai di farina di riso in una noce di burro, sciogliere con un po' di acqua tiepida, ed aggiungere allo spezatino:
    lo spezzatino dovrà avere un bel po' di intingolo, abbastanza liquido, per condire anche la polenta.

    Polenta
    Mettere a bollire in una pentola capace (il massimo sarebbe un paiolo di rame sulla cucina economica, ma vi assicuro che anche in una pentola normale su un fornello a gas viene buonissima) un quantitativo d'acqua pari a 4 volte il peso della farina, quindi nel nostro caso 2 l di acqua.
    Mescolare le farine.
    Quando raggiunge il bollore mettere nell'acqua un pizzicone di sale grosso, togliere una tazza d'acqua e tenerla da parte, e versare nella pentola a pioggia le farine, mescolando velocemente con la frusta a mano per non far venire grumi.
    L'acqua tenuta da parte andrà aggiunta solo se si ritiene che la polenta sia troppo dura, e questa è una valutazione da fare sulla base della propria esperienza.
    A questo punto si tratta solo di aver pazienza: la polenta deve cuocere a fuoco basso per almeno quaranta minuti, mescolando abbastanza spesso, finché il mestolo da polenta infilato nel mezzo non sta ritto da solo.
    Ho notato che più si scende a sud nella penisola più la farina da polenta diventa fine e il piatto morbido, quasi una minestra. Ecco, da noi no, la polenta dev'essere veramente soda!

    Quando è quasi pronta aggiungere una noce di burro e, così faceva mia nonna, un bicchierino di grappa. Mescolare bene, lasciare cuocere cinque minuti e quindi far riposare nel paiolo, a fuoco spento, per un'altra decina di minuti.
    Sformare sul tipico vassoio da polenta, e servire fumante accompagnata dallo spezzatino.

    Altri abbinamenti che valorizzano la polenta: stracotto, brasato, ma anche formaggio fuso. Io la adoro anche semplice, con una noce di burro e una bella spolverata di parmigiano.

    Per chi ha avuto il coraggio di ispirarsi alle mie ricette!

    torta amaretto

    Quando qualcuno rifa una "mia" ricetta, che poi di mio c'è poco, mi dà una gran gioia, anche se penso che ci voglia del coraggio ;-)
    Questo in effetti è proprio lo spirito con cui ho intrapreso l'avventura di questo blog, condividere, scambiare idee e pensieri, ampliare le nostre cucine.

    Ho così deciso di raccogliere qui i vostri contributi, a mo' di archivio, copiando spudoratamente l'idea da Sabrine di Fragole a merenda: spero che non me ne voglia.
    L'idea è quella di ringraziarvi per essere state/i così gentili e coraggiose/i.

    Ovviamente da sola riesco a mettere solo quelli che mi ricordo, segnalate pure nei commenti se avete provato una mia ricetta.

    Grazie a...

    Francesca Baroni che, via mail, mi ha spedito le foto del suo ciambellone allo yogurth profumato all'arancia e cannella (Ciambella allo yogurth)

    ciambella allo yogurth di Francesca
    Anna de Il ricettario di Anna (Pflaumen streusel)
    Torta streusel con marmellata di fragole e fragoline e frutti di bosco

    Clo di Briciole di Clo (Torta al cioccolato)
    Brownie per intolleranze... ma anche no!

    Anna Lisa di Senza glutine... Per tutti i gusti (Torta mimosa)
    La mimosa condivisa

    Elena di La celiaca pasticciona (Pancarré senza glutine)
    Pancarré senza glutine per gaia

    Anna Lisa di Senza glutine... Per tutti i gusti (Pan di Spagna)
    Il gaio Pan di Spagna... ovvero il Pan di Spagna di Gaia
    Torta Primavera

    Marina di Che mi dici? (Rotolo alla nutella)
    Rotolo dolce alla confettura

    Fabiana di Fabispaticcio (Kaiserschmarren)
    Kaiserschmarren alle mele profumata d'arancia (o alla mia maniera)

    Stefania di Cardamomo & Co. (Torta amaretto)
    La Torta Amaretto... proprio quella ce ci vuole

    Manu di Profumi e colori (Torta amaretto)
    Delizia alle mandorle o Torta Amaretto .......... gluten free

    ANTO:O) di Fare e disfare (Torta amaretto)
    Torta amaretto

    ANTO:O) di Fare e disfare (Pollo in fricassea con gli asparagi)
    Pollo in fricassea

    Felix/Olga di CeliachiaInSimpatia
    Petto di pollo in rosso

    Asa_ashel de La Caloria solitaria (cake all'arancia)
    Ciambella al melograno

    Barbara di Salt and Cocoa (cake all'arancia)
    Cake alla vaniglia e cannella

    Raffaella di Una celiaca in cucina (torta al cioccolato)
    Torta cioccolatosa senza glutine

    Stefania di Cardamomo & Co. (Cheese cake dell'agriturismo Aurora)
    Cheese cake ai mirtilli... e il ritorno di formaggi e scarafaggi

    Fabiana di Fabipasticcio, (pane con poolish)
    Che soddisfazione! Il pane senza glutine fatto in casa...

    Ally di Coccole di marzapane (fusilli pop-corn)
    Latterini fritti dorati e chicche

    Gaia di Profumo di mamma (fusilli pop-corn)
    Last minute snack e buon anno

    sabato 13 novembre 2010

    Verrine di chantilly con Pan di Spagna senza glutine al cioccolato e spiaccichìs di cachi

    verrine chantilly e cachi
    Il virus ha colpito anche me! Una notte d'inferno, febbre e emicrania da non dormire.

    Era prevedibile, visto che ho tutta la famiglia stesa, bambini, mia mamma... Ci manca solo mio marito, che resiste strenuamente, forse giusto perché è stato via per lavoro e i suoi contatti con il virus sono stati limitati.

    Vabbé, con una mattinata di sonno ristoratore, il mal di testa tenuto a bada dall'Efferalgan, va un po' meglio. Scriverò un postarello giusto giusto per smaltire le decine di ricette che languiscono fra il computer e Flickr. Ne ho alcune addirittura dello scorso anno!!!
    Questa è recentissima, risale a a domenica scorsa, un nuovo tentativo di utilizzo dell'agar-agar e vari altri esperimenti, con in più un paio di cachi che non si sapeva bene cosa farne.

    Il risultato mi ha molto soddisfatto, anche esteticamente, e poi erano le mie prime verrine!

    Una spiegazione sullo spiaccichis: dicevo a mio marito il nome altisonante di questo esperimento, di cui faceva parte la coulis. "La couli-che?" E io a spiegare cos'era. "Ah! Uno spiaccichis, praticamente!"

    E quindi da adesso, spiaccichis sarà, forever and ever.
    Ben mi sta, così imparo a darmi delle arie facendo finta di saper cucinare.

    Verrine di chantilly con Pan di Spagna senza glutine al cioccolato e spiaccichis di cachiIngredienti
    Per la bavarese
    • 1/2 l di panna da montare
    • 3 uova
    • 300 ml di latte
    • 180 g di zucchero
    • 8 g di agar-agar in foglie
    • 1 stecca di vaniglia
    Per il pan di Spagna al cioccolato senza glutine
    • 45 g di fecola di patate (¶)
    • 45 g di farina di riso + quella per infarinare la teglia(¶)
    • 100 g di zucchero
    • 20 g di cacao amaro in polvere (¶)
    • 4 uova
    • 1 noce di burro per ungere la teglia
    Per lo spiaccichis di cachi e la composizione finale:
    • 3 cachi
    • 1 cucchiaio di zucchero
    • (agar-agar)
    • marsala
    • caffé
    • zucchero
    Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
    Preparazione
    Pan di Spagna al cioccolatoSeparare i tuorli dalle chiare.
    Montare i tuorli a lungo con lo zucchero, con le fruste, finché non "scrivono".
    Montare le chiare a neve ben ferma.
    Incorporare le chiare al composto di tuorli e zucchero, delicatamente, un cucchiaio alla volta.
    Setacciare la fecola e la farina di riso insieme al cacao amaro e incorporarli i un sol colpo al composto precedentemente preparato. Mescolare delicatamente, quindi stendere su una placca da forno coperta con un foglio di carta da forno imburrato e infarinato (con farina di riso), e far cuocere nel forno precedentemente riscaldato a 180° per 12 minuti.
    Togliere dal forno, staccare delicatamente dal foglio di carta da forno e far raffreddare.

    Bavarese allo chantilly

    Preparare la crema: separare i tuorli dalle chiare, che per questa preparazione non servono, e montarli con lo zucchero.
    Nel frattempo far bollire il latte con la stecca di vaniglia aperta. Quando ha preso il bollore, farlo riposare un po' e quindi aggiungerlo al composto di zucchero e uova, mescolando, e mettere il tutto sul fuoco basso basso, sempre mescolando, finché la crema non vela il cucchiaio.
    Mettere da parte.
    Nel frattempo polverizzare l'agar-agar con un tritatutto, e farlo scaldare in un pentolino insieme ad un po' di latte. Quando si è sciolto, amalgamarlo alla crema.
    Far raffreddare il tutto.
    Montare la panna a neve ben ferma, ed amalgamarla al composto precedente.
    Mettere in frigo.

    Composizione
    Prendere dei bicchierini (la dimensione dei miei era da vino, e con queste dosi ne ho preparati 14).
    Tagliare con un coppapasta di misura adeguata alle verrine dei cerchietti di pan di Spagna (il doppio del numero delle verrine).
    Mescolare una paio di tazzine di caffé freddo con un paio di cucchiai di marsala e uno di zucchero.
    Per ogni verrina imbibire senza esagerare un dischetto di pan di Spagna nel caffé al marsale, metterlo sul fondo della verrina, versarsarvi sopra un po' di bavarese, fino a raggiungere un terzo del bicchiere, poi un altro dischetto di pan di spagna imbibito, altra bavarese.
    Abbattere (wow! o smettiamo di fare la ganza!) in freezer finché diventa un po' consistente.
    Nel frattempo preparare lo spiaccichis: in pratica frullare, a freddo, la polpa dei cachi con lo zucchero.
    Se ce la volessimo tirare proprio dovremmo aggiungere 2 grammi di agar-agar polverizzato fatti sciogliere a fuoco bassissimo in un paio di cucchiai di acqua, al fine di ottenere una gelée, ma secondo me ci sta benissimo anche il semplice frullato, che in frigo poi si consolida un po' e acquista una consistenza perfetta.
    Estrarre le verrine dal freezer, versarvi sopra un cucchiaio di spiaccichis, rimettere in freezer per una mezzoretta, trasferire in frigo e servire, guarnito con i ritagli di pan di Spagna grossolanamente spezzettati.

    'Na squisitezza.

    Vado a misurarmi la febbre che è meglio.

    La ricetta è tratta dal mio libro, pubblicato da Giunti Editore.

    http://www.giunti.it/libri/cucina/pasticceria-gluten-free/

    giovedì 11 novembre 2010

    Senza parole ma con molti finocchi

    Urge un consuntivo di questa breve e travolgente avventura.


    Metti un finocchio a cena... Buon appetito Mr. B - Blogger contro l'omofobia

    Per fortuna che è stata breve altrimenti ci perdevo anche la salute, e non è il caso, visto che sono già abbastanza male in arnese.

    Che dire? Prima di tutto GRAZIE!
    Grazie
    • per le 130 ricette pubblicate
    • per i 40 post senza ricetta
    • a tutte le 200 e più persone che si sono prese la briga di aderire in un qualche modo
    E tutto questo in tre miseri giorni!
    I numeri di contatti ve li ha dati Norma, io so solo che di solito ho al massimo 100 lettori, e ieri ne ho avuti 1300. Lasciando perdere Andy Wahrol e i suoi cinque minuti di celebrità,
    credo che questo voglia dire che questa iniziativa ha stimolato qualcosa che c'era già, dentro le persone. Non è poca cosa, di questi tempi.
    Come una bottiglia di spumante, che sta lì buona buona ma se qualcuno toglie il tappo esplode.
    Ecco, c'era voglia, anche in questa nicchia della blogo-sfera che siamo noi food-blogger, che di solito non usciamo mai dal seminato, di esprimere il nostro dissenso, di dire la nostra sul quello che ci succede intorno. Mi ha fatto anche molto piacere che siamo riusciti a parlare anche con chi sta fuori dalla nostra nicchia, e a cooptare anche chi con i food-blogger non ha niente a che fare.

    Non è proprio il momento di essere contenti, fra clima che cambia, dissesto idro-geologico, incuria del patrimonio artistico, inciviltà e barbarie qui da noi e altrove.

    Però oggi è uscito un po' di sole ;-)

    Ho letto tutti i vostri interventi ed ognuno mi ha colpito, perché si capiva che dentro c'era un pezzo della vostra vita. Alcuni mi hanno commosso, altri mi hanno fatto ridere, altri ancora mi hanno comunicato una sana e irresistibile indignazione.

    Grazie a tutti, perché ieri ci siamo sentiti più arrabbiati ma meno soli.

    Si parla della nostra inizativa su...
    Da adesso ricomincio a lavorare, per le prossime ricette se ne riparla almeno la settimana prossima!

    P.S. Il post è un po' sconnesso, ma io sono molto stanca. Vado a mangiarmi lo sformato di finocchi avanzato da ieri :-)

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